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Elegantissima, il design e la tipografia di Louise Fili

Pochi grafici dall’altra parte dell’Atlantico conoscono l’arte e la cultura italiana meglio di Louise Fili. Che si racconta in un volume pubblicato ora negli Usa

HEAD Elegantissima

Pochi grafici dall’altra parte dell’Atlantico conoscono l’arte e la cultura italiana meglio di Louise Fili. Figlia di genitori italiani, Louise nasce e cresce nel New Jersey. A sedici anni il primo viaggio nel Belpaese: è amore a prima vista. L’arte, la cultura e lo spirito dell’Italia le entrano nel cuore per non abbandonarla mai più nel corso di una carriera ormai trentennale che racconta nel volume Elegantissima , pubblicato negli USA proprio in questi giorni per i tipi della Princeton Architectural Press.

L’epifania all’inizio della sua carriera artistica avviene a Milano, davanti a un cartellone pubblicitario dei Baci Perugina. È un cartellone molto semplice, concettuale, poco comune all’epoca: raffigura una coppia abbracciata, intenta a baciarsi, mentre si staglia contro un cielo azzurro inchiostro. Niente cioccolatini, nessuno slogan che spieghi perché a quell’immagine vada associato il piacere del cacao. Eppure il messaggio non potrebbe essere più chiaro. Quel primo iconico, seminale incontro con l’arte (Nouveau) e la tipografia italiana segnerà per sempre la sua vita.

Siamo nei primi anni ’70, un’epoca in cui il “graphic design” non ha ancora trovato una sua collocazione all’interno del panorama creativo ufficiale e viene spesso derubricato come “arte commerciale”. Prima lo Skidmore College, poi la School of Visual Art a New York, uno stage al Museum of modern art, l’approdo nello studio di Alfred A. Knopf in qualità di disegnatrice di albi illustrati, infine l’incarico presso lo studio tipografico di Herb Lubalin. È la seconda importantissima tappa nella formazione di Louise. Sotto la guida di Lubalin scopre i font, le infinite sfumature di significato che possono portare, e soprattutto la loro intrinseca plasticità. La tipografia non sarà mai per Louise solo un elemento decorativo, ma il centro stesso della rappresentazione grafica.

Infine l’approdo in qualità di art director presso uno dei marchi più raffinati della Random House, la Pantheon Books  a quel tempo famosa tanto per l’ottima qualità dei titoli in catalogo (soprattutto romanzi di ricerca europei, una rarità in un’America sempre poco generosa nei confronti delle traduzioni) quanto per la prodigiosa mediocrità della sua linea grafica. Louise impone un cambio di passo decisivo: rifiuta lo stile gridato della grande editoria per concentrarsi su tipografia, iconografia vintage, ripresa degli elementi più vitali del patrimonio artistico europeo. Una cifra unica, riconoscibile, e subito apprezzatissima, a tal punto che nella società letteraria presto si parlerà di “Pantheonesque” (tanto in senso ammirativo quanto dispregiativo, tende a precisare l’autrice).

Infine arriva il caso Duras. Siamo nel 1985, Marguerite Duras è un’autrice quasi del tutto sconosciuta al pubblico statunitense e sulla pubblicazione di The lover non ci sono grandi attese da parte dell’editore: a Louise viene data carta bianca. Per la copertina cerca una soluzione evanescente e onirica selezionando un ritratto fotografico di una giovanissima Duras (quattordici anni appena) con gli occhi fissi all’obiettivo, un font esile e ombroso con forti ascendenze Deco, uno sfondo ocra spento. In pochi mesi è un best seller, il maggior bestseller per la Pantheon dai tempi del Dottor Zivago , e i critici più avveduti non mancano di elogiare la magnifica copertina di Louise. La linea grafica della Fili è ormai diventata un punto di riferimento per l’editoria progressista filoeuropea del Nuovo Continente.

Nel 1989 il grande passo. Louise apre uno studio mettendo al centro della sua attività la passione per la tipografia, il cibo, e tutto quanto è europeo (e, in special modo, italiano). I ristoranti, ad esempio. A New York un ristorante che abbia intenzione di fare sul serio (e non si apre un ristorante a New York se non si ha intenzione di fare sul serio) ha bisogno di un’identità forte. Questo significa il coinvolgimento di un designer per la progettazione del logo, dell’insegna, della grafica dei menu, dei biglietti da visita, e spesso perfino delle divise del personale. E chi, con la sua conoscenza della cultura, del design e del cibo europeo più adatto di Louise? Nel giro di pochi anni diventa il guru della ristorazione europea a Manhattan. Ma non solo. Le mail e le telefonate di colleghi in partenza per l’Italia si moltiplicano: tutti vogliono da lei un consiglio su cosa fare, dove mangiare e cosa vedere. Ed ecco allora che alle pubblicazioni accademiche sull’arte europea del primo Novecento cominciano ad affiancarsi una breve guida all’Italia per designer, una guida allo shopping fiorentino, e una vera e propria dichiarazione d’amore nel volume Italianissimo. The quintessential guide to what Italians do best.

Ma Louise Fili non è una guru dell’Italian style solo oltreoceano. È a lei infatti che Rizzoli, in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, ha voluto affidare la grafica dei dieci libri che hanno segnato la nostra storia. Dai Vicerè ai Promessi sposi , da Cuore a Pinocchio , un viaggio in cui a guidarci è un segno che più italiano non si può, un segno che porta la firma del New Jersey.

Louise Fili, Elegantissima. The design and Typography of Louise Fili, Princeton Architectural Press  

@GiulioPasserini

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