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L'era glaciale 4, qualche risata sperando che non segua un 5

Fiacco e con pochi sprazzi di comicità il nuovo episodio del franchising d'animazione

L'era glaciale 4 (20th Century Fox)

Nell'entusiasmo dei bambini con gli occhialetti 3D rumoreggianti in sala e nel tripudio di colori vivaci delle immagini di lancio avevo dimenticato la stanchezza già percepita nel terzo episodio del franchising d'animazione tra i ghiacci.

Sono bastati però pochi minuti de L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva per ricordare che già due anni fa, all'uscita de L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri, avevo pensato: "Sì, ok, bello il primo episodio - e poi neanche così appassionante - ma ora basta".

Le avventure di Sid e amici a quattro zampe sembrano sempre più avvilupparsi su se stesse e non aver più niente di fresco (nonostante i ghiacci) da dire.

Il motore narrativo da cui far uscire un altro lungometraggio da pop corn e incassi questa volta è l'epocale separazione dell'antico supercontinente negli attuali mini continenti. Originale e divertente - questo c'è da ammetterlo - è la movitazione che i registi Steve Martino e Mike Thurmeier pongono all'origine del moto stravolgente caratterizzato da sismi e inondazioni: è il piccolo roditore Scrat a generare la catastrofe di proporzioni mondiali. Nella sua perpetua rincorsa all'amata ghianda finisce addirittura dentro il nucleo della Terra e da lì scatena il pandemonio.
E fin qui le risate al cinema volano e i piccoli spettatori sono elettrizzati (io meno). Poi, però, pian piano anche loro sembrano chetarsi: la trama si rivela in fondo anche per loro parca di vividi fervori.

Accanto ai personaggi cardine Manfred il mammuth, Sid il bradipo, Diego la tigre, troviamo la giovane mammuth Pesca ormai cresciuta e diverse new entry. Ci sono il pirata scimmione Capitan Sbudella, la tigre bianca Shira, la fedele quasi talpa Louis (un molehog, una sorta di suricato preistorico)... Nessuno di questi ha però la portata di comicità o il fascino che ci si aspetta, neanche Nonnina, la nonna di Sid, a cui vengono evidentemente affidate le maggiori potenzialità comiche ma che fa spesso sorridere, sì, senza conquistare.

Sono invece spassosi e conquistatori i piccoli animaletti, presumibilmente scoiattoli, numerosi, affabili e un po' citrulli, che si alleano a Manfred & co contro Capitan Sbudella. Peccato però che a loro sia risevata una esigua parte.

Non convince inoltre la nuova voce che doppia Manfred. Per chi è ormai abituato a sentire l'affidabile mammuth con le corde vocali di Leo Gullotta non può che avere una sorta di shock nel ritrovare il timbro più cupo di Filippo Timi (che come attore, comunque, non si discute). Nelle altre voci principali tornano le rassicuranti conferme di Claudio Bisio, Roberta Lanfranchi e Pino Insegno, con il nuovo ingresso - senza traumi e vincente - dell'esperto doppiatore Francesco Pannofino come Capitan Sbudella.

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