Altro che Candy Crush. Qua le caramelle tutto sono fuor che dolci e hanno, ahi noi, le sembianze di ragazzini da sacrificare agli appetiti di Satana per mano di un omaccione psicopatico e posseduto in tuta arancione sporca di terra, sangue e grasso d’automobile. È lui e si chiama Ray (Pruitt Taylor Vince) l’icona malefica di The Devil’s Candy (uscita il 7 settembre, durata 80’), opera seconda dell’australiano tasmanico Sean Byrne che evoca a suon di rock una sorta di Shining stile Rob Zombie.

Quella villa costa poco, è sospetta

Materia tosta, insomma. Per un horror che prima di sgommare sull’asfalto s’accosta ai fatti nella maniera più classica del mondo: un villone nel verde in vendita che costa così poco da allarmare chiunque. Non, però, la famigliola Hellman (cognome programmatico, eh) composta da Jesse (Ethan Embry), sua moglie Astrid (Shiri Appleby) e la loro giovanissima figlia Zooey (Kiara Glasco) che se la compra e allegramente vi si insedia. Una manna poi, il capannone che serve a Jesse, pittore, per piazzarci il suo atelier, anche quello simbolo dell’armonia felice che si va componendo.

Lugubri avvertimenti e rantolanti richiami

Se non che compare Ray. Bussa alla porta, farfuglia che quella è la casa dove sono morti ammazzati i suoi genitori, vorrebbe insinuarsi tra gli Hellman annusando in realtà il suo vero obiettivo sacrificale: la piccola Zooey. Respinto, ce lo ritroveremo di sicuro più avanti, più pernicioso e invasato che mai dovendo render conto al diavolo di un killeraggio minorile al quale non può sottrarsi. Intanto ci va di mezzo anche Jesse, cui la dimora divenuta rapidamente ostile incomincia a spedire lugubri avvertimenti e rantolanti richiami demònici. Come se non bastasse, egli prende a trasformare i suoi innocui dipinti in orgiastiche, profetiche e fiammeggianti scene di morte a sfondo satanico: prima che sua figlia venga davvero ghermita dall’energumeno che ha già preparato per lei una confezione da caramella, con tanto di sega per farla a pezzettini e valigia dove sistemarla e seppellirla in giardino, insieme con tutte le altre piccole precedenti vittime.


Terrore muscolare, ruvido ed eccentrico

Se Ray riuscirà nell’intrapresa settoria lo si vedrà nel finale. Di certo, però, nessuno è destinato a uscire indenne dalla disavventura raccontata in questo horror muscolare e ruvido, tutto chiodi e carta abrasiva, dialoghi ridotti all’osso spolpato, crocefissi capovolti e spaventosi grugniti emessi dalla casa infestata. Il segno visivo, invece, è di matrice goyesca, un po’ riflessa nella fase contaminata della pittura di Jesse, un po’ trasferita nei toni e nelle penombre di una fotografia abbastanza raffinata (la firma Simon Chapman, frequentatore del brivido) da fasciare il racconto di una certa, eccentrica e sinistra ricercatezza. Stemperando a tratti il raccapriccio e dribblando lo splatter. Non male nel complesso.

La musica? Heavy Metal a tutto spiano

Il Male, piuttosto, sta da un’altra parte, nella casa del diavolo che ispira efferatezze nonostante la delicata tappezzeria primo Novecento e l’aria un po’ sorniona. Ma a sputare ruggine e schegge ferrigne ci pensa soprattutto la musica quasi perpetua e sparata, in funzione narrativa, a volumi da concerto rock. Metallo profuso e furibondo con il drone doom metal dei SunnO))),  il trash death hardcore dei Cavalera Conspiracy, il rock senza fronzoli dei Wanton Bishops, l’alternative rock dei Queens of the Stone Age e degli Spiderbait, l’heavy metal risoluto dei Goya e quello dei vecchi Pantera, il trash metal feroce degli Slayer e l’heavy sontuoso dei Metallica, i loghi degli uni e degli altri ben stampati sulle magliette di Zooey e Jesse. Come polveriera non c’è male. E l’esplosione non manca.

Per saperne di più

Tutti i simboli di Satana

Voto: 3/5
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