Roberta Maggio: la creatività è nella scelta dell’idea giusta

Voi avete seguito o sentite mille volte un tormentone (su Twitter il tormentone è #–> hashtag) creato, pensato, lanciato da lei e ora che l’avete scoperta inginocchiatevi al cospetto della regina @ubimaggio e leggete la sua intervista in religioso …Leggi tutto

3u.jpg

Voi avete seguito o sentite mille volte un tormentone (su Twitter il tormentone è #–> hashtag) creato, pensato, lanciato da lei e ora che l’avete scoperta inginocchiatevi al cospetto della regina @ubimaggio e leggete la sua intervista in religioso silenzio:

Tu sei la Queen, spieghiamolo al mondo il perché.

Da quando ho azzeccato qualche hashtag che è finito nei TT mi chiamano la Regina degli hashtag ma in realtà tutto nasce dalla mia foto con la corona che è venuta prima.

Quando mi sono iscritta a Twitter ho scelto per il profilo questa foto, scattata al matrimonio di un’amica. Avevo visto una corona (oggetto che amo) fra i giocattoli della baby sitter e me la ero messa in testa. Il fotografo mi ha chiesto di girarmi e ha scattato. Dunque quella che sembrerebbe una foto in posa, da Regina di Twitter, nasce invece per caso e per gioco. Poi sono arrivati gli hashtag fortunati, ma non è vero che ho sempre l’hashtag pronto, anzi, non amo affatto quando me li chiedono “su commissione”. Quando lanciai #aeiouy un amico, per la velocità e la potenza con cui si affermò, mi paragonò a Bolt. La verità è che con Bolt ho in comune solo la scarpa slacciata: li faccio senza ricercatezza. Se mi vengono ok, a tavolino non riesco.

1.jpg

Oltre a creare tendenze, nella vita di tutti i giorni (mamma mia che termine antico che ho usato) cosa fai?

Mi occupo dei nuovi media al Partito Democratico. Dunque anche quando sono su Twitter ho la scusa che sto studiando e lavorando!

Sei fidanzata, sposata, innamorata, single o votata alla castità? Insomma, se qualcuno ti volesse invitare a cena, potrebbe?

Fidanzatissima, anche se, visto che il mio compagno non è sui social network, qualcuno pensa che io abbia un fidanzato immaginario.

Ora la Rete sta diventando, sembra, l’unico mezzo che i politici hanno per farsi campagna pubblicitaria. Essendo un’arma a doppio taglio questo può rovinare la reputazione di un politico nel giro di 2 #… tu, in pochi punti, cosa consiglieresti di NON fare agli uffici stampa o addirittura a loro direttamente?

Innanzitutto non usare i social network come un’altra forma di propaganda: io parlo e voi ascoltate. La natura dei social è orizzontale, si è tutti immersi in una conversazione. Questo non significa dover rispondere a tutti, in molti casi semplicemente impossibile, ma accettare il confronto. Capisco che la maggior parte dei politici non sia abituata, anche per un semplice fattore anagrafico, a queste nuove forme di comunicazione, ma o si usano i social media secondo la loro grammatica oppure è meglio non esserci. Poi devono stare attenti, molto più di noi, a quello che scrivono, twittano e retwittano, ma sul potere e la responsabilità ci aveva già detto tutto l’Uomo Ragno.

2u.jpg

Dove ti si può trovare oltre a twitter in rete?

Sono su Facebook (http://www.facebook.com/robertamaggio) e da qualche settimana ho un blog sull’Huffington Post Italia http://www.huffingtonpost.it/roberta-maggio/

È di pochi giorni fa la polemica su Tw a causa di un giornalista che utilizzando l’#ancoratu di @nomfup ha creato un articolo intero, il tutto senza citare il creatore. Che punto di vista hai su questa questione?

Qui mi scaldo..e non solo perché nell’articolo non ha citato il creatore dell’hashtag, ma anche perchè alle critiche su Twitter ha risposto: “Come se gli hashtag (e le parole) fossero davvero di qualcuno”. Certo che sono di qualcuno, non meno dei singoli tweet. Nonostante gli articoli sui tweet siano diventati quasi un genere letterario, molto spesso capita che gli autori non vengano citati e i creatori degli hashtag ancora meno. Io stessa ho vinto 2 premi (il Blogfest e i TA12) con l’hashtag #vadaabordocazzo, eppure in nessun articolo era citato il mio nome, mentre per tutti gli altri premi sì.  Insomma l’hashtag è trattato un po’come il figlio della schifosa, mentre spesso è il colpo di estro che fa da fil rouge ai nostri tweet. E non ha alcun senso dire che #ancoratu è di Battisti; la creatività è nella scelta dell’idea giusta. Ok, mi calmo.

La polemica più sterile che ti ha colpito o che hai seguito in rete?

Ho trovato abbastanza avvilente Gasparri che non riteneva meritevole di risposta un suo interlocutore perchè detentore di soli 48 followers, come se il numero di persone che sceglie di seguirti fosse l’unità di misura del tuo valore. Per un Gasparri che lo dice temo però ci siano anche altri che lo pensano. Parafrasando l’ormai abusata citazione di Gaber: “Non temo il Gasparri in sè,ma il Gasparri in me.”

4-1.jpg

3 profili da consigliare su twitter?

Se me ne avessi chiesto uno ti avrei risposto @nomfup. Trovare tanta intelligenza, cultura, simpatia e garbo in una sola persona ha quasi dell’incredibile. E infatti lui dice di avere un profilo collettivo, invece è uno ed è Filippo Sensi. Se potessi scrivergli io la bio di Twitter userei la frase di Andrea Pazienza: «E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine.»

Poi, la Regina che è in me non può non essere un po’campanilista, dunque vi consiglio un campanile: @big_ben_clock, profilo surreale che ad ogni ora vi allieta con i suoi BONG.

Ah, e poi c’è un certo franco_sala… ma se non siete vip mi sa che non vi fila.

(ahahahaha oddio ti amo Queen! NB: se non sai chi è Franco Sala cerca #ilnostroeroe creato dalle sue vittime)

Sei felice?

Oggi anche di più perchè mi hai intervistato tu! #SBAM (solo <3 per te Queen!)

 


 

© Riproduzione Riservata

Commenti