Lady Macbeth
Cinema

Lady Macbeth, altro che film in costume! 5 motivi per vederlo

Da William Oldroyd un dramma misterioso molto contemporaneo, di raffinatezza estetica e sentimenti torbidi. Con Florence Pugh eroina ottocentesca dal carisma pericoloso

Il regista teatrale inglese William Oldroyd firma il suo esordio alla regia cinematografica. E che esordio! Lady Macbeth è il film in costume che non ti aspetti. Rigoroso e sensuale. Elegante e teso. Dal 15 giugno al cinema con Teodora Film.

Il moto di ribellione di una giovane donna, oppressa dalle regole sessiste ottocentesche, porta a un dramma percorso da ambiguità morale, dove la violenza ha il sapore della libertà ma anche della disumanità. Dove la lotta per la propria indipendenza si confonde col sadismo più spudorato e spiazzante.  


Per descriverlo l'Indiewire invita a pensare a Cime tempestose diretto da Alfred Hitchcock. Mai immagine è stata più calzante.

Ecco 5 motivi per vedere Lady Macbeth.

 

1) Non il solito film in costume

Se siete allergici ai film in costume, non pensate che Lady Macbeth sia una di quelle storie in naftalina, così distanti da situazioni e sentimenti di oggi. Lady Macbeth è un dramma potente e misterioso, condito di suspense. Un film in costume contemporaneo. Dai turbamenti lascivi, dalle ossessioni distruttive. Bastano poche inquadrature per capirlo.

Pur spostando l'azione nella campagna inglese dell'Ottocento, il film si ispira al romanzo breve Lady Macbeth del Distretto di Mcensk dello scrittore russo Nikolaj Leskov, che il compositore Dmitrij Šostakovič nel 1934 trasformò in una celebre opera (replicata a Mosca ben 97 volte in due anni).

Leskov, a sua volta, si era ispirato - pur discostandosene - alla Lady Macbeth del dramma di William Shakespeare, alla moglie che spinge Macbeth ad uccidere il re e ad alimentare il suo animo di un'oscura sete di potere.

2) Un'eroina ottocentesca diversa

Nell'Inghilterra del 1865 la diciassettenne Katherine (interpretata da Florence Pugh) è costretta a un matrimonio senza amore con un uomo più grande (Paul Hilton), soffocata dalle rigide norme sociali dell'epoca. Tra i due regnano freddezza e mal sopportazione reciproche. Katherine vivacchia con un'indolenza annoiata e compiaciuta. Quando suo marito e suo suocero (Christopher Fairbank), il vero padrone di casa, devono assentarsi per affari, la giovane inizia ad assaporare la libertà. Che ha un gusto che la inebria. 

Come una cagna che "è stata legata troppo a lungo" - questo il paragone che lascia intendere la sua domestica di colore Anna (Naomi Ackie) -, Katherine scalpita. Si lascia andare a ogni più sopito desiderio, senza pudore, incurante di ogni conseguenza. Inizia così una relazione clandestina con un giovane stalliere (Cosmo Jarvis). La passione le fa rompere ogni regola. Si inoltra, con sorriso divertito e incosciente in viso, in una spirale di violenza che non conosce pentimento e compassione.

Altro che figura tipica ottocentesca. Katherine è un'eroina, ben lontana dagli schemi della letteratura dell'Ottocento. "Nella letteratura ottocentesca donne come lei di solito soffrono in silenzio, nascondono i loro sentimenti o si tolgono la vita", riflette Oldroyd. "Ma in questa vicenda abbiamo una giovane protagonista che combatte per la sua indipendenza e decide il proprio destino, anche attraverso la violenza”.

3) Il carisma pericoloso di Florence Pugh

Nei panni di Katherine, Florence Pugh è protagonista dolce e torbida. Dalle forme rotonde e rassicuranti, il viso gentile e lo sguardo di sfida, vibra di un carisma pacioso e pericoloso. Una bella scoperta. 

Attrice inglese ventunenne, è stata notata da Oldroyd nel film The Falling di Carol Morley, ambientato in una scuola femminile degli anni Sessanta. "La sua interpretazione mi ha molto impressionato, era aperta e onesta, e fin da subito ci è stato chiaro che avevamo trovato un'attrice con lo spirito giusto per il personaggio di Katherine. Florence ha regalato al film un'interpretazione incredibilmente forte e sicura di sé", dice il regista. "Vediamo una ragazza innocente diventare qualcuno capace di compiere delle azioni mostruose e, anche se sappiamo che sta sbagliando, comunque facciamo il tifo per lei e speriamo che riesca nella sua impresa".

4) Raffinatezza estetica

Lady Macbeth è la somma perfetta di costumi raffinati, colori vividi, interni austeri, inquadrature geometriche e temi visivi ricorrenti che sembrano disegnare quadri.

Nelle stanze dal design severo, Katherine è vita pronta a esplodere. È energia sotterranea cinta nei vestiti che la stringono ma regalano riverberi di luce cangiante, negli occhi che vagano mentre lei è immobile. È il cuore che batte nelle nature morte rappresentate.

Rimane nello sguardo la bellissima immagine di lei, seduta sul divano, al centro della scena, capelli raccolti, abito blu elettrico, ferma e in pacato fermento. 

Man mano che Katherine acquista consapevolezza e determinazione, la narrazione si apre ad esterni affascinanti, con paesaggi di erica, colline, brughiera e fiume. Diventano "tutti elementi vitali che seguono la trasformazione di Katherine", commenta la sceneggiatrice Alice Birch

Ecco servita la raffinatezza estetica densa di significati. 

5) La questione razziale

Il copione del film segue abbastanza fedelmente il racconto di Leskov, ma ha anche componenti originali, come per esempio il personaggio della domestica nera, Anna.

Anche il finale è diverso (attenzione, spoiler indiretto: nel testo di Leskov la protagonista viene smascherata e punita per i suoi crimini).

Con stile e sottigliezza, Lady Macbeth presenta anche temi attuali e universali come la questione razziale.

Voto: 4/5
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