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Luciano Canfora sulla crisi politica italiana: 'Sembra una gara a far vincere i peggiori'

Il meccanismo dei partiti stritola i più capaci. Ne ha per tutti il sommo antichista, a partire da Di Pietro e Grillo

di Miska Ruggeri

"Il leader, come sosteneva già Tucidide a proposito di Pericle, deve essere incorruttibile e, all’occorrenza, parlare controcorrente, dicendo verità scomode. Oltre che, ovviamente, sapersi circondare di validi collaboratori". Parola di Luciano Canfora, antichista sommo ma anche intellettuale impegnato e studioso delle dinamiche della democrazia. Certo che oggi la crisi della leadership è evidente. Attorno a noi c’è un grande vuoto...

"Beh, è sempre difficile individuare una tendenza. Magari, a distanza di tempo, ci si rende conto che le cose sono diverse. Con il senno di poi è facile dipingere Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti come giganti, ma allora non era così nel fuoco delle dure critiche reciproche. Una cosa simile si può dire per Bettino Craxi, cui oggi nessuno nega una statura da statista, con una precisa strategia e scelte coraggiose tipo Sigonella. Persino Silvio Berlusconi aspetta il suo storico sine ira et studio".

Epperò rimane il fatto che in questo momento il panorama politico è desolante.
"Beppe Grillo è sgradevole, tuttavia ha ottenuto un vasto consenso in tempi rapidi, con una capacità demagogica (parola ambivalente che si può leggere anche in positivo) alla Cleone. Piuttosto un capo fallito, un personaggio inconsistente, senza linea, è Antonio Di Pietro. Passato dalla destra al Mugello, dai guai giudiziari alla foto di Vasto con Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, alla attuale rottura con entrambi. Siamo alla fine di un periodo ventennale e ci dobbiamo preparare a una fase di lotta tra nuovi 'capi' che devono emergere. Il problema semmai è che si attua una selezione al rovescio rispetto a quando, dopo la Prima guerra mondiale con Benito Mussolini e i suoi grandi antagonisti o dopo la Liberazione con i padri costituenti, emergevano i migliori. Oggi scegliere la politica come mestiere è una scelta al ribasso, il meccanismo dei partiti stritola i più capaci e al capo si richiede solo di essere un tattico bravo a fiutare il vento".

La mancanza di leader non è forse legata anche all’eclissi del sacro, a una società troppo disincantata per credere all’uomo della provvidenza? Lo stesso Cesare, come lei ha ricordato di recente al convegno della Fondazione Canussio a Cividale del Friuli, aveva investito energie e somme ingenti nella conquista del pontificato.
"No, le grandi opzioni politiche sono grandi fedi laiche, che gli stolti definiscono ideologie credendo di usare un termine negativo. Il dramma è che la sinistra italiana ormai non ha alcun orizzonte ideologico, se non il feticcio dell’Europa. Dismesso il marxismo, dismesso anche il bobbismo (il pensiero di Norberto Bobbio, ndr), giubilato l’ideale dell’uguaglianza, rimane il nulla".

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