Va in scena oggi, 22 agosto, sull'isola di Ventotene, il vertice trilaterale tra il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il Presidente francese François Hollande. Dopo la traumatica uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, i tre Paesi "forti" si consultano in un meeting estivo con l'obiettivo di mettere a punto le contromosse per far uscire la UE dalla profonda crisi di fiducia che spazza il continente da nord a sud.

Perché Ventotene?
Situata nel Mar Tirreno, al largo della costa di Lazio e Campania, l'isola di Ventotene è conosciuta soprattutto perché dal 1930 fu sede di una colonia di confino politico del regime fascista.

Per le sue ridotte dimensioni e la scarsa accessibilità delle sue coste, fu scelta per ospitare una vera e propria cittadella confinaria, in cui concentrare i più pericolosi avversari del regime. Costituita da 12 padiglioni, di cui uno destinato alle donne, uno ai tubercolotici e un’infermeria, era sorvegliata da più di 350 militari per una popolazione che arriverà a 800 confinati.

Gli antifascisti più celebri vi giunsero a partire dal 1939, dopo il ridimensionamento della colonia di Ponza. L'isola divenne una sorta di laboratorio culturale della minoranza partigiana: uno dei luoghi in cui si forgiarono politicamente molti protagonisti della futura Repubblica. Tra gli altri, vi furono isolati Umberto Terracini, Sandro Pertini, Riccardo Bauer, Giuseppe Di Vittorio e gli autori di quello che sarebbe diventato celebre come Il Manifesto di Ventotene: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni.

«La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita.» L'incipit del Manifesto di Ventotene, Per un'Europa libera e unita

Il Manifesto
Federale, unita, libera e pacifica: è così che tra il 1941 e il 1944, questo piccolo gruppo di antifascisti - perseguitati e confinati dal regime fascista, ma eretici anche per i compagni del fronte antifascista, per il loro dichiarato anticomunismo - non solo sogna, ma inizia a pre-figurare l'Europa che dovrà nascere dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, redigendo il Progetto di un Manifesto per un’Europa libera e unita.

Frutto del dibattito e del contributo anche di altri intellettuali e dirigenti politici confinati a Ventotene, fu scritto su cartine di sigarette, arrotolate e raccolte in scatole di fiammiferi e in seguito portato in continente da Ursula Hirschmann (già moglie di Eugenio Colorni e poi divenuta moglie di Ernesto Rossi), dove verrà diffuso, ciclostilato e pubblicato in clandestinità da Eugenio Colorni, diventando il riconosciuto testo fondamentale del Federalismo europeo.

Per gli Stati Uniti d'Europa
Nell'edizione del 1944, Colorni lo strutturò in 3 capitoli, preceduti da una sua prefazione: (1) La crisi della civiltà moderna e (2) Compiti del dopoguerra. L'unità europea, interamente elaborati da Spinelli; e (3) Compiti del dopoguerra. La riforma della società, redatto da Spinelli e Rossi.

A seguito delle letture di articoli di Luigi Einaudi e avendo a modello Per la pace perpetua di Kant e la teoria istituzionale del federalismo statunitense di James Hamilton, il Manifesto disegnava il progetto di un'Europa unita in senso federale, che superasse le sovranità assolute degli Stati nazionali: unica soluzione praticabile per evitare nuovi periodici conflitti, garantendo pace e prosperità al continente e, in prospettiva, al pianeta intero.

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