Fiat 1100 di Gisella Colombo e Carmelita Fioretto
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'Fiat 1100' di Gisella Colombo e Carmelita Fioretto. La recensione

Due vite, una donna. Due possibilità, ma forse due di un milione

Camparino è il luogo storico per Campari, simbolo stesso di Milano e dell'aperitivo nel mondo, proprio per questo fin da subito il progetto Camparino in Galleria mi ha dato la sensazione di essere diverso e avvincente, ho accettato di lavorarci con molto entusiasmo. Ugo Nespolo

Queste le parole che l’artista piemontese ha usato per reinterpretare in chiave moderna lo storico marchio simbolo dell’aperitivo milanese.
Vi domanderete: perché stiamo divagando quando dovremmo leggere di un libro? Semplicemente perché tutto in Fiat 1100 (Harlequin Mondadori) ha inizio in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, al Camparino.

Sono gli anni Sessanta, in una Milano che si sveglia al mattino accecata dalla luce che filtra dalle griglie di una casa di ringhiera, quella stessa luce che rimbalza poi sulle vetrate colorate del Duomo e finisce per far brillare il bicchiere di Campari durante una assolata domenica primaverile.

Una domenica mattina come tante altre, fatte di quei riti consueti che vanno dalla passeggiata in centro per fermarsi ad ammirare le vetrine sontuose dei negozi, un aperitivo veloce per passare poi in pasticceria per un cabaré di paste da portare al pranzo in famiglia.

Questa la routine di Anna con Guido, il suo fidanzato, prossimi alle nozze.

Se non fosse che…
Come nel cinematografico Sliding doors, cosa sarebbe successo nella vita di Anna se avesse dato un seguito a quella sensazione di soffocamento che la attanaglia da tempo?
Sarebbe uscita da una porta diversa e avrebbe preso il primo tram, avrebbe camminato e camminato per una città che l’avrebbe condotta, inevitabilmente, al suo destino.
André.

L’amore di una vita. L’amore della vita così diverso da Guido, così pieno di immagini e di parole che la conduce per mano in giro per il mondo nella sua nuova dimensione. Una dimensione che Anna non tarda a fare sua. E ad andare così avanti e diventare una nuova donna, forte, sicura e consapevole del sé.

Ci sono persone eccezionali che incontriamo nel momento sbagliato e ci sono persone che diventano eccezionali perché le incontriamo nel momento giusto.

Mentre la vecchia Anna?
Quella cui bastava sfiorare le vetrine di Ghidoli e rimanere affascinata da tutto quel lino che avrebbe inevitabilmente fatto parte del suo corredo, nella sua nuova vita?
Quell’Anna è uscita dal Camparino dalla stessa porta attraverso cui è entrata, a braccetto con Guido che la farà sua sposa, che le regalerà una vita serena e normale.
In questa vita Anna sarà moglie e madre. Senza scossoni.

Qual è veramente la sua vita, quale le appartiene e la marca? La prima, la seconda o altre legate ad una porta ad un tram ad un bar?

L’esperimento delle due autrici, Gisella Colombo e Carmelita Fioretto di scrivere a quattro mani è riuscito nel suo intento perché l’Anna che leggiamo a Milano ha un piglio totalmente diverso dall’Anna cosmopolita al seguito di André. È fin troppo facile tifare per una vita legata alla passione, in cui ogni nuova città significa ricominciare e crescere, intraprendere una strada che arricchisce, mentre l’Anna che resta a Milano appare, agli occhi di chi la legge, spenta, legata alla gioia delle piccole cose. Non ho amato quest’Anna, men che meno il mondo legato alle apparenze in cui si trova a vivere, le menzogne della madre, la cupezza del padre, le debolezza di Guido. Un mondo fin troppo fragile, in cui a farne le spese appare solo lei.

Fiat 1100
di Gisella Colombo e Carmelita Fioretto
Harlequin Mondadori, 2015
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