Dice di essere nato in un paese colombiano dove ad ogni muro ci sono immagini del Sacro Cuore. Adesso le sue tele religiose arrivano per la prima volta in Sicilia, a Palermo, in una mostra allestita all'assemblea Regionale siciliana, nelle sale Duca di Montalto del Palazzo Reale. Una mostra fortemente voluta dalla fondazione Federico II presieduta da Giovanni Ardizzone, presidente dell'assemblea regionale siciliana, e dal direttore della fondazione, Francesco Forgione.

Sono 27 oli e 17 disegni del pittore Fernando Botero che per la prima volta è possibile ammirare in Italia. Il pittore che ha fatto della "dismisura" il suo tratto stilistico ha donato le opere al museo Medellin, la sua città natale. Un ciclo di opere dedicato alla passione di Cristo da un pittore che si definisce laico: "Io non sono una persona religiosa ma ho un grande rispetto per questa tematica che è stata fondamentale nella storia dell’arte”.

Di certo, Botero che è il pittore della natura esplosa e irrazionale non poteva essere estraneo al fatto religioso, e siciliano, avrebbe detto Leonardo Sciascia, per via di quella geografia sentimentale che avvicina tutto il continente sudamericano alla feste religiose dell'isola, esibizioni dal fascino pagano e carnale. Clero dalle vesti buffe, nunzi, monache e monsignori sono al centro della pittura di Botero che ne ha fatto satira, come ha spiegato lo stesso artista in passato: "Mi interessavano le situazioni improbabili in cui li mettevo: cardinali smarriti in un bosco o arcivescovi che fanno il bagno in un fiume, per esempio". Una pittura, quella di Botero, che ha interrogato poeti come Giovanni Testori e appunto Sciascia che si è chiesto la ragione di tanto successo per “figure così sgradevoli”: “La risposta è insita nella domanda: perché non sono realisticamente dipinte, perché appartengono alla surrealtà, a una plurivalenza – è bene ripetere – di traslati, di metafore, di simboli. A parte – perché essenziale – il fatto che sono di valente, eccellente pittura”. E allora perchè una via Crucis?

"Ritengo che sia un peccato che la Via Crucis, tema preferito e quasi unico nell’arte fino al sedicesimo secolo, sia scomparso nei secoli successivi. Questo mi ha fatto pensare quanto fosse importante dare una nuova versione di questo tema con la sensibilità di un artista del ventesimo secolo. Come molti artisti, nelle mie opere cerco di mescolare la verità storica con alcune libertà, come ad esempio l’uso di personaggi contemporanei collegati all’immagine del Cristo", ha avuto modo di rispondere Botero.

E infatti è irriconoscibile questo Botero, per nulla più l'artista che esaspera i volumi, ma bensì un pittore che di esasperato ha solo il pennello per accendere di forza e malinconia le ultime ore di Cristo: "Ho fatto queste opere perché è un momento fondamentale della vita di Gesù e perché è un argomento che è andato scomparendo poco a poco nella storia della pittura: non ci sono elementi satirici in questo lavoro che è pervaso di grande rispetto".

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