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Santi Urso, "Exit": come si esorcizza la paura della fine

Trapassi d'autore: quando non solo la vita, ma anche la morte è un romanzo

La cover di Exit – Credits: Ufficio stampa

Il tema è difficile, ma non banale. Soprattutto è universale: la morte, ahinoi, riguarda tutti. Che si creda in un aldilà oppure no, poco importa: questo passaggio (a miglior vita?) c'è per tutti, semmai è diverso il modo di affrontarla. Se è vero che la paura della morte e soprattutto del suo arrivo hanno sempre tolto il senso alle spiegazioni che di essa si danno (sonno, passaggio, liberazione) molto più interessante è vedere come questa è stata raccontata. Soprattutto se le parole sono d’autore.

Alcuni hanno provato a esorcizzarla sdrammatizzando con l’ironia di un calembour. Gino Patroni parafrasò Cesare Pavese ("Verrà la morte e avrà i tuoi occhi") con un caustico "Verrà la morte e avrà i tuoi gnocchi". Salvatore Quasimodo ci riuscì con un semplice cambio di consonante ("Ed è subito pera"), ma pensare alla morte è un inno alla vita e alla gioia di vivere.

E se credete che sia un paradosso, leggetevi questo volumetto curato da Santi Urso. Gia dalle prime righe della sua prefazione vi potete fare un’idea di come tutto ciò sia possibile:da Edgar Allan Poe a Ernest Hemingway, da Kostantinos Kavafis a Dino Risi, da Totò ad Alda Merini, ognuno a suo modo ha provato a descrivere l'evento.

Ed  ecco che come per magia, queste pagine diventano un viaggio nel tempo. Un botta e risposta cronologicamente impossibile che però dà anche la misura dell’universalità (e ineluttabilità) del tema. «Pensa sempre alla morte se non vuoi mai temerla» scriveva Seneca a Lucilio. Con qualche millennio di ritardo risponde oggi Woody Allen: «Non è che io abbia paura di morire, è che non vorrei essere lì quando succede».

Santi Urso

Exit

Zandonai

135 pagine, 12 euro

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