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L’intelligenza artificiale portata all’estremo: ora vi potrà assolvere dai vostri peccati

L’intelligenza artificiale portata all’estremo: ora vi potrà assolvere dai vostri peccati

All’Ai Week 2026, un confessionale del Novecento diventa un’installazione dove un algoritmo ascolta e assolve i peccati dei visitatori

Entrare, sedersi, confessarsi. Non a un prete, ma a un algoritmo.

«The Algorithm Creed – Il Confessionale» è molto probabilmente l’installazione più insolita dell’AI Week 2026, il più grande evento europeo sull’intelligenza artificiale, andata in scena il 19 e 20 maggio alla Fiera di Rho, nella periferia milanese. In mezzo a centinaia di proposte tecnologiche per manager, imprenditori e innovatori, spicca infatti un confessionale originale dei primi del Novecento, recuperato in un mercatino dell’usato e trasformato in uno spazio di confronto intimo tra uomo e macchina. L’autore è Matteo Mandelli, artista concettuale nato a Merate (in provincia di Lecco) nel 1988, che lavora dal suo studio di Monza e ha già esposto a eventi di prestigio assoluto quali Art Dubai, Frieze London e Art Basel Hong Kong.

L’intelligenza artificiale portata all’estremo: ora vi potrà assolvere dai vostri peccati
L’artista Matteo Mandelli e la sua opera, «Il confessionale»

Come funziona la confessione con l’intelligenza artificiale

Il sistema è semplice nella forma, ma ben più complesso nella sostanza. In pratica, il visitatore entra nel confessionale, preme un pulsante fisico e si trova a dialogare con un agente vocale dotato di intelligenza artificiale, sviluppato su misura con l’SDK di ElevenLabs. Una voce femminile, scelta deliberatamente per amplificare la provocazione, chiede di ammettere i propri peccati. Segue un dialogo. E infine, arriva l’assoluzione, con tanto di penitenze.

Tre passaggi, come in una confessione tradizionale. Solo che dall’altra parte del legno non c’è nessun sacerdote in carne e ossa, ma una voce senza nome e senza volto.

Il sistema è costruito in Python e gira direttamente sulla postazione locale. Il microfono cattura la voce, la trascrive in testo e la invia all’agente configurato. Al termine della conversazione, la trascrizione viene elaborata attraverso Groq, un sistema di inferenza ad alta velocità, per rendere la confessione completamente anonima prima di salvarla in un database consultabile online, che raccoglie tutte le sessioni precedenti.

L’arte come pugno allo stomaco

Mandelli è piuttosto diretto sul senso dell’opera. «Ho preso un gesto molto umano e riconoscibile, quello della confessione, e l’ho spostato in una relazione con un’intelligenza artificiale. Non per dare risposte, quanto piuttosto per rendere visibile un cambiamento che sta già avvenendo».

L’installazione era in cantiere da due o tre anni, ma ha avuto la sua spinta decisiva quando all’artista è arrivata la notizia di Adam Raine, un ragazzo tragicamente suicidatosi con il «supporto» di un chatbot. Un evento che ha trasformato quel progetto in una vera e propria urgenza. «Viviamo in uno stato di assuefazione generale», spiega Mandelli. «Prendiamo le cose per come vengono e andiamo avanti, senza farci domande. L’arte può superare certe linee che altri mondi non possono fare».

Il messaggio non è una condanna univoca della tecnologia, ma un lucido invito alla consapevolezza. Le macchine non spaventano se usate con consapevolezza, afferma l’artista. Il problema nasce quando si tratta uno strumento come un confidente, un medico, un amico. «Il confessionale» intende rendere proprio quella dinamica più visibile e disturbante.

L’unico progetto artistico in un mare di business

All’AI Week, «The Algorithm Creed» è l’unico progetto artistico e culturale presente, in un contesto dominato da applicazioni pratiche e opportunità di mercato. Per Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di «Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice», la più grande community italiana sul tema, «senza visione culturale, gli algoritmi restano strumenti; con l’arte e il pensiero creativo, diventano amplificatori di immaginazione collettiva».

Ed è esattamente lo spazio che Mandelli vuole occupare: non quello di chi celebra la tecnologia, ma quello di chi si interroga coscienziosamente su di essa.

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