Oblivion, il film con Tom Cruise: pregi e difetti

Il regista di Tron: Legacy torna con un nuovo lavoro di fantascienza che potrebbe essere davvero bello... ma non lo è

Oblivion (Universal Pictures Italia)

Simona Santoni

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L'11 aprile arriva nelle sale Oblivion, il nuovo lavoro fantascientifico di Joseph Kosinski, l'autore di Tron: Legacy, sequel di Tron.

Le immagini affascinanti trapelate sul film e un protagonista d'eccezione come Tom Cruise hanno creato attese. L'attore americano è Jack Harper, uno degli ultimi superstiti sul pianeta Terra. Siamo nell'anno 2077 e Jack, coadiuvato dalla collega Victoria (Andrea Riseborough), si occupa della riparazione di droni. Mancano pochi giorni perché anche loro due evacuino per trovare riparo su Titano. La Luna è stata distrutta e la Terra è diventata inospitale e una prateria di desolazione, attaccata sessant'anni prima dagli alieni scavenger. Un'entità suprema, che si chiama Tet e si manifesta con i collegamenti video di Sally (Melissa Leo), coordina Jack e Victoria. Prima di abbandonare definitivamente il pianeta, delle trivelle sono attive per recuperare dalla superficie terrestre le ultime risorse vitali...

Premesse interessanti, che fanno di Oblivion un frutto allettante che quando cogli ti accorgi che così succoso non è. "Uno dei film brutti più bello mai fatto", l'ha definito con sagacia Shaun Munro in What Culture. Perché? Cerco di spiegarlo ora, secondo la mia visione, tra pregi e difetti di un buon sci-fi mancato.

Pregi:

- La distopia è servita. Amo l'immaginazione che tocca le soglie dell'Apocalisse, che si avventura in scenari di devastazione e che ipotizza improbabili futuri del tutto indesiderabili. È di un fascino assoluto. Kosinski qui affonda le mani in una sua fantasia di otto anni fa, scritta quando ancora non aveva girato Tron: Legacy e da cui aveva tratto una graphic novel. Avrò forse il senso del macabro ma vedere i resti di simboli attuali, del Pentagono e dello stadio dell'ipotetico ultimo Super Bowl, come mai potremmo un giorno vedere, è intrigante.

- Il cast: Tom Cruise, che cinquantenne! Non sono particolarmente estimatrice del signor Cruise super eroe. Ma c'è da riconoscere a Tom che ha prestanza cinematografica da vendere (oltre a quella fisica, con pettorali a tutt'oggi di grande rispetto). Oblivion poi è perfetto per il suo ego, che viene moltiplicato e moltiplicato... Accanto a lui è di perfetta rigidità per il suo ruolo Andrea Riseborough, che con Tom forma una "squadra efficiente" (come sceneggiatura docet). Nel cast c'è pure Morgan Freeman, ma non se ne sente il peso. Lieta sorpresa è scorgere accanto a lui il volto di Zoë Bell, la stuntwoman feticcio di Quentin Tarantino, la scagnozza con la sciarpa rossa in Django Unchained.

- Potenza visiva. Da architetto specializzato in modellazione tridimensionale e grafica, Kosinski non poteva che regalarci immagini di acutezza croccante, con paesaggi sterminati pieni di nulla, navi insabbiate e architetture futuristiche di essenzialità seducente: le trivelle sull'acqua, la piscina dal fondo trasparante sul vuoto, la dimora di Jack e Victoria dal design minimalista... Gli effetti visivi, efficaci, sono supervisionati da Eric Barba (vincitore dell’Oscar per Il curioso caso di Benjamin Button). Forse tra le macerie mi sarei attesa di trovare più residui del nostro passato: sarebbe stato uno spettacolo più esaltante.

- Il mistero + La colonna sonora. La trama di Oblivion non ha troppi meandri e anse. Nel senso di umanità e di autodeterminazione perseguito da Jack cela però un mistero, che seppur non riesca ad accalappiare completamente l'interesse, ha capacità seduttive. Accompagna lo svolgersi del mistero un sonoro crescente firmato da Joseph Trapanese, già arrangiatore musicale di Tron: Legacy, e da Anthony Gonzalez degli M83.

Difetti:

- Narrativamente confuso. Alla linearità iniziale seguono degli elementi di mosaico inseriti in maniera un po' arruffata e delle lacune. Nel tentativo di spiegare e svelare sembra che la sceneggiatura si aggrovigli un po' su se stessa, si inarchi senza poi riuscire a riportare ordine e completezza. E in alcuni dettagli (tipo il funzionamento dei droni, spesso infallibili e micidiali, talvolta così facilmente beffabili) si perde.

- Parentesi amorose poco amalgamate al resto. Ogni volta che la storia si orienta verso il ricordo di passati momenti o nuovi istanti della storia d'amore tra Jack e Julia (Olga Kurylenko), ecco che la noia subentra e non si vede l'ora che si passi oltre, che un drone magari sbagli mira o uno scavenger faccia giustizia. Queste parentesi amorose non sembrano mai parte di un tutto e sono spesso sequenze scontate e di poco pathos. Se è così l'amore sulla Terra, che si fugga tutti su Titano.

- Se non noioso, di certo non brillante. Definire Oblivion, nel suo insieme, noioso, è sicuramente ingeneroso. Però manca di calore, di capacità di coinvolgimento totale e di rapimento. Io odio aprire fiato durante la visione di un film, ma in questo caso la voglia di fare un commento o una chiacchiera col vicino è stata lì in agguato.

- Olga non supera la prova come Tom girl. Nel ruolo affidato ad Olga Kurylenko inizialmente doveva esserci Jessica Chastain: seppur immaginare la bella rossa da film d'autore (soprattutto) accanto all'uomo d'azione Cruise mi faccia uno strano effetto, con lei Oblivion avrebbe probabilmente avuto una marcia in più. Spiace dirlo ma l'ex Bond girl Olga, invece, dà poco movimento alla sua interpretazione, con un'espressività ridotta all'osso. Peccato...

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