Alitalia soffre. Di nuovo. Il 2016 si è chiuso con circa 400 milioni di perdite e una quota di mercato nazionale che si è assottigliata al 18%. E il 2017 non è iniziato certo in modo migliore, con stime che parlano di perdite da un milione di euro al giorno. Una vera e propria emorragia finanziaria a cui nessuno, almeno per il momento, sa con certezza come mettere un freno. Tantomeno James Hogan, il presidente e ceo di Etihad (che possiede il 49% di Alitalia), che ha annunciato le sue dimissioni a partire dal mese di giugno.

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Il piano industriale per il rilancio stenta a decollare. I paventati tagli per 2 mila persone sono stati stoppati dal Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda e il secondo appuntamento con i sindacati per la vertenza che riguarda proprio i tagli al personale si è risolto in un nulla di fatto. Anzi, nell'annuncio di una nuova tornata di scioperi. Ecco, giorno dopo giorno, come si sta evolvendo la situazione.

25 gennaio 2017
La strada di Alitalia porta dritta verso lo sciopero. È fallita oggi la seconda fase della procedura di raffreddamento della vertenza sulla compagnia aerea al ministero del Lavoro, preliminare alla proclamazione della protesta di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt e Ugl trasporto aereo. La prima fase della procedura si era chiusa negativamente venerdì scorso in azienda.

Nel corso della riunione al ministero del Lavoro, si legge nel verbale, "le parti si sono ampiamente confrontate" sul piano industriale, la disdetta del contratto nazionale di lavoro e la sua violazione nonchè quella degli accordi, ma all'esito dell'incontro "il ministero ha registrato l'impossibilità di pervenire a una soluzione conciliativa" e ha invitato le parti "a ridurre al minimo i disagi per l'utenza". Lo stesso verbale ricorda che la prima fase di raffreddamento si era svolta in azienda il 20 gennaio "con esito negativo".

I sindacati dovrebbero proclamare lo sciopero Alitalia tra oggi e domani mentre per il 23 febbraio è già in programma uno stop nazionale del trasporto aereo (Assaereo, Assaeroporti, Fairo, Assohandlers) proclamato sempre dalle stesse organizzazioni di categoria dalle 14 alle 18.

24 gennaio 2017
Intanto James Hogan ha lasciato l'incarico di presidente e ceo di Etihad a partire dal 1 giugno del 2017. Con Hogan uscirà anche il cfo del Gruppo James Rigney ed entrambi entreranno in una compagnia attiva nel campo degli investimenti. L'annuncio in una breve nota di Etihad che ha precisato anche che è già cominciata la ricerca di un nuovo presidente e di un nuovo direttore finanziario.

Hogan guidava il gruppo emiratino da 11 anni avendolo trasformato da compagnia aerea locale in una realtà globale, con 7 compagnie partner e 120 milioni di clienti l'anno. Un lavoro realizzato con una attiva politica di acquisto di compagnie da ristrutturare e da portare in utile e che aveva però subito una battuta d'arresto negli ultimi anni. Ad incidere sia le forti perdite di Airberlin (la compagnia tedesca di cui Etihad detiene il 29,9%), che proprio nei mesi scorsi ha annunciato drastici tagli, sia la difficile situazione di Alitalia di cui Etihad ha il 49%.

E, nell'annunciare l'uscita del suo numero uno, Etihad ha ricordato il processo di transizione avviato proprio con Hogan un anno fa ed ha sottolineato la necessità di "un gruppo profittevole e della giusta dimensione". "Dobbiamo assicurare che la compagnia sia della giusta dimensione e nella giusta forma. Dobbiamo continuare a migliorare l'efficienza dei costi, la produttività e i ricavi. Dobbiamo sviluppare e modificare le partnership con altre compagnie anche se continuiamo a restare impegnati nella nostra strategia", ha detto il presidente del board di Etihad Aviation Group Mohamed Mubarak Fadhel Al Mazrouei. Nel comunicato il gruppo ricorda inoltre gli ultimi passi appena effettuati con progetto di una nuova compagnia aerea leisure con il gruppo tedesco Tui, i nuovi accordi di codeshare con Lufthansa e quello leasing tra Air Berlin e Lufthansa. "Come azionista di minoranza, inoltre Etihad sta partecipando attivamente nella seconda fase del piano di rilancio di Alitalia".

Proprio nei giorni scorsi Hogan aveva ribadito la strada di una soluzione tutta italiana per Alitalia, ricordando i 100 milioni di capitale fresco da poco iniettati nella compagnia e smentendo nuovamente un'ipotesi di alleanza con Lufthansa che si era riaffacciata nei giorni scorsi. L'a.d. di Alitalia Cramer Ball ha fatto il punto durante il cda della compagnia sulla revisione di costi informando di aver già avviato un piano di revisione dei costi con un risparmio (non relativo al personale) di almeno 160 milioni di euro nel 2017 mentre è cominciato il lavoro dei due advisor, Kmpg e Roland Berger per una valutazione indipendente del piano di rilancio.

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