Cinema

Kaze tachinu, a Venezia l'ultimo sogno di Hayao Miyazaki poi il ritiro

L'annuncio in occasione del debutto del suo film al Lido. Cartoon più realistico dei precedenti, vero inno d'amore per il volo, chiude una carriera lastricata di poesie animate

Kaze tachinu (Biennale di Venezia)

A Venezia l'annuncio che lascerà un po' orfano chi ha guardato con occhi ammaliati i personaggi estratti da un sogno de La città incantata, Il castello errante di Howl, Ponyo sulla scogliera...

Hayao Miyazaki consegna alla Mostra del cinema il suo ultimo film, Kaze tachinu (S'alza il vento), quindi si ritirerà. Lo ha fatto sapere Koji Hoshino, il presidente dello Studio Ghibli, fondato dallo stesso regista giapponese. Assente al Lido, il maestro dell'animazione tra una settimana in conferenza a Tokyo illustrerà meglio la sua scelta.

Diventa allora ancor più significativo avere oggi Kaze tachinu in corsa per il Leone d'oro (alla 19.30 la proiezione al pubblico) e sembra ancor più simbolica la tematica che affronta il cartoon, vero e proprio inno d'amore per gli aeroplani. Si chiude un cerchio che sigilla una carriera puntellata dalla passione per il volo e le macchine volanti, ereditata dal padre, proprietario di una fabbrica di componenti per aerei.
Nausicaä della Valle del vento (1984), Laputa - Castello nel cielo (1986), Kiki consegne a domicilio (1989), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), tutti questi titoli di Miyazaki hanno in seno dispositivi aerei o voli, fino a Porco Rosso (1992,) dove il protagonista è addirittura un aviatore. Il nome stesso dello studio d'animazione, "Ghibli", richiama un aereo italiano degli anni '30.

"Gli aeroplani sono splendidi sogni", dice in Kaze tachinu il conte Gianni Caproni, ingegnere aeronautico e pioniere dell'aviazione italiano del primo Novecento. Il film infatti - insolitamente rispetto alla precedente produzione di Miyazaki - si concentra su un personaggio realmente esistito, Jiro Horikoshi, capo ingegnere di molti degli aerei nipponici della seconda Guerra mondiale, tra cui il Mitsubishi A6M utilizzato nell'attacco di Pearl Harbor. Jiro, da giovane amante del volo, ha in Caproni il suo ideale. Il progettista italiano, nella fantasia di Miyazaki, accompagna il devoto Jiro tra le sue visioni, tra nuovi progetti e disegni ambiziosi.
Nel personaggio di Jiro il regista mette anche lo scrittore Tatsuo Hori, vissuto nello stesso periodo, facendone un solo individuo.

La storia di Horikoshi e di Caproni è da tempo che affascinava il regista (non a caso il velivolo Ghibli era stato realizzato dall'azienda di Caproni). "Horikoshi è un personaggio molto importante nella vita di Miyazaki", racconta Hoshino, "scaldava il suo cuore da tanto. Miyazaki sostiene che l'animazione è una cosa dei bambini, invece il produttore Toshio Suzuki gli diceva che, visto che da molto studiava l'argomento, era giusto farci un film. Kaze tachinu è un'opera di sfida".

Il cartoon presentato a Venezia, pur contenendo anche elementi romantici e sognanti, è un film molto realistico, che passa attraverso trent'anni di storia del Giappone, dagli anni Venti ai Quaranta, attraverso la recessione e il terremoto. Una delle scene più impressionanti è proprio quella del sisma che scuote la terra come fosse un tappeto sbattuto e muove le case con forza suprema. 

La forza dei sentimenti, invece, si esprime nel tenero rapporto d'amore tra Horikoshi e Naoko Satomi. Anche questo però è oscurato dalla malattia implacabile.

Lungo 126 minuti, nella prima parte Kaze tachinu ha tinte più trasognate ed è bello perdersi nelle aspirazioni di Jiro. La seconda metà si lascia andare a rivetti incassati e altri dettagli tecnici di progettazione aeronautica a cui è più difficile rimanere appesi.

Già uscito in Giappone, ha ottenuto un buon successo in patria. In Italia sarà distribuito da Lucky Red. "Il terremoto, la recessione, sono temi anche di oggi" sostiene il presidente della Ghibli. "Il target di questo film sono i giovani che devono affrontare il presente e il futuro".

Mai è stato più poeticamete appropriato il verso di Paul Valéry a cui fa riferimento il titolo, tratto da un omonimo racconto di Tatsuo Hori: "S'alza il vento, bisogna tentare di vivere".

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