Una volta partire da soli poteva sembrare una soluzione di ripiego: nessun amico disponibile, ferie non coincidenti, una relazione appena finita. Oggi il viaggio in solitaria viene sempre più spesso scelto intenzionalmente. Non come fuga dalla compagnia degli altri, ma come occasione per riprendersi il controllo del proprio tempo, seguire i propri ritmi e decidere senza dover continuamente negoziare.
È soprattutto questa promessa di autonomia a conquistare gli italiani. Secondo un sondaggio condotto da OnePoll per eDreams, il 42 per cento sceglierebbe di viaggiare da solo per godere della massima libertà di movimento: il dato più alto tra i Paesi analizzati e superiore alla media internazionale, ferma al 38 per cento.
Il fascino del solo travel, insomma, non consiste necessariamente nel voler restare isolati. Significa svegliarsi senza dover concordare l’orario della colazione, cambiare programma all’ultimo momento, trascorrere tre ore in un museo senza sentirsi in colpa oppure rinunciare a una visita per sedersi in un bar e osservare la città.
È un lusso semplice ma sempre più raro: poter scegliere.
Non solo libertà: partire per mettersi alla prova
Dietro la voglia di viaggiare da soli non c’è però soltanto il desiderio di sottrarsi ai compromessi. Un italiano su quattro considera questa esperienza un modo per conoscersi meglio, mentre la stessa percentuale partirebbe perché amici e familiari non sono disponibili.
Il 21 per cento vede nel viaggio un’occasione per incontrare persone nuove e il 18 per cento lo sceglierebbe per sperimentare qualcosa di diverso. A emergere è quindi una forma di turismo che unisce indipendenza e apertura: si parte senza compagnia, ma non necessariamente per evitare il contatto con gli altri.
Anzi, l’assenza di un gruppo può costringere a osservare meglio ciò che accade intorno, a parlare con persone sconosciute e a entrare più facilmente nella vita quotidiana del luogo visitato. Senza la piccola zona di comfort rappresentata da amici o partner, anche chiedere un’informazione, ordinare in una lingua straniera o affrontare un imprevisto diventa una prova di autosufficienza.
Il 38 per cento degli intervistati ritiene infatti che viaggiare da soli possa rendere più indipendenti. Il 32 per cento associa questa scelta a una maggiore apertura verso culture e modi di pensare differenti, mentre il 27 per cento la considera utile per schiarirsi le idee e comprendere meglio i propri obiettivi personali.
La libertà richiede organizzazione
L’immagine romantica del viaggiatore che parte con uno zaino e decide tutto strada facendo continua ad affascinare. Nella realtà, però, chi viaggia da solo tende a prepararsi con grande attenzione.
Per il 36 per cento degli italiani la pianificazione è essenziale: itinerari già salvati, mappe disponibili anche offline, biglietti acquistati prima della partenza e applicazioni utili per orientarsi o prenotare le attività.
Il 28 per cento mette invece al primo posto la sicurezza, preparando contatti di emergenza, kit di primo soccorso e sistemi per proteggere soldi e documenti. Il 21 per cento considera prioritario il comfort.
Non è una contraddizione. Muoversi liberamente non significa necessariamente improvvisare tutto, ma creare le condizioni per poter affrontare il viaggio senza dipendere da nessuno. Sapere dove si dormirà, come raggiungere l’hotel o quale mezzo prendere dopo l’atterraggio permette di vivere con maggiore serenità anche le parti meno prevedibili dell’esperienza.
Donne più attente alla sicurezza, uomini al comfort
Il sondaggio mostra anche alcune differenze nel modo in cui uomini e donne immaginano una partenza in solitaria.
Gli uomini attribuiscono maggiore importanza alla libertà di movimento: la indica il 45 per cento, contro il 39 per cento delle donne. Sono inoltre più propensi a considerare il viaggio un’occasione per conoscere nuove persone, con il 23 per cento delle risposte rispetto al 18 per cento delle viaggiatrici.
