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Roberto Benigni su Rai 1: ma la Costituzione è davvero da declamare (e salvare)?

Ora tocca a un comico celebrare la carta. Ma forse sarebbe meglio riscriverla

Credits: Maria Laura Antonelli / Agf

Mentre la Repubblica italiana si disfa in una confusione che non è più comica ma tragica, e cerca di salvare se stessa e quella pessima trovata che è l’euro, al Tg1 Roberto Benigni annuncia che ci declamerà la Costituzione di questa Repubblica che si prepara alla conclusiva cessione di sovranità a Bruxelles, alla fine della già precaria dominazione degli italiani in Italia. Argomento tragico, e quindi Benigni ci si candida in intento non troppo comico. Speriamo bene, dopo essersi cimentato con Pinocchio e il mito di Dante Alighieri.

E tuttavia almeno con questo suo ultimo intento ci rasserena: torna a stare nel suo. Giacché la fortuna se l’è iniziata con Enrico Berlinguer, tenendo in braccio un algido comunista depresso, gesto inutile all’Italia. Proprio com’è ora la Costituzione italiana, carta non diversa da quelle dei socialismi dell’Europa dell’Est, al cui livello di vita l’Italia minaccia di regredire grazie anche alle varie promesse che ci si leggono un po’ ovunque.

La carta ha l’identico andare contorto del prete che scrivendola intanto litigava col comunista, e però poi ci si metteva d’accordo. Giacché era questo il suo intento generale, completato più tardi, rovinandoci. Nel 1960 la pressione fiscale in Italia era al 27 per cento, il debito pubblico ancora nel 1969 insignificante. Ma poi sono arrivati gli anni Settanta, il ritorno dei comunisti a contare in Italia, e una carta scritta per garantire soltanto i diritti e la spesa ci ha rovinati. Non tutti, è pur vero, considerando i molti che ancora si candidano a celebrarla in sproloquio che fa piangere quando vuole far ridere e viceversa.

Perché l’Italia è sì fondata sul lavoro, ma degli altri, come confermano il rubare e gli sprechi dei politicastri a ogni istante. E non c’è compromesso di quelli più efferati nella storia di questa agonizzante Repubblica italiana che non si possa chiamare costituzionale. Altro che celebrarne ora il buon senso, sarebbe meglio di questa carta dimenticarsi, scriverne altra diversa che togliesse facoltà di spendere e tassare alla politica, riducendo al minimo le funzioni statali. Quella sì direi che sarebbe da riverirsi.

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