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Arte & Idee

Quando l’editoria sale in cattedra

Al via «Più libri più idee», workshop per 400 universitari su diritto d’autore, eBook e storytelling. Ne discute con Panorama.it Fabio Del Giudice, direttore di Confindustria Cultura Italia

«L’editoria, intesa come settore imprenditoriale, deve assolutamente riavvicinarsi al mondo dell’università. C’è oggi una grossissima distanza tra le due realtà e questo nuoce soprattutto ai ragazzi, che hanno bisogno di capire quali figure professionali servono davvero al mercato. Altrimenti si finisce per creare dei laureati che non troveranno lavoro». A parlare con tanta nettezza è Fabio Del Giudice, direttore di Confindustria Cultura Italia. Ma oltre a lanciare l’allarme, c’è qualcosa di positivo che si muove. È appena partito «Più libri più idee», un ciclo di quattro workshop organizzati fino al prossimo 28 novembre in altrettanti atenei romani: Tor Vergata, La Sapienza, lo IED e la Luiss. Un antipasto di «Più libri più liberi», la fiera nazionale della piccola e media editoria che si apre sempre nella capitale il 6 dicembre.

Ovvio che questi workshop sono un segnale interessante, ma non possono rappresentare un caso isolato.
«Infatti. Sono per noi un obiettivo chiaro e definito che chiama in causa, innanzitutto, la nostra responsabilità. Il dovere di formare i futuri professionisti. Ripeteremo questa esperienza ogni qual volta le università ci daranno la possibilità di farlo».

Partiamo comunque da questa esperienza, da questo progetto. Quali sono i temi di discussione?
«Abbiamo iniziato, a Tor Vergata, dal rapporto tra editoria e cinema. Dati alla mano, sempre più film di successo nascono da un libro. O, all’opposto, titoli che sbancano al botteghino rappresentano una seconda vita, una seconda giovinezza, per un romanzo. Ai ragazzi spieghiamo i passaggi fondamentali che portano da un manoscritto alla sceneggiatura di un film. E, di nuovo, quali sono le figure professionali necessarie perché questo passaggio riesca al meglio».

L’approccio è sempre molto pratico. La teoria non premia più?
«Bisogna far presente che accanto alla visione romantica dell’editoria ne esiste una imprenditoriale. Altrimenti una casa editrice fallisce. E credo che sia qualcosa che tutti vogliamo evitare».

Proseguendo con l’agenda del workshop, alla Sapienza si parla di crossmedialità e storytelling. Allo Ied di app ed eBook. Come si conciliano tutti questi piani?
«Assumendo che queste sono le strade lungo le quali si sta evolvendo tutto il settore. Crossmedialità perché lo sfruttamento del contenuto si estende ai videogame, al teatro e ad altre forme. Mentre gli eBook, oggi, sono la prova che siamo ben oltre la semplice trasposizione e fruizione in Pdf del testo cartaceo. È una versione del tutto nuova del vecchio prodotto. E qui entra in gioco l’Istituto europeo di design, perché il nuovo libro ha bisogno di forme di comunicazione inedite, di nuovi progetti anche visivi per esprimere al meglio le sue potenzialità».

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Si chiede alla Luiss con un approfondimento sul diritto d’autore. Cosa significa insegnare il copyright ai ragazzi?
«Significa far capire loro che se non lo si protegge vengono meno i presupposti per cui l’industria possa esistere, continuare a vivere. Prima delle leggi ci vuole la cultura e l’università mi sembra il posto più ovvio per crearla. Il tema nel nostro Paese, purtroppo, è poco sentito».

Perché, secondo lei?
«Perché viene considerato di secondaria importanza rispetto al diritto a informarsi. Però questa tesi mi sembra a dir poco strumentale. Il diritto alla cultura è sacrosanto, non contrasta certo con la necessità di proteggere chi ha creato un’opera. Continuando con il saccheggio della proprietà intellettuale si impoverisce l’industria e, di riflesso, i futuri professionisti del settore».

A dire il vero l’editoria, al momento, sembra interessata in misura inferiore da questo fenomeno, almeno se facciamo un paragone con il mondo del cinema o della musica.
«È vero, ma quando l’eBook si affermerà in maniera importante, il problema esploderà. Anche per questo stiamo andando nelle università: perché dobbiamo muoverci per tempo».  

Twitter: @marmorello

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