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"Il Don Chisciotte" di Pietro Citati

Parole e rettitudine linguistica senza dimenticare mail il codice cavalleresco

Sicuro, come Don Chisciotte, che «un libro è il migliore e il più sicuro amico», Pietro Citati sprofonda nel capolavoro cervantino, fatto «di sogno e di fumo», seguendo le gesta dell’eroe che la follia cavalleresca spinge alla ventura assieme al ventruto e salace scudiero Sancio. Dal combattimento con le greggi al bacilelmo di Mambrino, dalla grotta di Montesinos all’incantesimo di Dulcinea, la corporalità di Sancio fa da contraltare all’illusione platonica di Don Chisciotte, intenta a modificare la realtà a sua misura.

PERCHÉ LEGGERLO
Come Sancio Panza secondo Cervantes, Citati ama abbeverarsi con «grandi sorsate di parole» che scorrono copiose come vino. Ma, da critico avveduto, neppure nella parafrasi dimentica la sua missione di rettitudine linguistica, come Don Chisciotte non scorda mai il proprio codice cavalleresco.

«Il Don Chisciotte» di Pietro Citati
(Mondadori, 149 pagine,17 euro)

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