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Libri

Campiello 2012: Carmine Abate, 5 libri per (ri)scoprirlo

Con “La collina del vento” ha vinto la cinquantesima edizione del Campiello. Ecco i romanzi per conoscere Carmine Abate

Carmine Abate

Carmine Abate, vincitore del Campiello 2012 – Credits: ANSA/ANDREA MEROLA

È il protagonista dell’edizione 2012 del Premio Campiello : Carmine Abate è stato incoronato vincitore con il romanzo La collina del vento (Mondadori). Ieri, al Teatro La Fenice di Venezia, ha avuto ragione della concorrenza, formata dagli altri quattro finalisti . Il libro, l’avvincente saga di una famiglia del Rossarco (leggendaria altura a pochi chilometri dal mar Jonio), ha convinto i 273 lettori votanti del Premio, che l’hanno preferito a Nel tempo di mezzo di Marcello Fois (Einaudi), Più alto del mare di Francesca Melandri (Rizzoli), Il senso dell’elefante di Marco Missiroli (Guanda) e Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro (Feltrinelli).

Come un po’ in tutte le opere di Carmine Abate, anche ne La collina del vento, si ritrovano i temi delle radici, della cultura di origine, dell’attaccamento alla terra natìa.Sono argomenti molto cari all’autore, un attaccamento che è frutto delle sue esperienze e vicende personali, ricche di incroci tra culture diverse.

Abate nasce infatti nel ’54 a Carfizzi, un piccolo paese calabro di etnia arbëreshë . Terminati gli studi all’Università di Bari, raggiunge il padre emigrato ad Amburgo, dove, assunto come insegnante in una scuola per figli di migranti, trova anche il tempo di scrivere i primi racconti. Il suo rientro in Italia ha come meta Besenello, in Trentino, dove ormai da oltre dieci anni vive e insegna.

La sua bibliografia è composta da tredici opere, tra romanzi, raccolte di racconti, poesie e saggi. Oltre alla vincitrice del Campiello, ne abbiamo selezionate cinque per conoscerlo meglio.

I Germanesi (Rubbettino)
Un saggio uscito per la prima volta nell’84 in lingua tedesca, che narra la storia di una comunità calabrese emigrata in Germania. Un libro che può avvicinare tanti italiani che hanno vissuto o hanno conosciuto in famiglia l’esperienza dell’emigrazione per lavoro.

La moto di Scanderbeg (Mondadori)
In questo romanzo si incrociano Italia, Germania e Albania, le tre culture che hanno formato Abate. È la storia di Giovanni Alessi, uomo in fuga da ogni cosa: famiglia, paese, ricordi, lingua. Il rifugio prescelto è il paese teutonico, dove trova lavoro come spaccapietre. Ma la mente non può fare a meno di ripensare alla storia del padre morto, fatta di rivolte contadine nel Meridione italiano del Dopoguerra. Un padre “guerriero” , come il leggendario condottiero Scanderberg, eroe dell’indipendenza albanese.

La festa del ritorno (Mondadori)
Nel 2004 vinse il Premio Napoli, il Premio Selezione Campiello il Premio Corrado Alvaro. Si tratta di un romanzo di formazione, in cui il protagonista, Marco, 13 anni, inizia a raccontare la storia di sacrifici di suo padre Tullio, emigrato in Francia per fuggire dalle inesistenti possibilità lavorative calabresi.

Il muro dei muri (Mondadori)
Opera di esordio di Abate, scritta in tedesco negli anni Ottanta e tradotta in italiano solo nel 1993. I temi ricorrenti che compongono questo “romanzo a racconti” sono i conflitti generazionali, il razzismo, l’incontro/scontro tra culture diverse, gli immigrati italiani in Germania dalla “vita capovolta, con i piedi al Nord e la testa al Sud”.

Gli anni veloci (Mondadori)
I personaggi di questo racconto sono Nicola ed Anna, quattordici anni a testa. Si incontrano e si innamorano a Crotone. Lui vuol diventare un grande velocista, come Pietro Mennea, lei invece scrive lunghe lettere a Lucio Battisti, sperando che il cantante possa un giorno interpretare i suoi testi. Nonostante il profondo legame che li unisce, le strade dei due ragazzi si separano. Solo dopo tredici anni Nicola si rimette sulle tracce del suo amore, deciso a rivelarle un tormentoso segreto, non sapendo, però, che anche Anna ne custodisce uno molto importante.

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