Marco, sgombriamo il campo da ogni dubbio. Perché hai deciso di partecipare a Pechino Express: per visibilità, per soldi o per la voglia di essere il primo concorrente scrittore dell’adventure game?

Per tutte e tre le ragioni, naturalmente: perché sono un esibizionista, avido e narcisista, come tutti. Però devo dire che per me Pechino è stato soprattutto questo: il privilegio di viaggiare vivendo il viaggio come fosse già un racconto, in compagnia di persone ironiche e spiritose, filmaker con due palle d’acciaio, ideatori dei percorsi e dei giochi di mefistofelica astuzia.

Marco Cubeddu è incontenibile. Ti racconta il raccontabile della sua esperienza a Pechino Express 5 e capisci che se l’è goduta fino in fondo. Scrittore – è l’autore del romanzo cult C.U.B.A.M.S.C. Con Una Bomba A Mano Sul Cuore, edito da Mondadori – giovanissimo caporedattore della gloriosa rivista letteraria Nuovi Argomenti, ex pompiere con fama da seduttore seriale, rischia di essere uno dei personaggi rivelazione del programma cult condotto da Costantino della Gherardesca, al via da questa sera su Rai 2. Parte in coppia con la make up artist Silvia Farina (l’ha conosciuta solo sul set, complice un esperimento perverso degli autori) e non ha paura di sporcarsi le mani con la tivù. Ecco cos’ha raccontato a Panorama.it di cui è uno dei collaboratori – alla vigilia della prima puntata.

La cosa più bella di tutta questa esperienza?

La cosa veramente figa di vivere l’esperienza di Pechino non è il quadretto rassicurante di un rapporto unilaterale tra ricchi privilegiati e poveri ma belli, ma lo scambio che si crea, le emozioni che si condividono con dei perfetti sconosciuti, e questo anche e soprattutto grazie alla telecamera, che è un aggregatore di emozioni. Pechino intreccia vite diversissime e genera uno scambio e un racconto unico. Ma è soprattutto il mix di ambiguità, ironia, voyerismo, ambizioni e esibizionismo sotteso a questo scambio e a questo racconto a renderlo un programma così potente.

Come sei arrivato al provino? Sei stato contattato dalla produzione o ti sei proposto tu?

In queste cose è sempre un mix di voglia e casualità. Di norma viaggio molto e mangio un sacco di cose schifose - a dire il vero, non solo quando viaggio, anche quando mi cucino da solo, purtroppo - e così diversa gente mi diceva “Sei perfetto per Pechino Express”. Non sapevo cosa fosse, ma ho detto, beh, se una volta tanto qualcuno mi dice che sono “perfetto”, scriviamo un po’ alla direttrice del casting, cioè la bellissima e affettuosissima Silvia Gandolfi. E così ci siamo visti. Io mi sono innamorato del programma. Lei purtroppo non si è innamorata di me. Ma mi ha fatto partire lo stesso.

Sarai protagonista di un esperimento perverso degli autori e con la make up artist Silvia Farina formerete la prima coppia di “Estranei” della storia di Pechino. Tu e lei vi siete infatti conosciuti solo sul set del programma: il tentativo è riuscito o vi siete scannati in viaggio?

L’esperimento è riuscito. E io sono sopravvissuto. E ancora a piede libero, malgrado tutti i pronostici.

Sia Costantino che il capo progetto Cristiano Rinaldi hanno indicato la Farina come concorrente rilevazione di questa edizione: cos’ha di così speciale? Patisci gli endorsement nei suoi confronti?

Costa e Cristiano sono grandi affabulatori, raffinati, ironici piacevolmente velleitari e perfezionisti. Ma, più di tutto, sono grandi professionisti della televisione. Secondo me, le loro considerazioni sono assolutamente azzeccate e il personaggio che hanno ingaggiato è fra i più televisivamente mostruosi che si possano immaginare. Se fossi stato nei loro panni avrei fatto e detto lo stesso: per tantissime cose, è perfetta. Ad esempio, per sostituire la pratica del waterboarding durante gli interrogatori dei terroristi, da diversi esponenti dell’opinione pubblica conservatrice ritenuta troppo soft.

Non possiamo raccontare nulla, ma proviamo ugualmente a fare un bilancio finale. Che esperienza è stata? Quanto ti sei divertito, cosa hai sofferto di più e qual è l'aspetto che ti ha destabilizzato perché proprio non te l’aspettavi.

Era una cosa che volevo fare, che sentivo mi avrebbe arricchito (purtroppo per ora solo spiritualmente) tantissimo. Ma non credevo così tanto. Non credevo affatto così tanto. Non faccio che ricapitolare le cose fatte, un po’ incredulo, che ne so, ho davvero diretto il traffico per uscire da un ingorgo insultando i vigili urbani che volevano farci perdere? Ho davvero ucciso un insetto gigantesco bullandomi come se avessi ucciso un drago di Game of Trones? Ho visto foreste mastodontiche, albe maestose, conosciuto persone incredibili… quando mai nella vita ti capita di vivere davvero un’avventura-avventura? La vita è così ordinaria, banale, ma durante Pechino si fa più densa e forsennata. Sembra un film, invece è televisione.

