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Si salvi chi può

«Conosco un comico che disse culo/ per disgustare il suo paese/ il giorno dopo, lo giuro/ tutto il paese se lo contendeva/ per fargli dire culo a muso duro/ e il suo successo era tale/ che fu invitato nella cattedrale/ …Leggi tutto

«Conosco un comico che disse culo/ per disgustare il suo paese/
il giorno dopo, lo giuro/ tutto il paese se lo contendeva/
per fargli dire culo a muso duro/ e il suo successo era tale/
che fu invitato nella cattedrale/ per fargli aggiungere che dio è un maiale.»
M. Serra, Comici

Ieri al tradizionale concerto del primo maggio un tizio che canta in un gruppo musicale noto a stento ai parenti dei musicisti ha recitato un comizietto satirico-blasfemo in cui ha fatto la parodia delle parole della consacrazione eucaristica elevando, al posto dell’ostia, un preservativo. Oggi se ne parla in giro, a dimostrazione che il tizio è furbo e a noi piace caderci con tutte le scarpe.

Che dirne? Ognuno ha il dio che merita, ognuno elevi ciò che crede, ognuno sbeffeggi quel che gli pare sbeffeggiabile e ne sia contento, se ne è capace. E soprattutto: ognuno intenda la salvezza come può, secondo le dimensioni del proprio cuore e del proprio cervello.

Ciò detto, aggiungerò solo che prendere per i fondelli i cristiani non è difficile. Certo, ci fu un tempo in cui era anche sconveniente e francamente pericoloso, ma non è di questo che voglio parlare. Una religione che predica l’incarnazione (comprensiva, se mi si lascia passare l’assunto senza troppi contropeli teologici, di quel peculiare e ricorrente farsi carne del divino nel pane eucaristico) dovrebbe essere preparata alle prese in giro. L’apostolo Paolo, uno che di cristianesimo un po’ ne capiva, parlò a tal proposito di “scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”. Insomma, non è successo niente, circolare.

P.S.: inviterei il tizio di cui sopra (non l’apostolo Paolo, quell’altro) a cimentarsi in imprese più ardite che, qualora riuscissero, sarebbero per lui ben più lusinghiere. Provi a prendersela col Dio di Spinoza, per dire. Riuscire a uscirne vivo sarebbe, quello sì, un fatto rilevante, per il quale menar vanto e del quale varrebbe la pena parlare.

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