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Intelligenza artificiale, ecco quali sono i temi su cui è più imprecisa (e le 10 regole per usarla al meglio)

Intelligenza artificiale, ecco quali sono i temi su cui è più imprecisa (e le 10 regole per usarla al meglio)

L’Ia sbaglia quasi 2 volte su 10 su citazioni e filosofia. Lo studio di Libreriamo e le 10 regole per un uso più corretto

Provate a chiedere a un sistema di intelligenza artificiale una citazione di Leopardi o una massima di Nietzsche. La risposta arriverà in pochi secondi: fluida, credibile, ben costruita. Eppure, in quasi un caso su cinque, sarà falsa. Plausibile, sì, ma non vera: mai scritta o dichiarata.

È questo il nodo centrale dello studio condotto da Libreriamo, portale di cultura e divulgazione letteraria, che ha analizzato quasi 1.500 interazioni con i principali sistemi di intelligenza artificiale generativa nell’arco di circa un anno. Un lavoro pensato per simulare l’uso reale dello strumento, quello quotidiano di studenti, lettori e divulgatori.

L’analisi sull’intelligenza artificiale e i suoi risultati

Sette sono state le categorie indagate nell’ambito della cultura: letteratura, poesia, libri, citazioni d’autore, massime filosofiche, opere d’arte e, come termine di confronto, grammatica italiana. Ogni categoria è stata analizzata minuziosamente su 200 interazioni, ovviamente con una verifica sistematica rispetto alle fonti originali.

I dati emersi raccontano una storia allarmante e rassicurante al tempo stesso. Allarmante nell’imprecisione sistematica dimostrata (anche alla luce della leggerezza con cui spesso l’Ia viene spesso utilizzata dagli utenti). Rassicurante perché significa che il contributo dell’uomo è ancora imprescindibile per un’informazione corretta e di qualità. I risultati hanno evidenziato che, mediamente, solo il 38 per cento delle risposte risultano corrette e verificabili. Il 44 per cento ricade nella zona grigia dei contenuti «plausibili»: coerenti, ben scritti, ma non rintracciabili nei testi originali. Il restante 19 per cento, al contrario, è semplicemente sbagliato, con attribuzioni false o errori evidenti.

A salvare la media è la grammatica: qui la correttezza raggiunge tra l’85 e il 90 per cento. Nelle discipline umanistiche, invece, il quadro si deteriora rapidamente. Nelle citazioni d’autore, i contenuti plausibili toccano il 62 per cento, nella filosofia il 65. La correttezza si ferma rispettivamente al 15 e al 13 per cento.

Il problema della verosimiglianza delle risposte

Il punto più insidioso, in realtà, non è la risposta palesemente sbagliata. No, è molto più pericolosa quella che suona bene, che sembra giusta, che nessuno va a verificare. L’Ia genera talvolta contenuti che funzionano comunicativamente, anche quando non sono autentici.

Il rischio, nel tempo, è la costruzione di quello che i ricercatori di Libreriamo chiamano un profilo culturale artificiale: Nietzsche ridotto a simbolo di forza individuale, Seneca a manuale di gestione del tempo, Dante a metafora del viaggio interiore. Un’agghiacciante limitazione culturale in cui l’autore non viene più studiato, ma riconosciuto attraverso una funzione. Non sarebbero più la complessità, la curiosità e la ricerca a guidare la conoscenza, quanto piuttosto la riconoscibilità.

Il decalogo per usarla bene

Sarebbe un grave errore rinunciare allo strumento nel timore delle sue conseguenze più negative. L’intelligenza artificiale resta una risorsa estremamente potente per ampliare l’accesso alla conoscenza. Rappresenta un supporto imprescindibile per il presente e il futuro dell’umanità, e non si può tornare indietro. Bisogna guardare avanti, combattendo la superficialità preoccupante con cui spesso la si usa, soprattutto per pigrizia.

Per questo, Libreriamo ha elaborato un decalogo in dieci punti:

1. Non sostituire il pensiero

L’intelligenza artificiale non deve sostituire il ragionamento, ma supportarlo. Le risposte che fornisce sono punti di partenza, non conclusioni.

2. Verificare sempre le fonti

Un contenuto è attendibile solo se riconducibile a un testo, a un autore e a un contesto preciso. Senza verifica, non c’è conoscenza.

3. Distinguere tra plausibile e autentico

Non tutto ciò che appare coerente è vero. La plausibilità è una forma di credibilità, non una garanzia di autenticità.

4. Riconoscere le reinterpretazioni

Molti contenuti sono rielaborazioni di concetti reali. Possono aiutare a comprendere, ma non vanno confusi con testi originali.

5. Non delegare l’apprendimento

La conoscenza richiede tempo, confronto e costruzione. L’Ia può facilitare l’accesso, ma non può sostituire il processo cognitivo.

6. Usare l’Ia per approfondire, non per semplificare

La sintesi è utile, ma non può sostituire la complessità del pensiero e delle opere.

7. Ricostruire sempre il contesto

Ogni contenuto va inserito nel suo contesto storico, culturale e teorico. Senza contesto, la conoscenza perde significato.

8. Evitare la standardizzazione culturale

Se vengono proposti sempre gli stessi autori e le stesse interpretazioni, è necessario ampliare lo sguardo e cercare alternative.

9. Integrare il confronto umano

Libri, docenti e fonti dirette restano fondamentali. L’Ia non sostituisce il dialogo e il confronto.

10. Sviluppare una competenza critica

Comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali sono i suoi limiti è oggi parte integrante dell’alfabetizzazione culturale.

Dieci regole che non hanno nulla di tecnico. Sono, semplicemente, buone pratiche di pensiero. Perché non è l’intelligenza artificiale a essere il problema, anzi. Lo è, semmai, l’uomo che smette di ragionare.

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