Gabriella Valera Gruber: "La creatività è la mia sfida" - Intervista

Tra multiculturalità e la nuova edizione del Forum Mondiale dei Giovani: il momento d'oro dell'artista, fondatrice del premio artistico internazionale "Castello di Duino"

Forum Mondiale dei Giovani - Trieste

Gabriella Valera Gruber con i suoi giovani – Credits: Ufficio Stampa Poesia e Solidarietà

Abbiamo avuto poco tempo, ma è stato prezioso.

Un viaggio quello di Gabriella Valera Gruber, per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso.

La vita della docente dell’Università di Trieste è un viaggio e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questa intervista, la nostra Artista raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni della poesia alla scoperta della nuova edizione del Forum Mondiale dei giovani, dal multiculturalismo alla Trieste dei giorni nostri. Dalle parole di questa breve intervista la nostra protagonista ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere la fiducia negli altri, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.

Essere Gabriella Valera Gruber è facile oppure difficile?

Una domanda veramente impegnativa per aprire un'intervista. Porto con me la responsabilità di quello che sono e che sono diventata negli anni: con la ricerca e il lavoro, nella solitudine e nel molteplice incontro con le persone. Porto con me la responsabilità di una visione molto ampia, di un argomentare che mi viene da tanti studi, la responsabilità di dovermene fare carico con piena convinzione scientifica e pur con il dubbio che contraddistingue il mio pensiero ‘laico’ di ricercatrice pura. Questo è difficile: vivere contemporaneamente la convinzione e il dubbio, essere coerenti in questa posizione e farla diventare lievito della cultura.

Racconta cosa di cui ti rende più orgogliosa oggi.

Forse il fatto di essere riconosciuta per questa mia integrità da molti amici, colleghi, e, soprattutto dai giovani cui credo di comunicare il mio profilo umano che è tutt’uno con quello professionale, il mio guardare a fondo nelle cose, la mia volontà e capacità di ascolto e di analisi, direi quasi di scandaglio, nei linguaggi di cui ci nutriamo.

Chi è il più giovane di voi, mentalmente?

Questa è una domanda buffa. Una volta un mio studente, incontrandomi all’ingresso del mio studio, si è rivolto a dei suoi amici che non mi conoscevano: “Ecco la ragazza più giovane dell’Università di Trieste” ha detto. Sarà vero?

Nell’era della multiculturalità e dell’integrazione tra i popoli, hai fondato il “Forum Mondiale dei Giovani” e il concorso internazionale “Castello di Duino” giunto quest’anno alla sua XII edizione, entrambi si tengono annualmente nella città di Trieste, dove vivi e insegni Storia Contemporanea all’Università di Trieste. Come spiegheresti in breve la scelta del linguaggio e della Poesia come ponte di solidarietà tra Oriente e Occidente?

Oriente e Occidente sono notoriamente delle costruzioni culturali incorporate in una formazione spaziotemporale.

E il dialogo?

Credo che possa decostruire questi edifici, senza distruggere nulla di quello che hanno in sé di straordinario e di buono ma semplicemente aprendo i loro spazi che li circondano in un libero gioco d'immagini e di forme. In questo senso il linguaggio della poesia e quello della riflessione dialogante sono i veicoli di grandi cambiamenti nel rapporto Occidente/Oriente come anche tra Nord/Sud del mondo.

Il tema scelto per la XII edizione del Premio Internazionale “Castello di Duino” è la costruzione della creatività. Che tipo di ruolo potrebbe avere la creatività per descrivere e cercare di ricavare una possibile soluzione alle ultime vicende legate alla migrazione africana e medio orientale?

Ho parlato del “gesto” della creatività, quasi una nuova genesi. Siamo in un mondo, dove immaginare forme di coesistenza è il vero compito. Immaginare non è rivolgersi all’utopia, o vagamente sperare: è definire luoghi da abitare, spazi e tempi da misurare con i ritmi della vita, rielaborare linguaggi scientifici nelle pratiche dei discorsi e delle realizzazioni, è passare dal formare al trasformare con sguardo limpido sui fini e sui confini delle cose che mediano i rapporti fra gli uomini. “Immaginare” è ritrovare il potere della cultura quando essa accoglie i molteplici risultati delle scienze e li riplasma nelle pratiche di vita e di cittadinanza.

È la creatività, la tua sfida più grande?

Credo proprio di sì, che questa sia stata e sia la mia sfida, restituire alla creatività la fisicità del suo gesto e la responsabilità del suo compito.

una possibilità per garantire la qualità sociale e la democrazia nel nostro Paese.

Sì, ma solo se ne comprendiamo tutto il disagio, tutta la difficoltà: nella parola e nella produzione di ‘cose’, nella ricerca di modelli e nella loro realizzazione. Essere creativi non significa essere genialmente al di fuori del normale habitus delle persone; significa la capacità e la volontà di scoprire o riscoprire, di individuare percorsi e possibilità. La creatività non coincide col gesto estetico ma con il tormento della ricerca quando trova l’oggetto ‘desiderato’, in altre parole la soluzione di quei problemi che la muovono. Anche l’arte, in questa prospettiva, dovrebbe ripensare il suo ruolo.

Interculturale?

Interculturale, certo: attraverso l’ascolto, la parola, il dialogo. Interculturale non solo nel senso consueto del termine.

Che intendi dire?

Intendo dire che spetta al gesto creativo, concretamente creativo, stabilire un dialogo fra saperi diversi, scientifici, letterari, politici, giuridici, tutti rimodellandoli come patrimonio delle persone e dei popoli, nel loro vivere e pensare.

Se la reazione del pubblico e dei tuoi “giovani” come ami definirli fosse un’emozione, quale sarebbe?

Una sola: sarebbe ‘Felicità’.

 

 

 

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