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“Ricordarsi di sapere”: dalla Lunanuova un aiuto al parto e alla maternità

FLORENCE E LE ALTRE – Non sono mai stata una fissata con la maternità. Non ho mai pensato, mai, che una donna, per realizzarsi, debba a ogni costo avere dei figli e ancora adesso ne sono fieramente, strenuamente convinta. Fino …Leggi tutto

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FLORENCE E LE ALTRE – Non sono mai stata una fissata con la maternità. Non ho mai pensato, mai, che una donna, per realizzarsi, debba a ogni costo avere dei figli e ancora adesso ne sono fieramente, strenuamente convinta.

Fino a circa tredici anni fa sostenevo che avrei preferito “adottare” un cane perché i bambini, almeno fino a trent’anni (oggi forse anche di più, indipendentemente dalla loro volontà) li hai lì, sulla spalla. Proprio come la famosa scimmia. E poi un cane ti ama incondizionatamente, non ci devi discutere. Vero “cuore di mamma”, eh?

Così è successo che… ne ho fatti tre, di bambini. Con una certa facilità, devo ammetterlo. Almeno nel concepimento. È stato allora, con il mio pancione non troppo convinto, che sono entrata in contatto con La Lunanuova, studio milanese di ostetriche dal 1983 e Associazione Culturale dal 2007. E ho scoperto un mondo, mi si passi l’espressione, “fatato”, dove tutto, anche il particolare più sgradevole o fastidioso (e qui si entra nel fideistico, mi rendo conto. Ma o si è provato, e si sa che è vero, oppure…), entrava in un ordine naturale, prestabilito. “Madrine” di questo percorso di consapevolezza cinque persone speciali, cinque ostetriche, madri, professioniste, donne: Paola, Rossana, Sabina, Sara e Alice, alle quali si aggiunge Claudia, mitica coordinatrice della segreteria e presidente dell’associazione. Il loro motto: “Mi affido, ma non mi consegno”. Perché “la maternità e la nascita sono eventi fisiologici che comportano per la donna una profonda trasformazione fisica ed emotiva. È fondamentale riconoscere la naturalità e l’integrità di questa esperienza, che coinvolge la donna, il bambino e la coppia e che non è riducibile a un fatto meccanicistico, a un intervento medicalizzato che isola e separa” (dal sito de La Lunanuova).

“Lo studio di ostetriche”, racconta Paola, “è nato per rispondere a una domanda sociale. Erano gli anni 80, noi eravamo un gruppo di ventenni appena uscite dalla scuola di ostetricia ed eravamo influenzate dalle istanze che il movimento femminista cercava di portare nella società. Era forte il desiderio di studiare e riscoprire le varie tappe biologiche della donna restituendole protagonismo. Gli ospedali e le sale parto erano luoghi chiusi, con procedure standardizzate e rigide, dove le donne partorivano sole e quasi sempre ignorando quello cui andavano incontro. Abbiamo iniziato con gruppi di ‘controinformazione’, fuori dall’ ospedale; poi le donne e le coppie ci hanno chiesto di star loro accanto nel travaglio e di assisterle al domicilio per partorire in casa con maggiore libertà. Dall’assistenza domiciliare della nascita abbiamo imparato moltissimo sia professionalmente che umanamente. Abbiamo verificato che il movimento femminista, allora, nella sua spesso sacrosanta sete di rivendicazione, aveva ottenuto che la gravidanza (e il parto) venissero seguiti dal ginecologo, codificando una prassi che, però, aveva avuto il risultato di isolare le donne ospedalizzando un evento naturale e delegando ogni decisione al personale medico. La frammentazione crea sempre sofferenza, ieri come oggi. Noi partecipavamo anche alla vita dei consultori e a un certo punto ci siamo accorte che erano proprio le donne a chiederci di stare loro accanto. Perchè, in fatto di gravidanza e parto – se tutto è fisiologico, ovviamente – ogni donna sa cosa fare. Il fatto è che non sa di sapere! Non siamo l’unica realtà di questo tipo“, aggiunge Paola, “ma sicuramente a Milano siamo state la prima. Come sempre, ti sembra di fare una cosa rivoluzionaria e invece ti rendi conto di rispondere solo a un bisogno”.

Così nasce La Lunanuova, che offre visite, assistenza al travaglio, assistenza al parto domiciliare, ma anche corsi di yoga, di preparazione al parto, di allattamento e svezzamento, passando per il massaggio neonatale e l’alimentazione. Tutto in un clima autorevole ma leggero: sul sito, per esempio, in fondo alla voce “Cose da non dimenticare” ci sono la benzina nella macchina, provviste per qualche giorno, energetici a piacere per il travaglio e, ovviamente, champagne per festeggiare e pellicola fotografica ad alta sensibilità per immortalare il nuovo arrivato senza abbagliarlo.  Oppure, al corso di preparazione al parto ricordo il modo in cui spiegarono quando andare in ospedale: “Se siete ancora in grado, tra una doglia e l’altra, di chiedere a vostro marito chi fosse al telefono o dove tenete il caffè… beh, allora non è ancora il momento!”.

L’Associazione Culturale raccoglie, invece, donne (ma anche uomini) che condividono l’idea e la filosofia del “generare” come evento bio-sociale e si occupa di organizzare incontri ed eventi a tema. Chiedo a Paola quanto è attuale la loro attività o se non si sia ridotta invece a un puro e velleitario esercizio di “naturalità”. Con la dolcezza che mi aveva conquistato (e stupito) tredici anni fa, mi risponde: “Sai, Laura, la sfida è proprio cercare di stare accanto alle donne di oggi. Perché oggi più che mai siamo lacerate da tanti fattori: i modelli sociali, per esempio; l’efficienza a tutti i costi, la competitività; la mancanza di tempo e di risorse economiche. E allora, secondo noi, oggi più che mai è necessario cercare di dare risposte e punti di riferimento a ogni donna che voglia nascere mamma”.

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