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Arcobaleni sonori: James Doheny, "Radiohead - La storia le canzoni"

Aspettando la rock band inglese, il libro che ne svela tutti i segreti. Un reference curato, completo,  documentato, con quel pizzico di  ossessione e follia che lo fa sembrare  uscito dalla casa di produzione  del gruppo

Radiohead - La storia le canzoni, particolare della copertina (© Jason Moore/ZUMA/Corbis)

Autoesiliati dall'establishment, invisibilmente operosi a  costruire mondi rarefatti sul ciglio del futuro, i Radiohead bisogna  andarli a cercare, sobbarcandosi il carico di una sfida intellettuale.  L'attesa dei concerti italiani riprogrammati per settembre può essere  utilmente riempita con Radiohead  - La storia le canzoni (Giunti) di James Doheny,  scrittore e musicologo di Manchester. Un reference curato, completo,  documentato, con quel pizzico di ossessione e follia che lo fa sembrare  uscito dalla casa di produzione della band.

Da una quindicina d'anni i Radiohead sono la band più influente, colta, innovatrice del panorama musicale, ma di loro si sa praticamente nulla. Per studiarli ci voleva qualcuno capace di immergersi a capofitto in un mondo che pare uscito dalla penna di un Lewis Carroll sotto l'effetto di droghe sintetiche. Un tipo abbastanza maniacale da raccattare le schegge di una discografia che in vent'anni di carriera ha formato una sorta di immenso delta sonoro. E una volta messe insieme le canzoni, commentarle una a una, ricostruendone genesi, riferimenti, storie, sviluppi discografici, metamorfosi live. Bonus track, lati B, ghost songs, il magma impazzito dei remix: c'è tutto.

Ma non solo. Bisognava che fosse abbastanza ferrato di musica e cultura contemporanea da spaziare agilmente tra gli Smiths e Stockhausen, i Beach Boys e i Can, Igor Stravinskij e il krautrock, il Miles Davis di Bitches Brew e l'intera discografia Beatles, Charles Mingus e le avanguardie estreme della Mille Plateau , Frank Sinatra e i Joy Division, le colonne sonore dei B movie anni Ottanta e compositori classici come Oliver Messiaen e Krysztof Penderecki, Vangelis e John Cage, Blade Runner e il Mago di Oz, Luigi Nono e i Pink Floyd di Meddle e Atom Heart Mother, George Orwell e John Carpenter, la musicalità del flamenco e il pianto del blues, il contrappunto e il glissato, i ritmi obliqui e gli accordi diminuiti.

"I Kraftwerk in gita in India con George Harrison". Ci voleva uno con abbastanza fantasia megalomania e follia per dipingere con una suggestione le sensazioni di un brano Radiohead. Perché è sempre azzardato usare concetti come "facile" e "difficile" parlando di musica. Non sempre la musica etichettata come difficile lo è realmente, più spesso la parola nasconde il timore di non riuscire a comprenderla. Qui si familiarizza (o almeno ci si prova) con poliritmi e illusioni percettive, cut-up e autotuner, collage sonori e aloni vocali, loop, noises, feedback, cluster. Una grammatica ostica ma l'aritmetica è anche peggio: in Hail to The Thief 2+2=5.

Ci voleva un formidabile archivista, capace di raccogliere nel tempo una miriade di dichiarazioni, per decifrare testi e grafica: altra materia oscura più simile a un puzzle concettual/digitale che a una poetica coerente. Ma in tutti i casi nel libro è proposta un'analisi, una storia, un intreccio, addirittura uno schema per leggere l'album-archetipo Radiohead. Ci voleva uno che si desse la briga di raccontare chi erano il fisico sovietico Léon Theremin, inventore agli inizi del secolo scorso del primo strumento musicale elettronico, e il telegrafista/violoncellista Maurice Martenot, che ne seguì le orme dotando il theremin di una tastiera.

Tutto questo e non solo è "King of Limbs" James Doheny, l'unico fino ad ora capace di seguire in profondità le radici della carriera di un ensemble definito "l'anello mancante tra il mito dei Pink Floyd e le allucinazioni della nuova musica elettronica". Il suo libro è un reference in progress, in puro spirito Radiohead. Il Re dei Rami lo tiene continuamente aggiornato, arricchendolo strada facendo. Quella che trovate ora in libreria è una nuova edizione ampliata rispetto alla prima che uscì nel 2005.

A loro modo, i Radiohead sono un gruppo politicizzato che ha rivoluzionato l'industria musicale, facendola invecchiare di colpo. Nel 2000 tre settimane prima dell'uscita di Kid A spinsero i fans a scaricare l'album dal sito e a far circolare bootlegs gratuiti su tutti i loro siti web, dando la spallata definitiva all'impero di Napster. Nel 2007 In Rainbows fu il primo album autocommercializzato con la formula "paga quel che vuoi", poi via al concorso di remix per Nude (i fans potevano creare proprie versioni di pezzo a partire dalle basi di chitarra, batteria, archi e voci) e al tour con compensazione delle emissioni inquinanti. Nel 2009 vennero il video di House of Cards, realizzato in digitale senza telecamere, e quello di Live in Prague, bootleg realizzato a partire dalle riprese di 50 telecamere amatoriali disseminate in platea.

Superato il disorientamento, superata anche la cacofonia, si verrà ripagati da robot paranoici e strani pesci che si muovono in un Eden liquido dove ti vorresti trasferire. E soprattutto da melodie che ti entrano nel sangue "come quando prendi il raffreddore". To be continued.

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