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Scrittura Industriale Collettiva, "In territorio nemico"

È la novità editoriale più interessante dell'anno, presentata al Salone di Torino 2013 sia nella tradizionale veste cartacea sia in versione digitale aumentata: un romanzo storico sulla Resistenza costruito attraverso un'inedita modalità di storytelling

In territorio nemico, particolare del disegno di copertina, © Agostino Iacurci

In territorio nemico è un'opera collettiva di 115 autori coordinati da Gregorio Magini e Vanni Santoni, scrittori e ideatori del metodo SIC - Scrittura Industriale Collettiva. Il progetto, presentato al Salone di Torino nel lontano 2007, è stato sviluppato nel corso di tre anni di sperimentazione che hanno fruttato alcuni "cortometraggi" narrativi a più mani e soprattutto la messa a punto di un canone. Altri tre anni di lavoro ha richiesto la "fabbricazione" di questo primo romanzo, ambientato in Italia fra l'8 settembre '43 e il 25 aprile '45.

Troverete in rete il giusto fermento intorno al libro e soprattutto alla sua genesi sperimentale. Il sito di Minimum Fax,  l'editore che ha dato sostanza all'idea trasformandola in un bell'oggetto come sempre affidato alla cura grafica di Riccardo Falcinelli, contiene una rassegna stampa a cui attingere per ogni curiosità. Ma se volete scoprire il dietro le quinte di questa inedita narrativa d'orchestra fate un giro sul sito di Scrittura Industriale Collettiva,  sui blog di Pinterest e Storify.  Si può seguire lo sviluppo del progetto nelle sue varie fasi, dal canovaccio iniziale alle schede grezze, fino al tour di presentazione. Si apprendono i dettagli dell'esperienza dalla viva voce di scrittori, compositori, revisori, traduttori, coordinatori, registi di un processo produttivo che deve parecchio alla tecnica cinematografica.

L'enorme quantità di materiale disponibile in rete, inedita applicazione di democrazia editoriale, dà l'idea di una catena di montaggio creativa che probabilmente non ha uguali nella storia della letteratura. Niente a che vedere insomma con le precedenti esperienze futuriste (Lo zar non è morto, 1929), educative anni Settanta (la Lettera a una professoressa degli allievi di don Milani nella scuola di Barbiana, 1976), cooperative e pseudoalternative al sistema (Luther Blisset Project , Wu Ming , anni 2000), che pure restano dei punti di riferimento nella fertile scena italiana.

Metodo, disciplina e lavoro maieutico. Magini-Santoni ribaltano il processo creativo di stampo romantico - quello che a scuola ci dicevano generato da un'unica, mistica scintilla - fabbricando ispirazione (alla resa dei fatti, incontrovertibilmente autentica) con il metodo del copia-incolla-seleziona. L'esito è un grande romanzo corale costruito su tre storie paradigmatiche che si ricongiungono solo alla fine. Matteo, ex ufficiale di marina, diventa anarchico e partigiano nel corso di un avventuroso viaggio da Napoli a Milano. Sua sorella Adele molla i panni della ragazza di buona famiglia per arruolarsi in fabbrica e poi nelle file dei Gap milanesi. Aldo, marito di Adele, si imbosca in campagna lasciandosi andare progressivamente all'inedia. Un plot di stampo cinematografico, anzi già bell'e pronto come sceneggiatura.

Con un ritmo ascendente e uno stile conciso e omogeneo, mai sopra le righe neppure durante le incursioni dialettali che anzi regalano ai dialoghi realismo e brillantezza espressiva, In territorio nemico non edulcora cupezze e contraddizioni, mantenendosi consapevolmente fuori dalla retorica sulla Resistenza. Nel buio della guerra civile la visione di un universo allo sbando, la miseria umana prima ancora della miseria materiale, provocarono un trauma collettivo. I tre protagonisti si ritrovano, soli, a condividere con la massa eterogenea di compatrioti gesti di coraggio e antica solidarietà umana ma anche il senso di colpa e disagio di trovarsi a casa propria come in territorio nemico. Il nazifascismo fu sottrazione del pensiero, angoscia senza nome in sembianze demoniache. Un sentimento che ancora oggi condiziona di fronte a istanze revisioniste capaci di trasformare in ideologia l'orrore.

Benvenuti allora in questo libro i pensieri che fanno rumore. Il disfarsi della bruma che a volte ottunde i boschi della memoria. Le testimonianze private, vitale radice di quest'opera, avrebbero potuto rimanere spurie, in superficie. Invece il clan della Scrittura Industriale Collettiva non si è limitato a un severo controllo della verosimiglianza storica, a tradurre drammi privati in azioni, rastrellamenti, fughe, torture ed eccidi. Ha provato a seguire il seme della violenza archetipica attraverso la sua subdola opera di annichilimento della psiche umana.

"Il demonio. Talvolta è se stesso; talvolta vive in universale dispersione". Vengono in mente le parole lucide e terribili con le quali Arno Schmidt, primo scrittore tedesco a parlare dei campi di sterminio, raccontò nel 1947 il trauma esistenziale del fuggiasco nel breve racconto che dà il titolo alla sua raccolta d'esordio, appena ripubblicata a cura del professor Dario Borso: Leviatano o il migliore dei mondi . La maniacale abitudine del protagonista di Leviatano nell'annotare ogni sua riflessione durante la fuga somiglia all'ossessione che conduce Aldo all'autoisolamento e alla follia. Al gelo emotivo che si impossessa di Adele, quando vede negli ultimi importunatori occhi che luccicavano come "manicomi in fiamme".

Il Malvagio scava nei rimorsi di Matteo, Adele, Aldo, tre figli della piccola borghesia settentrionale, determinando per ciascuno un percorso diverso verso la liberazione ma un esito psicologicamente simile. Pessimismo, depressione, sconfitta nella vittoria. Brividi di rabbia odio pietà terrore incredulità e (di)speranza. Davanti un futuro nebuloso, un'idea di libertà troppo vaga e comunque da guardare con occhi per sempre mutati. Ma che ti aspettavi? In mezzo ai festeggiamenti, Matteo "presentiva la storia ritirarsi dalla vita di ognuno, espulsa dalla brama di quotidianità".

Scrittura Industriale Collettiva
In territorio nemico
Minimum Fax
308 pp., 15 euro

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