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Cathy Hughes la ragazza madre (di colore) che conquistò Wall Street

Può una ragazza madre sedicenne afro-americana diventare il primo amministratore delegato donna di una società quotata in Borsa? Sì, può. A dispetto di tutto. A dispetto di un esordio difficile, della solitudine, delle difficoltà e della paura che, …Leggi tutto

 

Può una ragazza madre sedicenne afro-americana diventare il primo amministratore delegato donna di una società quotata in Borsa? Sì, può. A dispetto di tutto. A dispetto di un esordio difficile, della solitudine, delle difficoltà e della paura che, senz’altro, non sarà mancata. Cathy Hughes oggi ha 65 anni ed è amministratore delegato di Radio One, un’emittente a cui fa capo un network di 56 stazioni locali che ha fatto di Cathy una fra le donne afro-americane più ricche d’America. ‘Quando mia mamma mi ha cacciata di casa per via della gravidanza, ero semplicemente terrorizzata”, ricorda, insieme alla consapevolezza di non voler far pagare a suo figlio i propri errori. La gravidanza, dunque, è stato l’inizio: ‘E’ stata la prima volta in cui ho preso seriamente in considerazione la mia vita e ho promesso a me stessa e a Dio che mio figlio non sarebbe finito in una statistica’.

In realtà, Cathy stessa è diventata una statistica, in quanto ha lanciato e portato al successo quella che ormai è la più grande emittente di proprietà afro-americana che conta 1.500 dipendenti e dovrebbe chiudere il 2012 con un fatturato di 433 milioni di dollari. Se la vita di Hughes, che oggi porta a casa oltre un milione e mezzo di dollari l’anno, fosse un film, la scena più importante sarebbe quella davanti all’impiegato della banca a cui, giovane imprenditrice, chiede un prestito per salvare dal fallimento l’emittente che aveva comprato con l’ex marito. Di fronte alla perplessità del proprio interlocutore, Hughes esclama: ‘Lei pensa che farò fallire la radio, quando dormo in un sacco a pelo e mi lavo nei bagni pubblici? In questa radio, io sto investendo tutto quello che ho’.

Per i primi sette anni di attività, infatti, la radio è un disastro finanziario, ma Cathy è determinata a portare l’azienda al successo. Anche a prezzo della sua casa. ‘Ero disposta a lasciare andare tutto, tranne mio figlio Alfred e la mia radio. In quest’ordine’, ricorda. Con ogni probabilità, infatti, non ci sarebbe stata l’imprenditrice senza il figlio: ‘Un giorno, mio figlio aveva la febbre e il mio datore di lavoro mi ha detto che se me ne fossi andata per assisterlo, potevo anche non tornare. Lì ho capito che avevo bisogno di controllare la mia condizione professionale per garantire stabilità a mio figlio’. Il network, cresciuto per acquisizioni in sedici mercati, comprende stazioni in città come Atlanta, Baltimora, Cleveland, Houston, Filadelfia e Washington.

Sulla difficoltà di conciliare il ruolo di imprenditore con la maternità, Cathy ritiene che esista fra le due attività un fondamentale punto di contatto: ‘Il segreto per essere un bravo genitore consiste nel focalizzare l’attenzione sul proprio figlio. E la stessa cosa vale per un imprenditore che non deve farsi distrarre. Gli occhi devono rimanere fissi sull’obiettivo’. Dopo essere arrivata dove non avrebbe mai osato immaginare, Cathy continua a considerarsi un ‘work in progress’. A chi, conoscendo la sua storia, le chiede quale sia stato il punto più basso risponde: ‘Non penso alle cose in questi termini. Come ogni cosa nella vita, il business ha i suoi alti e bassi, perchè la vita è un ciclo. Io ho imparato che i tempi cattivi passano, come quelli buoni’. E Alfred? ‘Quando ha terminato l’Mba alla Wharton mi ha detto: ‘Non saremo più un’impresa fatta da madre e figlio. Adesso, andiamo in Borsa’’. Il resto è storia. Una storia di successo, a dispetto di tutto.

 

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