Il destino dei sequel. Quasi sempre infausto. Pallide decalcomanie degli originali.

Sinister, l’archetipo, pur senza strafare si era ritagliato in poche mosse originali uno spazio dignitoso nel cinema horror recente. Ingredienti: uno scrittore in cerca di brividi e di gloria, misteriosi filmati di stragi in super 8, un'entità pagana babilonese - Bughuul il mangiatore di bambini – clima sovranaturale e sangue a profusione, famiglie sterminate e ragazzini omicidi manovrati da un mostruoso Mr. Boogie. Il quale ritorna, naturalmente, anche nel sequel, diretto da Ciarán Foy e interpretato, tra i molti volti poco noti, da James Ransone, Shannyn Sossamon, Lea Coco.

Stessa casa, stessa polvere, stesse pellicole, meglio, stessi metodi narrativi perché i filmati, qua, rappresentano ulteriori varianti di efferatezza dove perfino un albero di Natale diventa annuncio di morte assai violenta. Tolto ovviamente di mezzo lo scrittore, il racconto trova il suo trait-d’union col film precedente in un ex vice sceriffo reduce dall’altra storia.

Per il resto la famiglia di turno – donna separata con due figli perseguitata da un marito violento e protetta dall’ex vice sceriffo – si sottopone alla nuova festa degli orrori organizzata a turno dai due ragazzini di casa e dai bambini fantasma provenienti dal primo Sinister.

Meccanismo abbastanza scoperto, comunque, senza molte sorprese.

I bambini fantasma coi loro occhi vitrei ricordano un po’ quelli del Villaggio dei dannati (capolavoro in b/n di Wolf Rilla, 1960, rovinato tre anni dopo dal sequel La stirpe dei dannati di Anton Leader, riabilitato in parte nel ’95 dal remake di John Carpenter), senza averne la stessa inquietante capacità di scuotere le radici dei capelli.

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