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Giancarlo Marinelli, siamo le "penultime labbra" di chi ci sta accanto

"Non conosciamo così a fondo chi amiamo". Intervista allo scrittore che nel suo nuovo libro intreccia mistero e amore

Giancarlo Marinelli

Giancarlo Marinelli – Credits: Foto di Robertino Tobaldo

Un aereo partito da San Paolo del Brasile precipitato, un messaggio entusiasta quanto misterioso lasciato sulla segreteria telefonica della moglie, Antonio Branco che annuncia di salire su quel volo maledetto ma che poi non risulta sulla lista di imbarco... Le penultime labbra (Bompiani, 308 pagg.) di Giancarlo Marinelli ha il montare lento prima e poi sempre più veloce degli intrighi, i dubbi si accavallano mentre al ritmo del thriller si intrecciano risvolti romantici e più intimistici.
A chi era veramente rivolto il messaggio telefonico di Antonio? È mai salito su quell'aereo e dove stava ritornando? Ma soprattutto, chi conosce veramente le pieghe del suo cuore? La sua consorte Giulia, il suo amico poliziotto, la madre fedele e stanca, il padre grande letterato che aveva rifuggito abbandonando così anche la sua passione per il mare? E intanto, mentre la vicenda si svolge, risuonano spesso i versi di Ungaretti e si tesse la storia di amicizia, rabbia e amore di due adolescenti.

Intervistiamo l'autore Giancarlo Marinelli che, quando lo raggiungiamo telefonicamente, sta lasciando la Calabria dove è appena andato in scena lo spettacolo teatrale che ha scritto e diretto The Elephant Man con Daniele Liotti e Debora Caprioglio. Instancabile lo scrittore drammaturgo. "Quante bisogna farne per vivere", replica lui simpaticamente.

Marinelli, ci racconti come è nato il suo ultimo libro?
"È nato in aereo, tornando dal Brasile dove ero andato per insegnare regia teatrale. Il volo incappò in straordinarie turbolenze, con tanto di mascherine per l'ossigeno calate giù. Accanto avevo una bellissima bambina brasiliana. Era spaventata. In quel momento ho pensato: le persone che resteranno saprebbero fare qualcosa per me? saprebbero entrare nel mio computer per recupere il testo che stavo scrivendo, cercare le mie cose? Saprebbero interpretare le mie ultime labbra, la mia volontà? Mi sono detto di no, non conosciamo poi così a fondo chi abbiamo accanto. Siamo sempre le penultime labbra di qualcuno. Alla bambina ho detto che se fossi sceso da quell'aereo ci sarebbe stata anche lei nel libro".

Da questa riflessione l'origine del titolo Le penultime labbra?
"È un’espressione che deriva dal mio libro precedente, Non vi amerò per sempre . Ho sempre l'abitudine di mutuare qualcosa dai libri precedenti".

Giuseppe Ungaretti e Il Dolore dominano le pagine del libro. Come mai?
"Ungaretti è un poeta che adoro e che non mi stanco mai di studiare e leggere. Quando vado a San Paolo per insegnare mi sento di essere sulle sue tracce. Il Dolore è la sua vetta: c'è un'insanabile frattura tra fede e rabbia per aver perso il suo figlioletto, ma c'è la speranza che l'annientamento della materia possa comunque trovare un'idea di trascendenza, di divinità. L'uomo sta in mezzo, in questa sua incapacità di decidere su come schierarsi".

Sono tante le coincidenze che si dipanano nella storia: così come Antonio Branco anche Antonietto, il figlio di Ungaretti, è morto a San Paolo, la ragazza del check-in trovata morta ascolta Debussy come il padre di Antonio… Alcune sono forse messe per aumentare la tensione, altre sembrano segni del destino, altre sono apparentemente senza un perché. Cosa rappresentano per lei le coincidenze?
"Ho voluto esagerare apposta nell'inserimento di coincidenze perché la vita ci mette sempre accanto ad esse. Nelle coincidenze ognuno ci legge ciò che vuole: il caso, la presenza di Dio, la proiezione inconscia della nostra volontà... A me è capitato che questi segni abbiano mi condizionato la vita. È grazie alle coincidenze o a presagi che ho evitato incidenti, che ho vissuto cose belle o schivato le brutte...".

Il mare è elemento amico quanto ostile. Antonio lo ama e lo rifugge. Il mare inghiottisce l’aereo che lo porta dal suo amore. E poi risuona Le mer di  Debussy… Che significato ha il mare?
"Il mare è un altro degli elementi che torna continuamente. Ho scoperto dai semiologi che mare e morte hanno la stessa origine. Come chi ama tanto la vita, sin da piccolo ho avuto un rapporto quotidiano con la morte. Sono ossessionato dalla morte e dal mare".

Come definirebbe Le penultime labbra? Un noir? Un thriller dalle sfumature romantiche?
"Mi interesserebbe venderlo quindi direi thriller", sorride Marinelli. "Anzi, specificherei thriller dell'anima: c'è una storiaccia di intrighi e omicidi, ma dentro c'è tutto il mio mondo. Da sempre adoro il mistero, i silenzi, la Londra vittoriana di fine '800, l'inverno piuttosto che l'estate...".

Lei è scrittore ma anche regista, sceneggiatore, drammaturgo… Quale attività la appaga (o paga) di più?
"Pagano tutti insieme", risponde ironico accettando lo scherzo. Poi facendosi più serio: "Scrivere libri e dirigere per il teatro sono due modi diversi di raccontare storie, ma di intensità simile. Il lettore che commenta il tuo libro o lo spettatore che applaude danno la stessa gratificazione".

Sta già lavorando a un nuovo libro?
"L'ho già in mente e ho già il titolo del prossimo libro, sarà L'ultima notte al mondo: mi è nato in stazione di notte, e c'era di sottofondo l'omonima canzone di Tiziano Ferro. Sarà una grande storia d'amore. Con qualche pennellata noir? In ogni storia d'amore ci sono sfumature noir. Inizierò a scriverlo in autunno, quando mi ritirerò tra 'le sudate carte'".

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