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Sangue, ossessione e tradizione: il Discorso sulla licantropia di Beavoys de Chauvincourt

La Vita Felice pubblica per la prima volta in Italia un pamphlet del ‘600 dedicato alla trasformazione degli uomini in lupi. Svelando una tradizione che affonda le sue origini nell’antico Egitto

La divinità egiziana Anubi (Credits: Flickr/alex105milano)

Più che un’ossessione, un incubo. “Sgozzano cani e bambini e li divorano con molto appetito, camminano a quattro zampe, ululano come lupi veri, hanno una bocca ampia, occhi di fuoco, zanne acuminate”.

Lo avrete capito: sono i licantropi. Ma la descrizione non arriva dal cinema o dalla fiction contemporanea. Porta la firma del demonologo francese Pierre Delancre, morto a Parigi nel 1630. Una delle tante conferme che il “loup-garou” ha una lunga e consolidata tradizione, che affonda la sua origine diversi millenni fa.

Due esempi su tutti. Il primo, dell’antico Egitto, riguarda la figura del dio Anubi, non a caso raffigurato come uno sciacallo, con corpo umano e testa canina. Il secondo, dell’antica Grecia, è meno noto e coincide con la rappresentazione della lupa Mormolice, incubo di madri e bambini  perché in grado di mutilare e azzoppare i bebè.

A rievocare la lunghissima ( e seducente) storia della trasformazione degli uomini in lupi è ora un libretto da poco pubblicato nella collana “La coda di paglia” edita da La Vita Felice.

Una presentazione, dicevamo, ad un trattatello mai pubblicato in Italia e intitolato Discorso sulla licantropia . A scriverlo, nel 1599, fu Jean Beauvoys de Chauvincourt. Il pamphlet, curato da Laura Nicora e con testo francese  a fronte, rivela le credenze ataviche nei confronti appunto degli uomini-lupo. Ma è godibile e prezioso anche per un altro motivo, quello cioè di rivelare l’importanza dell’ossessione collettiva in una società.

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