Odissea di Christopher Nolan è il film più atteso dell’anno (in uscita il 16 luglio), tra chi si frega le mani felice e chi (noi) scorrendo il cast ha sussulti di mero pregiudizio. Matt Damon nei panni di Ulisse, eroe carismatico e feroce dal «multiforme ingegno»? Zendaya in quelli di Atena, dea maestosa della guerra e della saggezza? Sembrano scelte da Hollywood in assedio dell’epica più che da corrispondenze nel fisico e nello spirito. Ma sarà la visione del film a dirci la sua verità. Nel frattempo ci prepariamo all’evento ripercorrendo 5 film da vedere prima dell’Odissea di Nolan. Per spezzare i pregiudizi. O rinsaldarli.
Itaca – Il ritorno (2024) di Uberto Pasolini
Eccoli, i nostri Ulisse e Penelope del cuore. Ralph Fiennes, smagrito e appena ricoperto da laceri stracci, è l’eroe acheo al suo ritorno a Itaca, dopo vent’anni di assenza e di battaglie e peregrinazioni tra isole, ostacoli e mari. È percorso da sensi di colpa, pare un mendicante, eppure è così sommo. In lui si avverte un’umanità provata e solennità al contempo, in sfumature tutte da cogliere. E poi c’è Juliette Binoche, bellissima sposa che tesse la tela, tra contendenti facinorosi da tenere a distanza.
Le ambientazioni sono essenziali, di mare e rocce, da isola greca. Ma le interpretazioni sono maestose. In un film italiano di profilo internazionale che avrebbe meritato più successo. Uberto Pasolini, regista tricolore espatriato a Londra, ha una voce che merita sempre di essere ascoltata.
Ulisse (1954) di Mario Camerini
Kirk Douglas è stato l’Ulisse definitivo per intere generazioni. Con le sue spalle larghe e possenti, quella fisicità fatta apposta per l’epica e lo sguardo beffardo, è la congiunzione perfetta tra attore e mito. Nel kolossal degli anni ’50 è affiancato da Silvana Mangano, che interpreta sia la maga Circe che la sposa Penelope, nell’interessante intuizione di dare lo stesso volto a due donne cruciali e in opposizione nell’avventura dell’eroe. Anthony Quinn è invece Antinoo, quello tra i Proci che più insidiava il trono di Itaca.
Mario Camerini, il celebre regista dei telefoni bianchi, già autore di Maciste contro lo sceicco nel periodo muto, è anche tra gli sceneggiatori. Il film fu il campione di incassi della stagione cinematografica italiana ed è a tutt’oggi all’ottavo posto nella classifica dei film italiani più visti di sempre (quindi numero di spettatori, non di incassi).
Troy (2004) di Wolfgang Petersen
Alleati della stessa fazione contro Troia, ma percorsi da una certa antipatia reciproca. Non c’è Ulisse senza Achille, il «pie’ veloce» che proprio per colpa o merito di Odisseo fu costretto a combattere la guerra di Troia, dove perse la vita (la madre infatti lo aveva nascosto temendo la morte del figlio). Troy ripercorre il rapimento di Elena, il conflitto e soprattutto il mito di Achille, interpretato da un Brad Pitt bellissimo che avrebbe potuto essere anche Apollo. Ulisse ha invece il volto di Sean Bean.
Film liberamente basato sull’Iliade, il “prequel” dell’Odissea, intavola le carte, preparandoci all’Ulisse perso tra Lotofagi, Ciclopi e sirene che conosceremo poi. Intense e spettacolari le scene d’azione, soprattutto quella topica, tra Achille e il povero Ettore, un solido Eric Bana.
Elena di Troia (1956) di Robert Wise
Peplum italo-statunitense da manuale, è un autentico ritorno al passato. A quegli anni, tra i ’50 e i ’60, in cui l’antichità greco-romana affascinava i produttori cinematografici. Il regista americano Robert Wise, tra i più popolari di Hollywood, prima ancora di vincere quattro premi Oscar per i musical West Side Story (1962) e Tutti insieme appassionatamente (1966) mise le mani all’epica, con un Kolossal che attinge all’Iliade e qua e là all’Odissea (ad esempio con l’incontro di Ulisse con Nausicaa). Indovinate chi c’era alla seconda unità di regia: Sergio Leone.
Rossana Podestà, preferita a Elizabeth Taylor e Ava Gardner, è la bella Elena in fuga con Paride (Jacques Sernas) da cui la guerra si incendiò. Ulisse è interpretato dall’attore britannico Torin Thatcher, avvezzo a produzione storiche (nel 1953 fu ne La tunica). Con quasi 3000 comparse, un film che ricorda la grandiosità di un’epoca.
Lo sguardo di Ulisse (1995) di Theo Angelopoulos
Un film da vedere, ma senza il vero e proprio Ulisse. Il regista greco, come Omero, traccia un’Odissea ma contemporanea, tra i martoriati territori balcanici. Dell’epica che ora torna sullo schermo con Nolan rievoca solo lo spirito, di certo non i costumi e le identiche tappe.
Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes, è una metafora dolente, un lungo viaggio in cui il protagonista (interpretato da Harvey Keitel), un regista esiliato, si muove di confine in confine per tornare a casa, cercando le bobine cinematografiche date per perdute dei fratelli Manakis, che all’inizio del ‘900 introdussero il cinema nei Balcani. Passa attraverso Grecia, Albania, Macedonia, Bulgaria, Romania, Serbia, fino a Sarajevo, avvilita dalla guerra. Nel cast c’era anche Gian Maria Volonté, a cui il film è dedicato, che morì durante le riprese. Fu sostituito dallo svedese Erland Josephson.
