Marco Mazzoli: non mi sono mai preoccupato di tapparmi la bocca

Lui è Marco Mazzoli signori e signore, lo ignorate? Non lo seguite? Non lo ascoltate? Vi sta sulle palle? Ma che vi piaccia o no lui ha creato il programma radiofonico più ascoltato in Italia, e se in qualche altro …Leggi tutto

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Lui è Marco Mazzoli signori e signore, lo ignorate? Non lo seguite? Non lo ascoltate? Vi sta sulle palle? Ma che vi piaccia o no lui ha creato il programma radiofonico più ascoltato in Italia, e se in qualche altro programma radio vi è capitato di sentire la telefonata di un ascoltatore dove  esordiva con “Io ascolto lo Zoo di 105 Stronzi” beh, quella è assolutamente, totalmente, completamente colpa sua. Ecco a voi il Mazzoli che non piace.

Quest’anno l’avresti detto che dopo tutti i casini che ci sono stati all’interno del tuo gruppo, Lo Zoo di 105, sareste stati ancora per una volta il programma più ascoltato d’Italia?

Se devo essere sincero, inizialmente mi sono letteralmente cagato addosso! Come molti sanno, la notizia della fuga dei miei ex tre colleghi l’ho ricevuta solo pochi giorni prima della fine dell’anno, quindi, mi sono trovato solo e nel panico totale! Avevo solo 17 giorni per inventarmi qualcosa e rimettere in piedi una squadra che potesse compensare una perdita così importante. Sarà stata la fortuna, l’intuito o semplicemente il“Culo”, ma la scelta di portare Maccio Capatonda, Ivo Avido e Herbert Ballerina dal video alla radio è stata azzeccata e vincente! Se poi aggiungiamo il genio di Gibba, la creatività di Alan Caligiuri e la mia instancabile voglia di fare al meglio il mio lavoro, beh, la missione impossibile è riuscita più che bene. Non solo siamo rimasti il programma più ascoltato dalle 14 alle 16, ma in assoluto su tutte le fasce. Quando guardo quei dati, mi scende la lacrimuccia!

Qual è il motivo per cui lo ZOO di 105 funziona, funziona sempre e da sempre?

Credo che la forza del programma sia da sempre il linguaggio “comune” che viene usato durante la diretta. Nonostante le diverse querele prese in questi 13 anni, nessuno di noi si è mai preoccupato di tapparsi la bocca. Noi diciamo quello che la maggior parte degli Italiani pensa e vorrebbe gridare in un microfono. E poi “gli Zoofili”, chi ascolta lo Zoo non è un semplice ascoltatore, ma uno della famiglia, chi ascolta lo Zoo sente di appartenere ad un mondo a parte, dove per due ore al giorno stacca la spina dalla realtà.

In onda spieghi spesso che la tua giornata per lavoro inizia presto e ti trattieni anche dopo la diretta per organizzare le scenette o i collegamenti. Come nasce una puntata dello Zoo?

Io vivo in radio. Non ho orari ben precisi, se potessi dormire in studio, lo farei più che volentieri, ma credo che mia moglie non sarebbe felicissima. La mia giornata in radio inizia alle 9:30 e finisce quasi sempre alle 20:00, spesso anche più tardi. Mediamente scriviamo, recitiamo e montiamo 10 scenette al giorno. Anche se gran parte dei blocchi vengono trasmessi una volta sola, la cura per ognuna è maniacale spesso tra scrittura, recitazione e montaggio, impieghiamo ore per confezionarle.

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Il talento radiofonico che ti senti d’aver scoperto tu per primo?

Aiuto, che responsabilità! Beh, Alessandra Zacchino, Dario Spada, Dj Aladin, Alan Caligiuri e altri tre che una volta lavoravano per me, ma hanno preferito passare alla concorrenza (ride). Radiofonicamente anche Maccio, Ivo, Herbert e qualche altro di cui mi vergogno, quindi non lo nomino.

Nel 2008 vinci il primo premio al Montecarlo film festival con la tua sceneggiatura “The Theory”, da lì in poi come si è sviluppata la tua carriera da sceneggiatore?

‘Na merda (ride). E’ una passione che coltivo da parecchio tempo, ma evidentemente le mie sceneggiature stanno bene nella cartella nascosta sul mio desktop. Comunque non mi arrendo, prima o poi qualcuno che ha soldi da buttare nel cesso lo trovo per produrre qualche mia schifezza cinematografica. Se hanno fatto un film Costantino e Interrante tutti possono sperarci.

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E poi le ristampe continue della tua biografia dell’anno scorso “Radiografia di un DJ che non piace”. Questi lavori di grande successo ti hanno dato la possibilità d’affacciarti ad un altro pubblico al di fuori degli ascoltatori dello Zoo? O meglio, vuoi poter arrivare ad un altro pubblico o agglomerare “adepti” a chi già ti segue?

Ad essere sincero, il mio primo libro l’ho scritto, perché avevo parecchio da raccontare a chi mi ascolta da anni e pretendeva delle spiegazioni, specialmente in merito alla separazione con i miei ex collaboratori. Il libro è andato decisamente meglio di quello che mi aspettavo, infatti la casa editrice mi ha chiesto di scriverne subito un altro. In realtà l’ho quasi finito e dovrebbe uscire a metà Ottobre. Non credo che i miei libri attirino persone che non conoscono “lo Zoo”, ma a detta di molti ascoltatori, il mio libro è stato il primo che hanno letto, quindi posso vantarmi di aver ottenuto l’effetto contrario, ho portato un po’ d’ignoranza nel mondo della letteratura.

La fedeltà che susciti negli ascoltatori è notevolissima, l’ho notato durante la bagarre successa poco tempo fa con la scissione di una parte del gruppo dello Zoo che poi è passata ad un altro colosso radiofonico (Radio Deejay). Come riesci a fidelizzarli come se fossero davvero tuoi amici, a farli sentire realmente parte del tuo programma?

Passo la mia vita su Facebook, uno dei modi più veloci ed efficaci per poter avere un contatto con tutti, specialmente quelli lontani. Cerco sempre di rispondere a tutti, è fondamentale rapportarsi con chi mi ascolta, alla fine sono loro che decidono se quello che sto facendo va bene o meno. Io non sono un Vip e non sopporto quelli che fanno il mio lavoro e si atteggiano da super star. In questo settore ci metti una vita ad arrivare in cima e 5 minuti a finire nel dimenticatoio. Ho sempre tenuto i piedi per terra e ho sempre cercato un rapporto paritario con chi mi ascolta, perché se sono qualcuno è solo grazie a loro. Con alcuni sono diventato amico e ci esco a cena, con altri mi scambio sms o mail e con alcuni ci litigo di brutto. Come nelle compagnie di amici, si ride, si scherza, si parla di cose serie e a volte ci si prende a pugni. Cerco di far vivere lo Zoo anche prima e dopo la diretta, scrivendo pensieri, pubblicando foto dei fuori onda o semplicemente di quello che mi accade di assurdo ogni giorno (e fidati, mi succede di tutto).

Succede spesso che in momenti di depressione o di sconforto, sono gli ascoltatori che mi tirano su il morale e mi danno la carica per non mollare mai. Credo che il rapporto che c’è tra Zoo e Zoofili sia veramente unico.

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I tuoi obiettivi (sei molto ambizioso, chi ti segue lo sa bene): cosa vorresti fare e cosa sei sicuro riuscirai a fare?

Il mio prossimo obiettivo è trasformare i miei due libri in un film che racconta la storia dello Zoo, perché in tutto il casino che ho combinato nella mia insulsa carriera, c’è un bel messaggio: Anche in un paese di merda come il nostro, dove non esiste la meritocrazia, dove occupi posizioni importanti solo se conosci le persone giuste o se ci vai a letto, puoi comunque raggiungere dei risultati, senza leccare il culo a nessuno, anzi, andando contro tutto e tutti e lo Zoo di 105 ne è un esempio.

La tua più grande soddisfazione lavorativa di tutti i tempi, tralasciando gli ultimi dati d’ascolto?

La mia più grande ed unica soddisfazione in generale è “Lo Zoo di 105”, ho dedicato tutto a questo programma, rinunciando a molto, ma in cambio, ho ricevuto le più grandi soddisfazioni che uno del mio settore potrà mai ricevere.

La formula dello Zoo in tv ti soddisfa? Potrebbe cambiare o modificarsi in futuro?

Diciamo che dopo la 5° edizione su Comedy Central (Sky), è arrivato il momento di cambiare formato e spingerci oltre. Diciamo che stiamo lavorando su tre progetti: due per Sky in definizione e uno per Mtv, ma non posso spifferare nulla.

Tu sei realmente un appassionato di musica House, la EMI sta portando a termine un progetto in questi mesi per selezionare la migliore produttrice italiana con SheCanDj. Se tu fossi in giuria cosa noteresti nel lavoro della partecipanti per prima cosa?

La creatività! Io che amo la musica da discoteca, trovo che manchi un po’ di sana inventiva. Ormai le canzoni si assomigliano tutte. Cercherei qualcuno con delle idee nuove.

Stefania, tua moglie, è gelosa e non è mai infastidita di sapere che nel programma più ascoltato d’Italia spesso si parla anche della sua vita privata?

Dipende! Stefania è la donna della mia vita, non potrei stare con nessun’altra, lei è l’unica che riesce a sopportare la mia follia, le mie seghe mentali e tutti i casini che creo ogni santo giorno. Non è gelosa, anche perché non le do modo di esserlo (sono l’uomo più fedele del mondo) s’incazza raramente e solo se parlo di cose troppo intime, tipo quando scorreggia nel letto o se prendo in giro sua mamma o suo padre. E’ una persona estremamente intelligente, quindi capisce che io vado in diretta tutti i giorni e cerco materiale da tutte le parti, specialmente in casa e questo, spesso, comporta farle fare figure di merda.

Una domanda da donna romantica, puoi anche non rispondere se non vuoi: come ti ha conquistato e poi, tu come hai fatto a conquistarla?

So che non mi crederai, ma il Mazzoli nella vita privata è romanticissimo. Mia moglie l’ho conosciuta ad una mostra di quadri di un’artista Giapponese che dipinge con le ceneri dei suoi famigliari. Uno schifo! Immagina le sue cene di Natale: “Ragazzi, devo dipingere un nuovo quadro…chi ha voglia di morire?”. Ero stato invitato da un amico ed ero totalmente fuori luogo, poi è passata lei, un angelo che mi ha letteralmente tolto il fiato. Dopo qualche minuto e con una serie di umiliazioni, sono riuscito a conoscerla e lei ha esclamato: “Ma tu sei Fargetta?!” Beh, da quel momento ad oggi, non ho mai smesso di amarla un istante e posso tranquillamente dichiarare che lei è la donna con cui voglio passare il resto dei miei giorni. Se vi è uscito del miele dallo schermo è colpa mia. 41467_1442178136_8338_n.jpg

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