Il Bonus nido diventa ancora più semplice e veloce. Non cambiano importi e procedure per i genitori, ma viene eliminato uno dei passaggi più lenti rendendo i pagamenti ai genitori più rapidi. La verifica che l’asilo frequentato dal bambino sia effettivamente autorizzato a operare d’ora in avanti sarà comunicata direttamente all’Inps dal Comune, senza bisogno di controlli aggiuntivi in fase di domanda. Così si accorciano i tempi che rallentavano l’erogazione del contributo per mamme e papà
Cosa cambia da luglio 2026 per il Bonus nido: enti locali “collegati” all’Inps
Da luglio 2026 gli enti locali hanno l’obbligo di comunicare all’Inps il codice fiscale delle strutture educative per l’infanzia, pubbliche e private, presenti sul territorio; gli altri elementi identificativi utili a individuare ciascuna struttura e la conferma del possesso del titolo abilitativo, cioè l’autorizzazione che consente all’asilo di operare legalmente. I Comuni hanno tempo fino al 1 settembre 2026 per trasmettere questi dati e ogni anno ci sarà la stessa scadenza per mandare gli aggiornamenti. In questo l’Inps potrà sapere in anticipo quali strutture sono in regola, senza dover verificare caso per caso ogni volta che una famiglia presenta domanda.
Perché il pagamento del Bonus nido sarà più veloce
Per i genitori quello che cambia saranno i tempi di rimborso. Fino ad oggi, uno dei passaggi che allungava l’istruttoria delle domande era proprio la verifica dei requisiti della struttura frequentata dal bambino. Con la nuova procedura, avendo già a disposizione l’elenco aggiornato degli asili autorizzati (con relativo codice fiscale), l’Inps potrà ridurre i controlli manuali sulle singole strutture; limitare le richieste di documentazione integrativa alle famiglie e velocizzare l’istruttoria delle domande e, di conseguenza, l’erogazione dei rimborsi. Il Bonus nido non viene erogato in un’unica soluzione, ma mese per mese, fino a un massimo di 11 mensilità l’anno, ed è sempre collegato alla spesa realmente sostenuta. Il genitore paga la retta, carica la ricevuta sul portale Inps e l’Istituto rimborsa la cifra corrispondente, comunque mai superiore all’importo pagato. Non esiste un termine fisso per il singolo rimborso: i tempi dipendono dalle verifiche necessarie, che la nuova norma punta appunto a snellire. Questa semplificazione arriva dopo quella che ha reso la domanda del Bonus nido triennale, non costringendo più i genitori a ripeterla ogni anno. Chi ottiene contributo deve solo aggiornare l’Isee dell’anno e caricare le ricevute delle rette pagate.
Bonus nido 2026: a chi spetta, quali sono gli importi e come fare domanda
Il Bonus nido è contributo economico erogato dall’Inps alle famiglie per sostenere la spesa della retta degli asili nido, pubblici o privati, frequentati da bambini fino a 3 anni di età. La misura vale anche come sostegno per l’assistenza domiciliare, nel caso di bambini che non possono frequentare il nido a causa di gravi patologie croniche. Può presentare domanda il genitore che sostiene la spesa della retta, a condizione che sia residente in Italia e in possesso dei requisiti di cittadinanza previsti. Il contributo viene riconosciuto dietro presentazione delle ricevute di pagamento. L’importo varia in base all’Isee minorenni e alla data di nascita del bambino. Per i bambini nati prima del 1 gennaio 2024 il contributo va dai 1500 euro ai 3000 euro. Per i bimbi nati dal 1 gennaio 2024 in poi si va dai 1500 euro ai 3600 euro. La domanda per il Bonus nido 2026 si presenta online, tramite il portale dell’Inps, utilizzando le credenziali Spid, Cie o Cns. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato.
