Un post in affitto: Ivan Iurato intervistato da IvanMasdergieff

Per noi un sogno che si realizza, per il vero Ivan probabilmente un incubo. O forse no? Chi siamo e come c’è venuta l’idea di creare l’account IvanMasdergieff? Siamo @dietnam e @bronchite e ci trovate comodamente su twitter .…Leggi tutto

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Per noi un sogno che si realizza, per il vero Ivan probabilmente un incubo. O forse no?

Chi siamo e come c’è venuta l’idea di creare l’account IvanMasdergieff? Siamo @dietnam e @bronchite e ci trovate comodamente su twitter . Non c’è molto altro da aggiungere su di noi. L’idea invece è nata semplicemente dalla passione di entrambi per Ivan. Passione e tifo sfegatato, con momenti drammatici in chat su whatsapp durante alcune puntate. Ci siamo detti “Oh, facciamo un account twitter comico tutto su Ivan?” “Sì dai, facciamolo subito!”. Detto, fatto.

Ma veniamo al vero protagonista di questa intervista: sir Ivan Iurato da Comiso, Sicilia!

Iniziamo con una domanda per rompere il ghiaccio: quando hai scoperto dell’esistenza di un profilo twitter comico incentrato su di te non ti sei incazzato neanche per un secondo? Noi eravamo terrorizzati che potessi offenderti e infatti abbiamo subito messo le mani avanti scrivendoti! Raccontaci un po’ come hai vissuto per tutte queste settimane il fatto di avere un doppelganger comico, dai!

Beh, il primo secondo non ero incazzato, ero un po’ incredulo. Cioè, pensare che qualcuno potesse fare una roba simile era per me incredibile, pazzesco, surreale. Manco i Gialappi dei bei tempi! Poi curiosissimo sono entrato sul profilo twitter e, in quegli attimi di attesa, prima che la pagina fosse del tutto caricata, mi è affiorata una mezza incazzatura, lo ammetto. Ma leggendo e rileggendo i vari tweet mi sono reso conto che non c’era “male”, nessuna “cattiveria”, anzi, c’era una certa simpatia ed affetto in chi scriveva. La cosa però non mi ha convinto del tutto, così ho scritto quella mail privata. Più per capire che per rabbia, più per fare notare la mia effettiva presenza che per “cazziare”. Poi Masterchef era appena iniziato ed ero realmente terrorizzato da cosa si potesse o non potesse fare visto le premesse apocalittiche che ci erano arrivate dalla produzione. Ci avevano “leggermente” stressato con la storia dei loghi, delle foto, ecc.. quindi dovevo necessariamente chiarire un po’ di cosucce a quattrocchi con Ivan Masdergieff.

Stalkerandoti su twitter e facebook abbiamo notato i tuoi ottimi gusti musicali e vorremmo quindi sapere cosa ti piace ascoltare quando cucini (spero non l’ultimo dei Baustelle!)

Proprio dai Baustelle parto per spiegarti perché li adoro! La colpa è soprattutto di Bianconi (il cantante ed autore dei testi NDI). Il punto è che abbiamo gli stessi gusti malsani per il romanticismo, il decadentismo e le sigarette. È vero, è colpa sua: è quel lirismo che circonda i testi che me li fa amare, anche se spesso sfocia in fastidioso manierismo, la maggior parte delle volte trovo abbiano un gusto poetico a me molto vicino che parte dal mio amato Rimbaud, passando da Poe fino ad arrivare a Baudelaire. Come si fa a non adorarli?

