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Libri

Il cinema vuol dire, dizionario semiserio del grande schermo

L'autore Maurizio Porro racconta con sens of humour il significato di voci, slang, frasi, detti e battute legati ai maggiori film della storia

Giuseppe Tornatore

– Credits: La Presse

Una piccola enciclopedia dei principali termini legati al cinema. O forse un anti-dizionario umoristico che racconta attraverso termini, frasi, slang, battute, tutte o quasi, le curiosità sulla storia del grande schermo di ieri e di oggi. Questo potrebbe essere, in sintesi, Il cinema vuol dire... (edizioni Bompiani) scritto da Maurizio Porro e arrivato recentemente nelle librerie. L'obbiettivo è di avvicinare il lettore agli aspetti più caratteristici delle singole pellicole, attraverso elementi inediti ma anche attraverso battute classiche che magari si sono sentite ripetere decine di volte ma che non perdono mai la resa satirica. Un esempio? La sequenza Obiezione, vostro onore che compare quasi costantemente in alcuni generi di film. Maurizio Porro la analizza e ne descrive tutte le implicazioni a seconda delle situazioni in cui viene pronunciata. Ne scaturisce una vasta gamma di significati originali tutti da scoprire e riscoprire.

Ancora: il libro alla fine contiene un elenco di titoli di film sulla cui reale esistenza l'autore gioca sul filo dell'ironia, stimolando la curiosità e l'interesse del lettore. Segue un'antologia di memorabili foto di scena. Mentre la copertina del volume è una delle più note immagini del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, pellicola molto cara a Porro che vuole così comunicare il messaggio a cui tiene di più: il cinema è cultura, intelligenza, storia, buona recitazione, specchio dell'epoca che vuole descrivere, ma è anche leggerezza e ironia.

Con questo intento inizia e si compie il viaggio nella cinematografia internazionale: prima data il 1939, ultima il 2012. Un lungo intervallo di tempo durante il quale Porro analizza tutte le pellicole, dalle più prestigiose, quelle hollywoodiane, alle più recenti, senza trascurare i film che sono stati maggiormente influenzati dalla fiction televisiva e quindi hanno ritmi e stili diversi. Porro non li considera mai appartenenti ad un filone minore, dà loro la giusta importanza come espressione di una cinematografia più di massa che ha fatto sognare, ridere, appassionare, milioni di spettatori.

Da manuale dell'umorismo anche la parte dedicata ai tic degli attori, al dietro le quinte della lavorazione di molte pellicole, con i capricci delle star e gli imbarazzi delle attrici comuni. L'autore, in questo caso, si trasforma quasi in uno psicanalista e analizza i comportamenti umani e professionali degli artisti anche attraverso i tratti somatici. Ne scaturiscono quadretti di esilarante ironia che umanizzano atteggiamenti di esaltazione artistica, inserendoli in un'ottica di divertissement sempre intelligente.

Siamo in presenza di un libro che celebra il grande schermo in maniera originale e ironica. Il volume uscì per la prima volta nel 1979 per i tipi della Garzanti. Assieme a Porro ne era autore anche Giuseppe Turroni, successivamente scomparso. Dopo 33 anni Porro ha ripreso i contenuti del primo volume li ha rielaborati e aggiornati fino all'oggi.

Il cinema vuol dire...
di Maurizio Porro
edizioni Bompiani
pagg. 302, 13 euro

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