Aziende

Bene le vendite Fiat in Usa, ma scoppia la grana qualità

Nei primi 5 mesi le consegne salgono del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Ma una ricerca tra i consumatori relega il marchio in fondo alla classifica

Un'immagine del Jefferson North Assembly Plant da dove escono sia i modelli Chrysler che Jeep destinati al mercato americano. (Credit: Geoff Robins/Afp)

Mentre Sergio Marchionne attraversa l’Atlantico per incontrare direttamente i rappresentanti sindacali della fabbrica Maserati di Grugliasco, in Usa scoppia la grana di J.D.Power: la più ascoltata società di ricerca Usa in campo automobilistico. A Grugliasco Marchionne si è lamentato dello sciopero di un’ora proclamato la settimana scorsa dalla Fiom e che ha impedito la produzione di 11 vetture. Il volo transoceanico è stato giustificato dal capo del gruppo Fca (Fiat-Chrysler Automobiles, che a ottobre si quoterà a New York) con il danno di immagine che questo sciopero ha provocato in America e, per questo, era necessario spiegare ai direttamente a chi a Grugliasco lavoro, quanto la decisione dello sciopero fosse stata grave . Qualunque danno d'immagine possa aver provocato uno sciopero di un’ora sarà sempre inferiore al danno d'immagine che hanno sortito i risultati della ricerca sulla qualità dei veicoli commercializzati in Usa nel 2014 che la J.D.Power realizza da 28 anni.

La metodologia della ricerca è molto semplice: viene sottoposto un questionario con 233 domande a 86mila acquirenti di un’auto nuova e gli viene chiesto, 90 giorni dopo l'acquisto, quali difetti hanno riscontrato. Il risultato è una classifica tenuta in gran conto dai giornali americani perché non viene compilata da esperti del settore ma dagli stessi consumatori in base alle loro risposte. Ed è da sempre anche un'utilissima indicazione per le industrie, che possono conoscere quali sono gli aspetti del prodotto che i consumatori apprezzano di meno.

L’Initial Quality Study del 2014 assegna il primo posto a Porsche, Jaguar e Lexus. A metà classifica ci sono Cmc, Ram (sempre del gruppo Fiat-Chrysler), Buick e Nissan mentre in fondo alla classifica ci sono due marchi del gruppo Chrysler, ovvero Jeep e Fiat. Chi ha comprato una Jeep ha detto alla società di ricerca di aver riscontrato 146 difetti mentre quelli che hanno comprato una Fiat hanno sostenuto di aver rilevato 206 difetti, un numero molto superiore alla media del mercato (116 difetti).

Peraltro proprio sulla Jeep Marchionne punta molto: nel piano industriale presentato a maggio a Detroit è previsto che diventi il vero marchio globale del gruppo con stabilimenti in tutto il mondo, Cina e Italia comprese. Solo in Europa il marchio dovrebbe passare da 54mila unità prodotte nel 2013 a 200mila nel 2018 mentre in Usa è previsto che la produzione passi da 789mila unità a un milione mentre le vendite globali sono previste in crescita da 732mila a 1,9 milioni di unità.

Parlando al giornale americano UsaToday, Doug Betts, vicepresidente della Chrysler con responsabilità sulla qualità del prodotto, ha spiegato che i consumatori chiedono sempre maggiore tecnologia, come ad esempio il riconoscimento vocale, e ritengono sia un difetto il fatto che l’auto non ce l’abbia mentre invece si tratta di una scelta industriale. Anche il design, molto italiano, potrebbe aver bisogno di più tempo per essere accettato dal consumatore americano il quale potrebbe aver indicato come "difetto" quello che è uno stile diverso da quello al quale è abituato. Nel frattempo, però, le vendite Fiat in Usa mostrano segnali molto positivi: le vendite dei primi 5 mesi del 2014 sono aumentate del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. 

@marcocobianchi

© Riproduzione Riservata

Commenti