Tornando alla musica…

Tutto nasce dalla pre adolescenza: dovete sapere che ho un fratello più grande di me che quando ero piccolo si divertiva a torturarmi chiudendomi in una stanza e facendomi ascoltare Helter Skelter dei Beatles a tutto volume, fino allo sfinimento. È un po’ la tecnica usata da Marty McFly di “Ritorno al Futuro” per torturare il suo “futuro” padre, solo che lui usava i Van Halen. Chiaro che partendo dai Beatles tutto viene in discesa, inizi a scoprire anche i loro contemporanei (parliamo di gente come gli Stones, i Doors, i Led Zep, Pink Floyd, ecc.), miti assoluti che non dovrebbero mancare nella casa di nessun appassionato di musica. Poi ho vissuto gli anni ’90 da adolescente e lì mi sono decisamente formato con il grunge e i suoi derivati: Nirvana, Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Soundgarden e chi più ne ha più ne metta. Oggi ascolto roba un po’ più tranquila, più sperimentale se vuoi, ma che sempre dagli anni ’90 viene, penso a Bjork o ai Radiohead. Se dovessi dirti il gruppo preferito, tornerei comunque ai fantastici quattro, geni assoluti, se penso che Lennon scrisse Eleanor Rigby a 26 anni, mi deprimo e mi sento un completo idiota.

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Ormai sei, per noi e per tutti, il primo cuoco poeta. Come nasce la tua passione per la poesia e quali sono i tuoi poeti preferiti? Altra cosa: se ti proponessero di pubblicare un libro di poesie e ricette già sappiamo che saresti contento, ma avresti in mente anche un titolo per tale opera?

De André diceva, citando Benedetto Croce, che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Mi sono sempre chiesto a quale delle due categorie appartengo. Se per De André la risposta era lapalissiana, scegliendo di fare il cantautore (ma poi siamo certi sia una scelta e non una vocazione?) io continuo a scrivere nella speranza che in fondo un po’ dell’animo del “poeta” viva dentro me. Come già accennato adoro i poeti romantici, i parnassiani, i decadenti, i francesi di fine ottocento; ma anche i nostri Montale, Gozzano, Campana, Quasimodo. Da un po’ ho scoperto un genio come Majakovskij e me ne sono letteralmente innamorato.

Per me scrivere poesie è necessario, non accessorio. Quando mi sento giù, specialmente, devo imprimere nella carta le mie emozioni, metterle nero su bianco. Se c’è qualcosa che mi vibra dentro devo necessariamente intrappolarla, poi magari perdo pure l’appunto dove ho scritto, ma vivo la poesia come esplicazione di quel momento  e non come una cosa necessariamente finalizzata alla volontà di creare un “opera d’arte”. È solo la fotografia d’uno stato d’animo. È una parte di me rivolta verso l’interno, che scava scruta e ad un certo punto deve esplodere.

La cucina invece è l’opposto, è giovialità, voglia di stare bene con gli altri, è il cuore che dà vita alle mani, è la mente che inventa per altruismo, per appagare persone a cui voglio bene e che voglio far star bene. Raramente cucino solo per me stesso.

Riguardo al titolo non so ancora, se dovessi fare un libro di sole ricette e tralasciare la poesia vorrei fare il verso a chef Cracco e intitolarlo: “Non sono un figo e uso la cipolla di Tropea”. Il progetto più serio che coniugherebbe poesia e cucina lo chiamerei semplicemente “percorsi”, meno incisivo forse, ma parto dall’idea di volere rappresentare attraverso la cucina e la poesia le varie fasi della vita. Ad esempio, l’infanzia: subito una poesia che ne delinei i tratti somatici, le risa ma anche le paure, le grandi scoperte che si fanno da piccoli, ma anche i “mostri” nascosti dentro l’armadio. Da piccolo ero terrorizzato da certi cibi (rognone anyone?) e vorrei proprio esorcizzare questo terrore, che poi credo sia comune a molti bambini. Esorcizzarlo proprio attraverso la cucina, con ricette semplici che piacerebbero alla stragrande maggioranza dei bambini: li capisco, li comprendo, vorrei aiutarli! Ma questa è solo un’idea, niente di definitivo.

Iniziamo a parlare di quello che interessa ai nostri lettori: l’esperienza a MasterChef. Ti rendi conto di essere diventato il personaggio preferito del 97% degli spettatori?

No, davvero, non mi aspettavo consensi così bulgari. Non me lo spiego.

