Quante effigi cinematografiche in Onda su onda di Rocco Papaleo. Un cargo, un maturo cantante in disarmo richiamato per tornare sullo stage, un cuoco marinaio dal passato problematico, un capitano stravagante, un viaggio attraverso l’oceano che potrebbe cambiare la vita di ciascuno.

Nel cargo è ospitato da passeggero, come ogni tanto capita sulla quella nave da carico, Gegè Cristofori (Rocco Papaleo), con cabina e tutto, trattamento di riguardo per uno che, come si dice, ha ballato una sola estate prima di abbandonare la scena ma lusingato adesso dalla rentrée che potrebbe resuscitarlo artisticamente: un concerto a Montevideo, Uruguay, città che lo vide protagonista trent’anni prima.

Il cuoco nemico-amico

Durante la traversata,  sullo scafo che solca serenamente il blu, si materializza il suo destino prossimo venturo nella figura del cuoco Ruggero Chiaromonte  (Alessandro Gassman), tanto poeta, filosofo e psicologo quanto ruvido, scontroso e suscettibile. Un nemico-amico sull’incerta linea di confine tra l’uno  l’altro modo d’essere. Meglio, ma solo in apparenza, il comandante De Lorenzo (Massimiliano Gallo), che da una parte coltiva un po’ fantozzianamente il sogno di guidare una nave da crociera, dall’altra parte combatte alla stessa maniera la sua ansia da naufragio.

Uno scambio di persona

In un modo o nell’altro si arriva a destinazione. Ma Gegè, nel frattempo, è diventato afono, forse perché il cuoco dispettoso lo ha chiuso nella cella frigorifero, forse per altri motivi;  così, tra un’esitazione e l’altra, complice anche (e, lo si vedrà, soprattutto) la presenza della bella Gilda Mandarino (Luz Cipriota, attrice e modella argentina),  che rappresenta il management del concerto, l’irascibile ma in fondo benigno cuoco offre al roco cantante una ciambella di salvataggio sostituendosi a lui – tanto nessuno, là, li conosce - fino al compimento dell’attesa serata.

Finale a sorpresa

Di qui la vicenda rotola verso  una seconda porzione del racconto, ovviamente disseminata di equivoci, che prelude ad un finale con coup de théâtre. Nel vero senso della parola, perché la sorpresa si materializza proprio nella sala del concerto.

Se l’epilogo non va svelato, sono invece da cavare alcune conclusioni sul film in sé e ne vanno, appunto rivelati certi dispositivi un poco contradditori. A leggerla così, difatti, la storia segue un percorso di commedia, con i suoi schemi e le sue possibili aperture comiche: dallo scambio di persona agli scenari inattesi, dai qui pro quo ai caratteri vagamente caricaturali dei personaggi (quello riuscito meglio, in questo senso, è probabilmente il comandante della nave).

Tragico e grottesco

Nei fatti, come svolgimento reale, traduzione per immagini e tono dei dialoghi la vicenda prende un’altra strada, decisamente più drammatica con le sue screziature malinconiche e certe inattese profondità di riflessioni sulla vita, sul mare, sul passato e sul futuro. A queste fa, per così dire, da acceleratore il protagonista Gegè, cui Papaleo, a caccia di ulteriori evoluzioni espressive, ripartisce sfumature ora tragiche ora grottesche, inevitabilmente riflesse sulla figura abbastanza tormentata del cuoco Gassman, dagli accenti contegnosi e dalla saggezza spicciola di marinaio ostinatamente refrattario alle ferie in favore di una navigazione ininterrotta.

Intendiamoci, non che manchino battute felici o qualche invito alla risata: la dominante resta però quella di un’opera abbastanza “seria”, inattesa, con il pregio, peraltro, di una perlustrazione narrativa alla ricerca di originalità. Interessante il repertorio musicale, parte del quale con inclinazioni jazzistiche, dove figura anche la canzone molto popolare che fu di Bruno Lauzi (un bell’omaggio; a ottobre, per inciso, il decennale della morte). Tra le entità migliori del film, quella del suo scenario naturale: una Montevideo non da cartolina, molto invitante e ospitale, felice e simpaticamente vintage.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti