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The Newsroom: well done, Mr. Sorkin.

Quando si comincia a guardare una nuova serie, dopo quante puntate se ne può parlare? Dopo quanti episodi si delineano le linee guida? Per quanto mi riguarda sarebbe cosa buona e giusta aspettare fino alla terza puntata prima di esprimere …Leggi tutto

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Quando si comincia a guardare una nuova serie, dopo quante puntate se ne può parlare? Dopo quanti episodi si delineano le linee guida? Per quanto mi riguarda sarebbe cosa buona e giusta aspettare fino alla terza puntata prima di esprimere la propria opinione. È una cosa personale, me ne rendo conto. Un po’ come quando nelle rom-com c’è il babbeo del film che chiede all’amico figo quanti giorni deve aspettare prima di chiamare l’unica ragazza al mondo che s’è degnata di dargli il numero di telefono. “Devi aspettare almeno tre giorni. Io solitamente aspetto cinque giorni, ma tre è già un buon numero”. Ecco, anche secondo me tre è un buon numero. Ma ci sono le eccezioni. The Newsroom è una di queste.

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Quel figo di Sorkin

Aaron Sorkin è uno di quei nomi che quando viene pronunciato scatena emozioni contrastanti. Ci sono pochissimi che si scocciano (solitamente snob con la pipa in radica che tentano di trovare una presa di posizione unica che li renda agli occhi degli altri almeno un poco interessanti), moltissimi che esultano giustificatamente ed infine altri che cominciano a battere le mani e ad emettere versettini di puro godimento. Aaron Sorkin è uno che ha i fan. Parliamo del premio Oscar per la sceneggiatura di The Social Network, dell’ottimo Moneyball: L’Arte di Vincere e dei più datati Codice d’Onore e Il Sospetto. Per la televisione il nostro ha scritto quei capolavori di West Wing e Studio 60 on the Sunset Strip. Se non avete visto nulla di tutto quello che abbiamo appena citato, gioite: avete veramente tanta roba da recuperare. Se invece volete una breve descrizione, vi posso dire questo: parliamo del fenomeno degli sceneggiatori. Si tratta di un uomo in grado di utilizzare la parola, il dialogo, per costruire quelle che nelle sue mani sembrano sequenze action. Una scrittura unica, veloce, fulminante ed estremamente divertente. Nodi narrativi che si sciolgono a furia di parole. Sorkin è indiscutibilmente uno degli sceneggiatori più importanti della nostra generazione. La sua ultima creatura si intitola The Newsroom ed il pilota è andato in onda questa domenica su HBO. Allora: creatore e sceneggiatore Aaron Sorkin. Regista e produttore Greg Mottola, già dietrola macchina da presa per alcuni episodi di Arrested Develompment e di film come Suxbad e Adventurland. Cast composto da Jeff Daniels, Emily Mortimer, Alison Pill, Dev Patel, Sam Waterston e molti altri. Ora: come si fa ad aspettare tre episodi prima di parlare di una serie del genere?

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Vi voglio già bene

The Newsroom racconta la storia di Will McAvoy (Daniels), anchorman di successo da poco caduto in disgrazia a causa di un suo controverso discorso pubblico. L’uomo, noto per non aver mai preso una posizione precisa nel dibattito politico americano, ha sottolineato (in uno sfogo memorabile posto nel prologo del pilot che tende la mano idealmente a Quinto Potere) le pecche del suo paese, lamentando il fatto che gran parte della colpa sia proprio dell’informazione. Per McAvoy i media non svolgono più il loro lavoro. Con il tempo l’informazione s’è trasformata ed è diventata altro rispetto a quello che dovrebbe essere. Spettacolo, intrattenimento, presa in giro, lavaggio del cervello di un popolo preda di ignote paure. Un sacco di cose. De certo non è più quell’arte nobile che era un tempo. Quella dei Edward R. Murrow o dei Walter Leland Jr. Cronkite, ovvero di quei giornalisti che hanno cambiato la Storia americana. McAvoy dopo due settimane di vacanze forzate, torna al lavoro e trova una bella sorpresa. Il 90% della sua squadra l’ha abbandonato e il suo superiore (Waterston) gli ha tirato un tiro mancino: gli ha trovato un’altra squadra. Peccato che la sua nuova produttrice esecutiva (la Mortimer) sia una sua vecchia fiamma e che McAvoy con il tempo sia diventato cinico, disilluso e anche un po’ stronzo con chi lavora con lui. E la domanda è: riuscirà Will McAvoy insieme a Mackenzie MacHale a mettere insieme un nuovo telegiornale. Un nuovo telegiornale, nel senso di un vecchio telegiornale; uno di quelli fatti per cambiare il mondo. Uno di quelli fatti per informare la gente. Uno di quelli fatti per bene.

012.jpgThe Newsroom per quanto mi riguarda si porta a casa un 10 secco. Mi sa che sono uno di quelli che quando sente il nome di Sorkin batte le mani e emette versettini equivoci. Che vi devo dire? Mi sono emozionato, commosso, indignato, ho riso e mi stava quasi per spuntare una lacrimina. Il tutto in poco più di un’ora di pilota. Nulla da dire sui dialoghi, se non che siamo al solito di fronte a numeri funambolici da pelle d’oca. Nulla da dire sugli attori tutti in grandissima forma. Nulla da dire sulla storia, che prende in prestito la tragedia ambientale del 20 aprile del 2010 della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della BP. L’unica appiglio a cui si possono attaccare i pochi detrattori (o quelli oggi poco entusiasti) è la forma con cui è stata confezionato questo pilota. Greg Mottola è uno strano regista: è l’opposto di uno come Sorkin. Se lo sceneggiatore passa la vita a bullarsi delle sue incredibili capacità, il regista ci tiene a passare quasi sotto silenzio. Mottola non ci tiene a stupire lo spettatore con effetti speciali; preferisce adeguarsi a uno stile, prendere le caratteristiche fondanti di un genere e farle proprie. The Newsroom ha uno stile volutamente retrò, distante dai virtuosismi tecnici che ormai siamo abituati a vedere su piccolo schermo. Mottola riprende fieramente in mano uno stile televisivo targato anni novanta e lo utilizza con grande classe e conoscenza, trovando una chiave di lettura perfetta per il pilota. Insomma, se questo è l’inizio, c’è veramente di che gioire. Ah, 2 milioni e settecentomila spettatori, il terzo miglior risultato di sempre per un drama.

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