Masterchef è un programma fatto davvero bene. Dalla regia al montaggio, dai giudici ai concorrenti, passando per le prove, le esterne, la suspance. Tutto è tarato a regola d’arte, niente è lasciato al caso. È un cooking-show con un taglio da thriller, penso che sia per questo che la gente lo adori. E poi c’è tanta curiosità, tanto stupore per quello che si riusciva a fare in pochi minuti. Molti mi chiedono, per esempio, cosa si provasse ad alzare la scatola di legno della mystery e scoprirne il contenuto: quali pensieri ci passavano dalla testa, quanto forte ci battesse il cuore… e come si faceva a reagire quando non hai idea di cosa cucinare. Beh, sta lì il trucco, non ne avevo proprio idea. Ci si deve semplicemente lasciare andare ed affrontare la prova con il cuore, per me funzionava così, ma credo ognuno abbia la sua tecnica. Penso che i protagonisti assoluti di quest’anno, oltre ai giudici, siano stati proprio i concorrenti: molto più eterogenei rispetto alla scorsa edizione. Gente diversa con cucine differenti, con modi di vivere ed esperienze del tutto diverse. Li avete conosciuti a fondo, amati alcuni, odiati (anzi odiatissimi) altri. Se ci pensate bene è lo stesso meccanismo che da anni ci accompagna in letteratura, o più modernamente parlando, nei fumetti, nei film o nei videogame.

Buoni contro cattivi, bravi contro scarsi. Antipatici contro simpatici. È la contrapposizione la chiave di tutto, ma come spesso accade nei migliori gialli niente è come sembra. Un grande plauso agli autori, quindi, che hanno saputo trovare personaggi adatti ed utili allo show. Alcuni poi sono rimasti tali, ovvero personaggi, altri sono stati percepiti come persone, e forse è il mio caso.

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E secondo te per quale motivo così tanta gente ti ha scelto come idolo incontrastato del programma? Parliamo anche di tantissimi vip (Davide Astori e altri calciatori di serie A, metà nazionale di rugby, Valentino Rossi e Marco Melandri, Alessandro Cattelan e svariati altri personaggi della tv, solo per citare i primi che ci vengono in mente). Per la tua eliminazione si son versati fiumi di lacrime, non so per quanti altri concorrenti sia successo…

Se per la stragrande maggioranza di persone che simpatizza per me il discorso è abbastanza semplice, ma non scontato, per i vip diventa per me più difficile da capire. Io sono una persona semplice, umile, a tratti buffo nella mia impacciataggine, ma con la capacità spesso palesata, altre volte meno in TV, di reagire. Il non abbattermi, il metterci tutto me stesso, il cuore, l’amore, la passione hanno reso il giusto equilibrio tra la simpatia dei miei modi buffi e questa ostinata voglia di farcela. Molti si riconoscono in questa caratteristica. Mi hanno supportato, gioito con me ed anche pianto, ancora oggi ricevo centinaia se non migliaia di messaggi che testimoniano stima, affetto, rispetto. Non da ultima, una cosa molto apprezzata è stata l’onestà ed il coraggio di aver affermato di aver sbagliato. Questo mi ha fatto capire che in Italia c’è bisogno di modelli positivi, che la gente ha voglia di credere che qualcuno che fa le cose per bene esiste ancora. Specie certi ragazzi molto giovani, hanno trovato quasi un modello di riferimento comportamentale, mi chiedono consigli che vanno oltre la cucina, oltre la Tv, colpiscono il cuore, vanno sul personale e mi sento una sorta di fratellone maggiore che dà il consiglio giusto quando richiesto. Mi piacerebbe tornare a fare una cosa in Tv solo per non perdere questo calore, questo affetto mi riempie davvero il cuore. Ed ad ogni messaggio letto, ogni attestato d’affetto io rispondo, dovessi metterci un giorno, ma cerco di rispondere sempre a tutti. Perché? Semplicemente mi fa bene al cuore, ne vale davvero la pena. Tornando ai nostri cari “famosi” (che stimo e ringrazio per tanto affetto, mi ha davvero colpito questa cosa!) io non lo so davvero, qui ci vorrebbe il buon Aldo Grasso per spiegarmi il fenomeno. Credo tuttavia che valga più o meno lo stesso discorso fatto in precedenza, ma visto da una prospettiva diversa: è gente abituata allo show e quando vede qualcuno un po’ più “vero” davanti ad una telecamera lo capiscono, lo riconoscono e finiscono per affezionarsi.

Ricordi qual è stata la prima cosa che hai cucinato in vita tua? E l’ultima? Oggi, ad esempio, hai cucinato qualcosa?

Sì, come se fosse ieri. Da piccolo ero spesso solo in casa, i miei lavoravano fuori tutto il giorno e noi abitavamo in una villa di campagna, nessuna anima viva per chilometri.

Mi vedevo costretto spesso per necessità a mangiare da solo. Una volta mia madre mi lasciò per pranzo qualcosa che a me non piaceva, non ricordo esattamente cosa fosse, ma ricordo benissimo che mi misi risoluto ai fornelli e inventai il mio primo piatto. Erano delle uova strapazzate annegate in una tonnellata di sottilette fuse, cotte nel burro. Erano squisite. Lo chiamai “uovo margherita” perché c’era talmente tanto formaggio che ricordava la pizza.

Oggi guarda caso ho preparato delle uova, un po’ più complesse, nella preparazione ma sempre di uova si tratta. È un cestino di frolla con del cotto, uova, parmigiano, e una spruzzatina di curry. Cotte in forno per pochi minuti facendo attenzione a cuocere per prima la frolla (io metto quella classica, dolce, adoro il contrasto). Quasi un finger food, facile da preparare, ma molto goloso.

Descrivi ogni giudice usando un ingrediente a tua scelta e spiegaci il perché di tale scelta.

Cracco è una capasanta, ha un bellissimo guscio, quasi inattaccabile dall’esterno. La sua figura trasuda carisma e una certa durezza, ma se si riesce a fare breccia in quello sguardo, a trovare la chiave di volta che apra quel coriaceo guscio è un esperienza unica ed indimenticabile. Gustoso, vellutato ma al contempo sostanzioso e sostanziale. Un uomo tutto d’un pezzo, che sa ciò che vuole e sa come ottenerlo. In più potrebbe nascondere qualche perla, io credo di averne scovato un paio seguendo i suoi insegnamenti e, di questo, gli sono grato.

Barbieri più che un ingrediente lo assocerei ad una preparazione, che poi da quanto ne so è anche uno dei suoi piatti preferiti. La lasagna. Per prima cosa perché è un emiliano DOC e la lasagna è il piatto per eccellenza di quella splendida zona. Poi credo abbia una personalità molto vasta, stratificata, molto più complessa di quello che emerge in Tv. Sa essere severo e duro come la crosticina che si forma sul primo strato di lasagna, ma anche morbido e voluttuoso come la besciamella che lui ama. Per ultimo il ragù che sta in mezzo è il tocco di classe che lo caratterizza e lo rende unico.

Bastianich è il peperoncino: colorato, aromatico, sfizioso. Più che un uomo una religione, uno stile di vita. Il “restaurant man” impeccabile nella sua professionalità ma che sapeva regalare il tono in più, la battuta che non ti aspetti. Con lui può succedere di tutto, di scottarti la lingua, o di restare piacevolmente sorpreso dalla complessità degli aromi che sa regalare. Un mito.

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In quasi tutte le altre interviste abbiamo visto la classica domanda “progetti per il futuro?”. Noi vorremmo vederti in tutte le prossime edizioni di MasterChef, tu invece dove ti vedi tra un anno?

Non lo so davvero. Spero di cambiare lavoro e potermi occupare di cucina in maniera più diffusa. Non so di certo cosa succederà, credo lo scoprirò molto presto. Qualche offerta di collaborazione con diversi ristoranti della mia zona è già arrivata e credo partirò da qui e poi si vedrà. Di sicuro mi piacerebbe portare avanti il progetto del mio libro, alcuni precedenti storici esistono, parlo di Montalban con il suo “Ricette Immorali” o la Allende con il suo “Afrodita”, ma confrontarmi con scrittori talmente grandi è quasi impensabile. Di sicuro vorrei che il libro fosse bello, non solo per le ricette ma anche da leggere, che portasse il lettore in una strana dimensione, quasi onirica, sognante. ironica ma anche dannatamente funzionale, quando si tratta di cucinare. Può un libro di cucina riuscire in questo miracolo? Non lo so, ma varrebbe la pena provarci. Poi ci sarebbe la Tv, ma qui se non vengono proposte dall’alto non credo ci sia molto che io possa fare. Valuterei cose interessanti, che possano mettere alla luce la mia personalità, che mi diano la facoltà di rapportarmi con quel pubblico che sembra volermi bene. Non credo di avere il phisique du role per un programma alla Parodi per intenderci. Ma per il resto sarei disponibilissimo a tentare. Mi piacerebbe, come già detto, mantenere questo bellissimo feeling con la gente, è una cosa che mi rende davvero felice.

Se una persona totalmente ignorante sull’argomento Sicilia ti chiedesse tre luoghi da visitare assolutamente e tre piatti da provare, cosa gli consiglieresti?

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita (Johann Wolfgang Goethe). Mi riallaccio ai miei cari romantici citando Goethe, ma era necessario. Solo da parole così intense si può intuire il fascino di una terra, la Sicilia, tra le più belle e varie dell’intero pianeta. La Sicilia va vista tutta! Consiglio mio, venite in macchina, giratela tutta: dall’entroterra al mare, dal barocco di Ibla ai templi di Agrigento, fermatevi a Siracusa e fate un salto nel tempo assistendo ad una rappresentazione classica nel suo bellissimo teatro, perdetevi nel centro storico di Palermo e assaporate la vita notturna catanese, arrampicatevi sull’Etna e poi fate un tuffo nell’acqua cristallina di Taormina. Troppi, tanti luoghi da visitare e per ognuno di essi c’è un piatto, un profumo, una ragione  che non troverete altrove. Ti dico tre piatti che vale la pena assaggiare: l’arancino (o arancina dipende dalla zona), lo conosciamo tutti. Reso celebre da Camilleri nei suoi romanzi è il nostro street food per eccellenza, una genialata che ha bisogno di giorni di preparazione, amore e arte nel suo confezionamento, ma che si mangia di gusto in pochi minuti. Poi, il cous cous di Mazzara del Vallo: complici i mori che nelle loro invasioni si fusero con la popolazione siciliana e con la loro cultura, lasciando un segno indelebile visibile sia nell’architettura sia in questo piatto, ricco e povero nello stesso tempo. Golosissimo, fatto di pesce fresco e verdure di stagione. Qualcosa che difficilmente troverete in altre regioni italiane. Bisognerebbe andare in nord Africa per trovarne di così buono. Infine, la pasta alla Norma, la leggenda la vuole protagonista di aneddoti che ancora si fondono con l’arte. Di musica si tratta stavolta, si racconta infatti che Nino Martoglio, noto commediografo catanese, davanti a questo piatto di pasta esclamò: «è una norma!» in riferimento alla celebre opera di Vincenzo Bellini. Pasta generosa, fatta di melanzane fritte, ricotta salata, basilico fresco e pomodoro. Se fatta a regola d’arte è davvero qualcosa di unico.

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Ultima domanda (tradizione vuole che le domande siano dieci, ci dicono dalla regia): hai qualcosa da chiedere a IvanMasdergieff?

Sì, certo. Visto che IvanMasdergieff ha quasi più follower di un cantante rock, quale sarà il suo futuro? È necessariamente legato al mio o pensi che potrà vivere di luce propria?

Sinceramente pensavamo di “regalarti” la password dell’account una volta finito il programma, così che tu possa sentirlo come una cosa anche tua, magari continuando comunque a scrivere quando ne abbiamo voglia,  perché siamo certi che, nei prossimi mesi, avremo modo di commentare nuovamente le tue eroiche gesta.

 

Direi che ti abbiamo già fatto troppe domande, più o meno interessanti o stupide, quindi concludiamo dicendoti che ti vogliamo davvero parecchio bene e che la tua eliminazione brucia ancora e grida vendetta. Onorati di averti rotto le scatole in queste settimane di MasterChef, tra twitter e facebook.

Grazie Ivan, davvero 537625_10200100650869488_521182044_n.jpeg M&S

Vi voglio bene ragazzi, grazie per avermi accompagnato in quest’avventura. Senza di voi non sarebbe stata la stessa cosa.

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