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Uve francesi di Toscana

Generalmente si osservano, e si bevono, i vini ottenuti da vitigni internazionali con una certa diffidenza. Invece di godere, in maniera più o meno ampia, del sorso, si inizia a sottolinearne i difetti, con buona pace dell’esterofilia; pratica tanto amata …Leggi tutto

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Generalmente si osservano, e si bevono, i vini ottenuti da vitigni internazionali con una certa diffidenza. Invece di godere, in maniera più o meno ampia, del sorso, si inizia a sottolinearne i difetti, con buona pace dell’esterofilia; pratica tanto amata dalle nostre parti soprattutto in rapporto al vino. Certamente l’autoctono, in particolar modo in un paese come il nostro, deve essere visto come una risorsa distintiva.

Tuttavia non si capisce come un Merlot o un Cabernet Sauvignon allevato da oltre 30 anni su un territorio, non si possa considerare in qualche modo allo stesso livello di un vino autoctono. Molti obietteranno che la diffusione sul territorio nazionale di questi grappoli sia stata enfatizzata dalla facilità di adattamento dei medesimi e dalle nuove tendenze enologiche, piuttosto che da altri fattori. Basandoci tuttavia sulla inappellabilità dell’assaggio, si nota come alcune aziende, anche in annate recenti come la 2010, siano riuscite a realizzare, con la complicità degli stessi terroir, una sorta di tipicità alla toscana per queste varietà.

A Suvereto, ad esempio, il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Petit Verdot in poco più di 30 anni sono riusciti ad ambientarsi sui terreni argillosi e ferrosi di queste zone. Lo dimostrano, tra gli altri, il Redigaffi dell’azienda Tua Rita e il nuovo vino dell’azienda Rubbia al Colle chiamato Le Pulledre. Il primo vino è un classico, l’azienda prese vita all’inizio degli anni ’80, del territorio e dell’enologia italiana. Un’etichetta simbolo, tanto è vero che in pochi anni si vide collocato, in particolar modo dalla stampa di settore straniera, come uno tra massimi vertici della produzione enologica italiana. Il Redigaffi tuttavia non può essere definitivo semplicisticamente come un vino per stranieri, ma come un’etichetta talmente buona da mettere d’accordo un po’ tutti.

Un aspetto che non mancherà neppure al Le Pulledre Rosso Toscana Igt, frutto di un mix tra il tradizionale Sangiovese e i vitigni bordolesi che a Suvereto paiono ora più che mai di casa.

 

 

I MIEI CONSIGLI

Tua Rita Redigaffi 2010

(96/100 al vino, 98/100 in abbinamento)

 

Merlot 100% dal naso potente in cui dominano le note di geranio, rosa appassita, frutti di bosco, spezie dolci. Bocca pulita, intensa, che non manifesta le note verdi tipiche del vitigno in versione acerba. Da provare con la cacciagione o anche in solitario, per capire che cosa sia un grande vino in senso assoluto.

 

Le Pulledre Rosso Toscana Igt 2010

(89/100 al vino, 94/100 in abbinamento)

 

Blend di Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Syrah, cui si aggiungono i toscanissimi Sangiovese e Cigliegiolo, vinificati separatamente a seconda delle esigenze del vitigno e dell’annata. La volontà è quella di fare un vino che esprima, anno dopo anno, soltanto il meglio del territorio. Immancabile, viste le grandi doti di bevibilità, con una bistecca alla brace.

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