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La nuova arma contro il fentanyl: un vaccino che blocca la droga prima che arrivi al cervello

La nuova arma contro il fentanyl: un vaccino che blocca la droga prima che arrivi al cervello
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Negli Stati Uniti è stato sviluppato un vaccino sperimentale che insegna al sistema immunitario a neutralizzare il fentanyl prima che raggiunga il cervello. I risultati nei modelli animali aprono una strada nuova nella lotta alla più grave emergenza sanitaria americana.

Il fentanyl è diventato il simbolo della più devastante epidemia di droga dell’epoca moderna. Negli Stati Uniti provoca decine di migliaia di morti ogni anno ed è ormai responsabile della maggior parte dei decessi per overdose da oppioidi, mentre in Italia è alla ribalta delle cronache per il furto di 80 fiale dall’Ospedale israelitico di Roma. La sua potenza è tale da renderlo fino a cinquanta volte più forte dell’eroina e circa cento volte più potente della morfina. Bastano quantità infinitesimali per deprimere il centro del respiro e provocare un arresto respiratorio in pochi minuti.  Da anni la comunità scientifica cerca strategie capaci di limitarne gli effetti. Oggi, però, un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute in California propone un approccio completamente diverso: non intervenire quando l’overdose è già in corso, ma impedire alla sostanza di raggiungere il cervello. Per farlo ha sviluppato un vaccino sperimentale contro il fentanyl, descritto sul Journal of Medicinal Chemistry, che nei modelli animali ha mostrato risultati considerati molto promettenti. 

Un vaccino che non cura la dipendenza, ma blocca la droga

Non si tratta di un vaccino nel senso tradizionale, come quelli utilizzati contro i virus. L’obiettivo non è prevenire un’infezione, bensì insegnare al sistema immunitario a riconoscere il fentanyl come un corpo estraneo. Una volta vaccinato, l’organismo produce anticorpi che si legano rapidamente alle molecole della droga presenti nel sangue. Così facendo le rendono troppo grandi per attraversare la barriera emato-encefalica, cioè il sofisticato sistema di difesa che separa il sangue dal cervello. Se il fentanyl non raggiunge i recettori cerebrali, non può provocare né l’effetto euforizzante né, soprattutto, la depressione respiratoria che causa la maggior parte delle morti per overdose.  È un cambio di paradigma importante. Oggi, infatti, il principale strumento salvavita è il naloxone, un farmaco che riesce a invertire rapidamente l’overdose ma solo se viene somministrato in tempi molto rapidi. Ogni minuto perso riduce drasticamente le probabilità di sopravvivenza. Il nuovo vaccino punta invece a impedire che il danno si verifichi, offrendo una protezione preventiva ai soggetti più esposti al rischio. 

La vera novità: protegge anche dai fentanyl del futuro

L’aspetto che più ha sorpreso gli stessi ricercatori riguarda però un altro elemento. Negli ultimi anni il mercato illegale non distribuisce quasi più soltanto fentanyl “classico”. I laboratori clandestini sintetizzano continuamente nuove varianti chimiche, le cosiddette designer drugs, create per aumentare la potenza oppure per sfuggire ai controlli delle autorità e ai test tossicologici. Questo obbliga medici e forze dell’ordine a rincorrere continuamente molecole nuove. Il gruppo guidato dal chimico Kim Janda ha invece cercato di cambiare prospettiva. Invece di costruire un vaccino contro una singola molecola, ha progettato un composto capace di insegnare al sistema immunitario a riconoscere una sorta di “firma molecolare” condivisa dall’intera famiglia dei fentanyl. Secondo gli esperimenti, gli anticorpi ottenuti non hanno riconosciuto soltanto il fentanyl, ma anche alcuni tra i suoi derivati più pericolosi, come carfentanilacetylfentanylfuranylfentanyl e la sostanza nota come China White. Si tratta di analoghi sintetici che, in alcuni casi, sono ancora più potenti del composto originale e rappresentano una delle maggiori sfide per la sanità pubblica americana.

Per ora il vaccino contro il fentanyl è stato testato solo in modelli animali, dove ha dimostrato di indurre anticorpi capaci di bloccare il fentanyl e alcuni dei suoi derivati prima che raggiungano il cervello, riducendone gli effetti. Saranno ora necessari gli studi clinici sull’uomo per verificarne sicurezzaefficacia e durata della protezione. Se i risultati saranno confermati, questo approccio potrebbe inaugurare una nuova generazione di vaccini contro le droghe sintetiche, capaci di affiancare le terapie oggi disponibili e di salvare migliaia di vite.

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