Dalla Blogfest all’Arizona con Massimo Bottura

Parlando con amici durante la Blogfest appena conclusasi a Rimini, si ragionava come noi italiani abbiamo perso l’innocenza nel nostro rapporto con il cibo. Non parliamo più come mangiamo, ma di come mangiamo – cosa, e quando, e quanto, e …Leggi tutto

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Parlando con amici durante la Blogfest appena conclusasi a Rimini, si ragionava come noi italiani abbiamo perso l’innocenza nel nostro rapporto con il cibo. Non parliamo più come mangiamo, ma di come mangiamo – cosa, e quando, e quanto, e perché, e dove, e a che prezzo. Continuamente. Su ogni tipo di media: giornali, libri, tivù, blog e social network. Questo nel tempo ha generato dei veri e propri mostri, confondendo livelli qualitativi e quantitativi, con un’ipertrofia mediatica che invece di chiarire ha generato confusione, impedendoci nella giungla dei giornali specializzati, foodblog, trasmissioni tv di capire chi davvero abbia qualcosa da raccontarci sul cibo e chi no, e soprattutto cosa valga la pena di essere raccontato.

Domenica, nel corso della deliziosa kermesse riminese organizzata in maniera impeccabile ed entusiasta, si sono svolti svariati eventi legati al cibo, all’interno dell’area tematica Food Blogfest. Tra questi chi ha giganteggiato suo malgrado, con l’umile carisma che solo i grandi possono avere, è Massimo Bottura.

Di grandi chef è pieno l’immaginario collettivo, e la figura imperante è quella dello chef imbronciato, con l’aria scocciata, sprezzante ed altera. Quello che ti chiede indietro il tuo grembiule trattantoti minum quam merdam.

Bottura è il contrario di tutto questo. Competente quanto umano, empatico quanto geniale nel suo lavoro. Una bella lezione per tutti: blogger, cuochi, piccole e grandi star, e pure per il sottoscritto.

Nel suo ‘’show cooking”della domenica, Bottura è riuscito a metter dentro ad un risotto parmigiano e pepe (risparmio i tecnicismi, ma in buona sostanza quello era..) arte e cultura, paesaggio e territorio, pedagogia sociale e mondialità, dal cubismo alle mondine che vivono il proprio lavoro e la propria terra ai diversi tipi di pepe da tutto il mondo. Il tutto con una leggerezza quasi fanciullesca, con una semplicità imbarazzante, con una competenza invidiabile.

Durante l’incontro, in un siparietto con Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, i due raccontavano come il Comune, con Bottura e la Ducati abbiano in cantiere un progetto di esportare negli Usa lo street food romagnolo per eccellenza, la piadina. Bottura sembrava un bambino che non vede l’ora di andare a Gardaland, e spiazzando il suo partner non ha saputo contenersi strillando: ‘’Mi è venuta un’altra idea: facciamo Los Angeles/New York sulla Route 66 e ci fermiamo di volta in volta. Il baracchino della piada è a Winslow Arizona? Tutti a Winslow Arizona a mangiare la piada, e portiamo il nostro territorio!’’. Lui ci credeva veramente, mentre Gnassi e Francesca Romana Barberini lo guardavano come se fosse un pazzo. Ma aveva l’aria di fare sul serio, e con l’entusiasmo con cui l’ha detto mi ha fatto proprio venire voglia di andare con lui a Winslow, Arizona.

 

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