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Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank, l'ultimo libro di Nathan Englander

L'autore di Per alleviare insopportabili impulsi e Il ministero dei casi speciali torna con otto racconti spiazzanti incentrati sul mondo e sulla cultura ebraica

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank, particolare della copertina.

"Se poteste entrare nella mia testa di bambino e guardarvi intorno vedreste un mondo pieno di ebrei: i genitori, i bambini, i vicini, gli insegnanti... tutti ebrei, e tutti religiosi nello stesso modo. Ora guardate la casa della bambina cattolica sull'alto lato della strada. Cosa vedete? Una macchia indistinta? Uno spazio vuoto? Se non vedete niente, se la vostra risposta è niente, allora state vedendo quello che vedevo io."
(Nathan Englander, Tutto quello che so della mia famiglia dalla parte di mia madre).

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank ? Difficile pensare a un titolo più adatto per i racconti contenuti in questo libro. Si tratta di otto storie, pubblicate da Einaudi, incentrate sul mondo e sulla cultura ebraica vista da mille angolazioni. Tutte perfette, profonde, ironiche e sempre spiazzanti. A narrarle è Nathan Englander , ebreo di New York, classe 1970, considerato a ragione uno dei migliori scrittori ebrei americani delle ultime generazioni.

Nato e cresciuto in America, Englander ha passato un lungo periodo della sua giovinezza in Israele, e forse anche per questo è in grado di trasmettere perfettamente le ansie, i sacrifici, le paure e le aspettative degli ebrei di oggi. Il tutto è condito con un'ironia "dark" che avvicina molto il suo stile a quello di Philiph Roth e per certi versi ai film di Woody Allen. Non a caso viene ritenuto l'erede dei grandi scrittori della tradizione ebraico-americana come Isaac Bashevis Singer, Bernard Malamud e Saul Bellow.

I personaggi e le situazioni narrate da Englander sono molto varie, ma tutte giocate tra l'accettazione della tradizione ebraica e il suo rifiuto. Si parte con la storia che dà il titolo al libro, in cui due coppie - una americana e "mista" (moglie ebrea e marito gentile), l'altra di ebrei ultraortodossi (come dice il narratore della storia "una definizione che mi sembra un nuovo nome per un detersivo ORTHODOX ULTRA") organizzano tra loro uno strano gioco di società: si chiedono, nel caso in cui l'Olocausto dovesse ripetersi, quale cittadino non ebreo nasconderebbe una famiglia di ebrei oggi. Le conclusioni sono del tutto inaspettate e destabilizzanti. Sul sito di Einaudi è possibile leggerne un estratto .

L'autore procede poi con Le Colline sorelle, storia dura e rivelatrice in cui racconta scene di vita in Terra Santa dalla vigilia della guerra dello Yom Kippur al presente attraverso una vicenda di eredità e testamento che ha come protagoniste due donne. In Come vendicammo i Bloom a farla da protagoniste sono le violenze contro la comunità ebraica in una cittadina americana. Per difendersi da un antisemita, un gruppo di ragazzi ebrei va a scuola di violenza. Sono tutti così fieri di poter combattere che, quando Harold Bloom - uno di loro -  urina sangue, reagiscono all'incidente con una gioia surreale (“per noi fu come vedere l'acqua mutarsi in vino"). In Peep Show ci sono tutti i sensi di colpa di un avvocato di successo che, allontanatosi dal culto e recatosi in un peep show, invece di vedere giovani ragazze dimenarsi di fronte a lui immagina di trovarsi davanti il suo rabbino nudo e sua madre in reggicalze: una situazione che ricorda molto i film di Woody Allen (proprio Allen si chiama il protagonista del racconto).

Englander passa poi attraverso la sua storia personale, fatta di flashback, di nonni e di zii misteriosi, dalla quale emerge la necessità non individuale, ma universale di conoscere il proprio passato ed essere capaci di interpetarlo e metterlo in discussione (perché “se sei americano e non hai nessuna storia famigliare, se i tuoi più vivi ricordi d'infanzia sono le trame delle sit-com […], quelle sono le storie che racconterai”).

In ogni racconto l'autore conduce il lettore al di là del significato del singolo episodio. Mentre si legge, e ancor più dopo essere arrivati all'ultima pagina, il mondo dei personaggi delle storie diventa il nostro. I protagonisti siamo noi, con i vizi, le incertezze, le paure, la limitata visione della realtà che ci accompagnano. Quando ci rendiamo conto di tutto questo Englander è lì, pronto a darci la medicina per poter ridere amaramente di noi stessi. E l'impressione che resta in chi legge è che questi racconti lascino qualcosa, come solo i buoni libri sanno fare.

Nathan Englander, Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank , Einaudi, 2012, 193 p.

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