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A Venezia la bella notizia è L’estranea, il film della maturità di Paolo Strippoli

A Venezia la bella notizia è L’estranea, il film della maturità di Paolo Strippoli
Da sinistra: Adriano Giannini, Paolo Strippoli, Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi e Romana Maggiora Vergano a Venezia con “L’estranea” (Foto Ansa / Fabio Frustaci)

Tra mystery e thriller psicologico, il terzo film italiano in concorso indaga il terrore di perdere il controllo e l’ineluttabilità del destino. E ci consegna un nuovo regista da seguire con interesse

Ci sa fare Paolo Strippoli! Aspettavamo L’estranea con curiosità positiva. E le aspettative sono state ben riposte. Il terzo film italiano in concorso a Venezia 83 è un’appassionante folata di freschezza nel panorama cinematografico tricolore. Un ulteriore passo avanti nella crescita del giovane regista pugliese che, con la sua storia familiare tra compromessi e orrori, avvince e sorprende.

La trama de L’estranea

Dopo essere stato già al Lido l’anno scorso fuori concorso con La valle dei sorrisi, Strippoli torna dalla porta principale. Merito anche del direttor Barbera, che non ha avuto remore a inserire un film sicuramente insolito e con qualche stilema horror nel concorso principale della Mostra del cinema di Venezia 2026. Tra thriller psicologico, mystery e saga familiare, L’estranea ha immagini potenti che giocano con la bellezza e con l’inquietudine. La sensazione di piacevole stupore che lascia addosso? Simile a quella travolgente che generò nel 2016 Lo chiamavano Jeeg Robot.

Nella Roma contemporanea, durante un forte temporale, Alice (interpretata da Romana Maggiora Vergano) riceve la visita improvvisa della mamma Anna (Jasmine Trinca). “Tutto quello che credi di sapere sulla storia della nostra famiglia è una bugia”: inizia così il racconto di una parabola familiare tra successo e caduta.
Anna e Walter (Adriano Giannini) sono genitori felici e di successo nella Bari del 1999. “Respira a fondo, respira piano, se chiudi gli occhi il male è lontano”, è la cantilena che lei insegna ai figli. Finché la vita non chiede il conto.

Ad alterare il corso naturale e fatale delle cose appare però un’estranea dal fare mefistofelico – e dal cinismo comico irresistibile – (Valeria Bruni Tedeschi), pronta a proporre futuri alternativi. Ma dietro a ogni scelta c’è una conseguenza, che apre a una spirale ineluttabile di conseguenze ulteriori.

A Venezia la bella notizia è L’estranea, il film della maturità di Paolo Strippoli
Immagine del film “L’estranea” (Foto: 01 Distribution)

La paura di perdere il controllo sulla vita

«Io la conosco benissimo questa donna e per me non è un’estranea ma una vecchia amica, ha 2-3 anni meno di me forse, e mi ha sempre proposto dei dilemmi e delle scelte di fare», prorompe Valeria Bruni Tedeschi al Lido, con la sua energia esilarante. «A ogni passo mi chiede di scegliere tra piede destro e piede sinistro, è una presenza molto famigliare. Quindi quando Paolo mi ha proposto il film ho chiesto a questa vecchia amica se voleva farlo e mi ha risposto di sì. È molto faticosa, ma anche simpatica».

Nella loro splendida villa con piscina e prato verde, Anna e Walter si prodigano per realizzare i sogni (propri) dei loro figli. Ma quando il destino esce dai binari calcolati, lei fa di tutto per cancellare l’ultima mano dei dadi.

«Questa storia è nata tanto tempo fa dalla mia paura più grande: quella di perdere il controllo», racconta al Lido Strippoli, che ha anche firmato la sceneggiatura insieme a Salvatore De Chirico. «Io sono ossessionato dall’idea di perdere il controllo, apposta faccio il regista, perché mi illudo così di plasmare la realtà. Il seme dei più grandi problemi mentali è quando ci scontriamo con l’impossibilità di controllare la vita perché le cose accadono e non ci chiedono il permesso». 

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Valeria Bruni Tedeschi nel film “L’estranea” (Foto: 01 Distribution)

La spirale come geometria del film

Uno degli elementi ricorrenti de L’estranea è la spirale (non a caso il titolo internazionale è The spiral), dalle girelle di liquirizia che Anna mangia ripetutamente a mo’ di antistress al formicaio nel giardino della villa di Bari fino al vortice di tempesta sul cielo di Roma. «La spirale è la geometria del film. È un’immagine che ritorna ossessivamente a ricordarci l’ineluttabilità del destino, ma è anche la struttura stessa del racconto: ogni capitolo è più breve e concitato del precedente e ci precipita verso un centro che è insieme principio e fine. Ogni scelta riporta Anna al proprio punto d’origine, dove si nasconde la verità che lei non vuole vedere», è la spiegazione di Strippoli.

Ogni elemento lasciato sospeso durante la narrazione è chiuso con abilità da sarto nei quattro capitoli che si susseguono fino all’epilogo. Tutto torna, tutto è cucito con mano matura e talentuosa. «L’estranea è in continuità con quello che ho fatto prima. Scherzando dico che è il terzo capitolo della “trilogia della pioggia”, elemento presente anche in Piove e La valle dei sorrisi», dice il regista trentatreenne. «L’estranea non è un attacco alla famiglia tradizionale. Voglio solo esplorare come la famiglia tradizionale sia lo specchio in piccolo della società più grande. Io attacco la famiglia che mette davanti il mondo esterno rispetto a quello interno».

È certo: abbiamo un nuovo regista italiano da seguire con interesse e gioia. L’estranea uscirà al cinema l’8 ottobre con 01 Distribution.

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