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Cultura

Cervantes, confermato il ritrovamento dei resti

Sono nel convento madrileno delle Trinitarie Scalze a Las Letras. Gli esperti si dicono "quasi certi": manca infatti la possibilità di comparare il Dna

Sembrerebbero proprio di Cervantes i resti trovati nel convento madrileno delle Trinitarie Scalze.

"Siamo convinti che fra i resti recuperati, che sono molto frammentati e deteriorati, ci sia qualcosa di Miguel de Cervantes", ha assicurato oggi con l'aria solenne delle occasioni storiche Francisco Etxebarria, l'antropologo forense che coordina l'equipe di trenta esperti provenienti da tutta la Spagna.

"Tuttavia non lo possiamo affermare con assoluta evidenza scientifica", ha aggiunto, nel chiarire che alla conclusione si è giunti "alla luce delle informazioni di carattere storico, archeologico e antropologico raccolte". Ma le coincidenze "superiori alle discrepanze", secondo lo studioso, "fanno ritenere in termini ragionevoli che là ci sarebbe Cervantes".

Il materiale osseo, una mandibola e frammenti delle braccia e di un'anca, è stato individuato assieme, ma non vicino, a quelli della moglie di Cervantes, Catalina de Salazar, morta il 31 ottobre del 1626.
Dopo quasi 4 secoli i resti sono stati recuperati nella cripta del convento dove la salma dello scrittore - molto devoto all'ordine delle Trinitarie, dalle quali fu salvato dopo 5 anni di prigionia ad Algeri, seguiti alla battaglia di Lepanto - fu sepolto alla sua morte, avvenuta il 22 aprile del 1616.

Qui la salma fu trasferita nel 1673, al termine dei lavori di ristrutturazione della chiesa di San Idelfonso e del convento delle Trinitarie, ubicati nel cuore del quartiere de Las Letras di Madrid.

I frammenti del corpo di Cervantes non erano nel feretro contrassegnato dalle iniziali M.C. recuperato durante i lavori di scavo cominciati nel gennaio scorso, che è risultato contenere solo i resti di due bambini.

Come ha spiegato nella conferenza stampa l'antropologa Almudena Garcia Cid, i frammenti ossei, recuperati a grande profondità nel luogo individuato dagli esperti come il punto 32, erano frammisti a quelli di almeno cinque minori e dieci adulti, la cui morte risalirebbe alla stessa epoca.

La datazione
Per la datazione, è stato decisivo anche il ritrovamento di una moneta di 16 maravedis di Felipe VI e di vesti liturgiche e oggetti del secolo XVII.

Un caloroso applauso è partito dalla platea, affollata da decine di giornalisti, quando gli esperti hanno ringraziato le 13 monache di clausura delle Trinitarie Scalze per "la grande pazienza con cui hanno interrotto la routine della preghiera e del silenzio", perché il convento fosse trasformato in un laboratorio del Csi, e per le loro ave, che "hanno mantenuto la catena di custodia dei resti cervantini negli ultimi 4 secoli".

Impossibile trovare Dna da comparare
L'autore di Don Chisciotte della Mancia non aveva figli e l'unico familiare conosciuto era una sorella, sepolta nel 1623 in un ossario comune ad Alcala de Henares.

Da qui la difficoltà di comparare le tracce del Dna, seppure fosse ricostruito in laboratorio un profilo genetico, a partire dai frammenti ritrovati.

"Cercheremo comunque di estrarlo, seguendo l'esempio del Chisciotte contro i mulini a vento, tenteremo di realizzare un'utopia", ha assicurato Etxebarria.

Da parte sua, il sindaco di Madrid, Ana Botella, ha garantito che il Comune, promotore degli scavi, continuerà a finanziare l'equipe di ricercatori se il progetto avrà continuità nel futuro.

Aprire la cripta ai turisti
Intanto il primo cittadino ha già avviato contatti con l'arcivescovado, per aprire in un prossimo futuro la cripta alle visite dei turisti.
L'obiettivo è sfruttare l'intera operazione per valorizzare a fini turistici il 'Barrio de las Letras', un pugno di stradine nel cuore della capitale, dove il padre del romanzo moderno visse, condividendo onori e glorie con altri grandi delle lettere ispaniche, da Lope de Vega a Quevedo, da Gongora a Calderon de la Barca. Ma le sue furono piuttosto miserie, dato che, pur essendo autore del primo autentico best-seller delle lettere universali, scritto nel 1604 e letto all'epoca su larga scala grazie alla pubblicazione su stampa nel 1605, morì nell'indigenza.

Le avvenute di don Chisciotte e Sancho Panza arricchirono infatti il suo editore, per il cruccio perenne del novellista e poeta, che si sentì sempre un uomo maltrattato dal destino. E che nemmeno quattro secoli dopo la morte riesce a riposare in pace.

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