Le donne sembrano invece attribuire al solo travel una dimensione maggiormente personale. Il 41 per cento ritiene che possa rafforzare l’autosufficienza, contro il 36 per cento degli uomini, mentre il 28 per cento partirebbe per schiarirsi le idee, rispetto al 25 per cento del campione maschile.
Le viaggiatrici risultano anche più attente alla sicurezza, considerata una priorità dal 32 per cento contro il 23 per cento degli uomini, e leggermente più orientate alla pianificazione. Gli uomini, al contrario, danno maggiore peso al comfort.
Differenze che non sorprendono del tutto. Per molte donne, la possibilità di viaggiare da sole rappresenta una conquista di autonomia, ma richiede anche valutazioni ulteriori: la posizione dell’alloggio, gli spostamenti serali, l’affidabilità dei trasporti e la possibilità di chiedere aiuto in caso di necessità.
I più giovani cercano indipendenza, ma non sottovalutano i rischi
Anche l’età modifica aspettative e priorità. Tra i viaggiatori dai 18 ai 24 anni, il 74 per cento considera una partenza in solitaria un modo per scoprire di poter stare bene con sé stesso e di saper gestire le diverse situazioni.
I più giovani, tuttavia, non sono necessariamente i più spericolati. Il 43 per cento considera la sicurezza un elemento fondamentale, la quota più elevata tra le fasce d’età esaminate. Il 39 per cento associa inoltre il viaggio da soli allo sviluppo dell’empatia.
Tra i 25 e i 34 anni cresce invece il bisogno di programmare: il 43 per cento considera la pianificazione indispensabile. Il 41 per cento vede nel viaggio un’opportunità per diventare più aperto e flessibile, mentre il 38 per cento spera di tornare con maggiore chiarezza sui propri obiettivi.
Per i viaggiatori tra i 35 e i 54 anni aumenta, prevedibilmente, l’importanza del comfort. La Gen Z attribuisce soprattutto al viaggio il valore dell’autosufficienza; i Millennial lo collegano più frequentemente all’apertura mentale e alla riflessione personale.
Italiani, americani e britannici: tre idee diverse di viaggio
Il confronto internazionale racconta motivazioni differenti. Gli italiani sono i più attratti dalla libertà di movimento. Gli statunitensi vedono maggiormente il solo travel come un’occasione per sperimentare, conoscersi e incontrare persone nuove.
Britannici e tedeschi sono invece più propensi a partire senza compagnia quando amici e familiari non sono disponibili. I portoghesi guidano la classifica della pianificazione, mentre i britannici prestano particolare attenzione agli strumenti di sicurezza. Spagnoli e tedeschi risultano i più sensibili al comfort.
Cambiano le motivazioni, ma resta una tendenza comune: viaggiare da soli non viene più percepito soltanto come una necessità. È diventato un modo preciso di stare nel mondo.
La differenza tra essere soli e sentirsi soli
Naturalmente il viaggio in solitaria non è adatto a tutti. Ci sono persone che preferiscono condividere ogni esperienza, altre che possono sentirsi vulnerabili lontano da casa e altre ancora che scoprono soltanto durante il viaggio quanto sia impegnativo prendere da sole ogni decisione.
Anche la libertà può diventare faticosa: scegliere continuamente dove mangiare, come spostarsi, cosa visitare e come reagire agli imprevisti richiede energia. Senza qualcuno con cui dividere le spese, inoltre, una camera, un taxi o un’auto a noleggio possono costare di più.
Eppure è proprio questa responsabilità a rendere l’esperienza significativa. Partire da soli obbliga a distinguere tra solitudine e indipendenza, tra il bisogno di compagnia e la paura di non sapersela cavare.
Il sondaggio è stato realizzato nel giugno 2026 su 9 mila persone in Francia, Portogallo, Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti e Regno Unito; il campione italiano comprendeva mille intervistati.
Alla fine, il successo del solo travel racconta qualcosa che va oltre il turismo. In una quotidianità fatta di agende condivise, messaggi continui e decisioni prese insieme agli altri, partire da soli significa concedersi uno spazio nel quale non occorre accontentare nessuno.
Neppure il proprio compagno di viaggio.
