Il calcio italiano va rifondato partendo dal campo, il progetto è lungo, anche oltre i 4 anni che portano (si spera) al Mondiale del 2030. Paolo Maldini e Leonardo, gli uomini cui il presidente della Figc Giovanni Malagò ha messo in mano il futuro della nazionale, sembrano avere le idee chiare anche se tutto intorno il mare è in tempesta. Il calcio italiano ha appena digerito, a fatica, lo choc della terza Coppa del Mondo vissuta da spettatore e guarda al futuro immaginando come rialzarsi.
Una traversata del deserto con in mezzo alcune tappe importanti ma non fondamentali. E, soprattutto, con la sensazione di essere all’ultima chiamata, al governo dei migliori, quelli che se non ci riescono loro non c’è più speranza. Anche per questo Malagò ha consegnato il progetto chiavi in mano a Maldini e Leonardo: un atto di fiducia e un investimento sugli uomini e sulle loro idee. Che non saranno semplici da digerire e magari nemmeno subito vincenti, condizione questa che renderebbe ancora più stretto e arduo il sentiero.
Paolo e Leo lo hanno chiaro da subito, dal momento in cui è arrivata “la chiamata alle armi” di Malagò – definizione di Maldini -, quella convocazione alla quale “sarebbe stato difficile dire no”. L’accondiscendenza, però, finisce qui. Il resto è un programma vasto e che non prevede troppe smussature, parte dal campo e tiene insieme le tre anime di Coverciano: la nazionale A che da settembre deve fare risultati, le giovanili che ne sono il serbatoio e il settore tecnico alla base della piramide. L’immagine la fornisce Leonardo ed è efficace. Fin qui il calcio italiano si è mosso cambiando ogni due o tre anni direzione, errore pagato caro rimanendo indietro.
Da dove si parte? Da quello che si insegna ai ragazzi: calcio uno contro uno, tecnica, dribbling e velocità. La ricetta che manca alle squadre italiane da troppo tempo, con rarissime eccezioni. Una modifica del Dna del football azzurro che, se il progetto avrà successo, consentirà di cambiare chip a tutto il sistema partendo dal laboratorio di Coverciano. “Siamo rimasti molto indietro” è la diagnosi dei medici chiamati da Malagò al capezzale. La medicina è inoculare nel paziente prima di tutto una nuova “metodologia tecnica”.
Chi il primo ct della fila? Sono i giorni della trattativa con Pep Guardiola, prima (Maldini dixit) è stato chiamato anche Carlo Ancelotti nel giro dei migliori che significa anche aver alzato la testa e il tiro. Se nessuno di questi risponderà alla chiamata, si vedrà. Il rischio è che gli altri siano classificati come rincalzi, ma è un problema che Maldini e Leonardo affronteranno dopo. L’identikit è qualcuno che la pensi come loro e sia disposto a sposare tutta la visione.
Ancora Maldini: “L’ideale sarebbe nominare il ct entro questa settimana, ma ancora di più aspettare la persona che noi realmente vogliamo. C’è fretta ma dentro di noi nemmeno tanta“. E Leonardo: “Vogliamo fare il ct quanto prima ma anche definire bene quello che vogliamo. Abbiamo le idee chiare in tutti i casi. C’è da costruire un’idea, io e Paolo siamo complici di sogni e di idee già da tanti anni”. Malagò approva, i club della Serie A pare anche, pur non potendo dissimulare qualche incrinatura perché l’idea che il ct possa essere Andrea Pirlo non entusiasma.
A metterci la faccia niente meno che Urbano Cairo: Urbano Cairo: “Rispetto ai tempi che hanno dato di rifondazione sarebbe importante cercare di fare cose un po’ più velocemente. I primi 100 giorni sono determinanti, non possiamo prenderci 8/10 anni: è un tempo che non va bene nemmeno per l’Unione Sovietica. Secondo me i tempi devono essere molto più corti”.
Ora, però, è il momento dei buoni propositi e della condivisione. L’unica strada per convincere Maldini a rispondere alla chiamata di Malagò: “Non conoscevo le difficoltà iniziali, ma ho sentito la possibilità di fare e la volontà di tutti di partecipare al rinnovamento. Questo è stato importante per la scelta, così come la capacità persuasiva del presidente Malagò. Ho messo tutta la mia forza per convincere Leo, tra noi c’è totale condivisione di valori e stima. La Serie A, nell’incontro che abbiamo avuto, ha dato totale disponibilità ad accogliere i nostri progetti sportivi. La mia figura prima non esisteva”.