Capitolo concorrenti. Con chi hai legato di più? Ti precede la fama di “seduttore seriale”: ti sei lasciato conquistare da qualche viaggiatrice-avversaria?

Sospetto che la fama di cui parli tu te la sia appena inventata. Ma farò finta di crederci e quindi farò l’elusivo e cercherò di tirarmela senza risponderti che anche dall’altra parte del mondo, esattamente come qua in Italia, sono totalmente incapace di rimorchiare (anche se secondo Cristina Bugatty, che è una creatura stupenda e veggente, rimorchierò tantissimo dopo la messa in onda). Scherzi a parte, vorrei tanto avere qualcosa da dire di cattivo, ero convinto sarei tornato odiando tutta quella banda di ipocriti della televisione, e invece mi sento sinceramente legato a tutto il cast, che ormai non riesco a considerare “il cast”, ma i miei compagni di viaggio preferiti. Francesco e Clizia sono una coppia stupenda (lui è un’anima affine, un rocker vero, abbiamo molto in comune, anche se è meglio non entrare nei dettagli). Lory è una dea, ultraterrena, gentilissima, adorabile, pensa che mi ha scritturato per il suo The Lady III, che è una cosa che mi onora perfino di più che aver fatto Pechino, e il suo compagno, Marco, è un ragazzo delizioso, ci scriviamo spessissimo da quando siamo tornati. Alessandro e Alessio sono due geni del marketing, oltre che due ragazzi veramente d’oro, che mia madre avrebbe voluto come figli al posto mio, che invece sono una brutta persona. Con Diego abbiamo parlato di libri e condiviso i nostri taccuini degli appunti, Cristina è l’eleganza fatta persona, Xu e Carlos sono due compagnoni impareggiabili, Benedetta e Raffaella due ragazze simpaticissime e non solo bellissime, Simone un tenerissimo confidente, Tina un’assoluta leonessa.

Non è la prima volta che uno scrittore partecipa a un reality. Basta citare Aldo Busi all’Isola, che all’epoca era già un personaggio super “strutturato”: nel tuo caso non è una sterzata troppo pop? Ti sei preparato alle eventuali critiche che potrebbero arrivare da colleghi e intellettuali?

Per me, lo dico senza nessuna ironia, tra Boncompagni e Nabokov, tra Ambra e Lolita, non c’è nessuna differenza di valore. Si tratta, in forme diverse, dello stesso bruciante e dolcissimo racconto, così commovente e poetico, lirico e materico, così, come tutte le cose che esistono prepotentemente quando escono e che durano nel tempo, così straordinariamente pop. Per il resto, che dire? Nuovi Argomenti, di cui sono un umile servitore, è sostanzialmente la rivista letteraria più seria e longeva d’Italia, animata da direttori come Dacia Maraini, Raffaele Manica, Giorgio van Straten, e da scrittori che ne hanno fatto e ne fanno la storia, come Alessandro Piperno, Emanuele Trevi, Leonardo Colombati, Elisa Casseri, Mario Desiati, Chiara Valerio, Sandro Veronesi, Edoardo Albinati. Perciò conosco e frequento per lavoro diversi scrittori e scrittrici che passano e passeranno dalle pagine della rivista. Nel tempo, con molti ho anche piacere di andare a pranzo o bere un bicchiere e so che guarderanno il programma con divertita curiosità, ben sapendo che i nostri progetti per il futuro sono gli stessi: tentare (più o meno certi di fallire) di scrivere un capolavoro, e nel frattempo scrivere i libri migliori che possiamo spassandocela più che possiamo. C’è poi, nel mondo editoriale come dovunque, una cricca di poverini che godono nello spargere zizzania, quelli contro ogni gioia, ma quelli, si sa, sono talmente contro tutto che lavorano soprattutto contro se stessi. Purtroppo per loro, nonostante cerchino di mandare tutto in caciara fingendo l’esercizio di un “pensiero critico militante” (che però in definitiva non critica niente e non milita da nessuna parte, tanto che definirlo pensiero è un grave azzardo) scrivono così male che nessuno se li fila lo stesso.

Quelli, che per fortuna sono meno di quanto s’immagina, bisbigliano frasi tipo “ora Marco come farà a scrivere se dovrà stare sempre nello studio televisivo di quel programma di merda” (dicono “merda” per sentirsi gggiovani e naturalmente non hanno mai visto una puntata del programma, visto che non hanno nessuna idea del fatto che Pechino non ha nemmeno uno “studio”). Sono quelli che non dicono mai niente in faccia, che vorrebbero (giustamente) solo gozzovigliare e scopare, ma per provare a farlo sentono il bisogno di tirarsela da grandi intellettuali, sono maestri specialmente di autoinganno, incapaci di guardarsi allo specchio e ammettere che darebbero un rene, o anche due, per poter partire loro per un’esperienza del genere.

Quanto ti ha ammaliato la tivù? Sono già arrivate altre proposte? C’è qualche progetto tv che t’intriga?

Tanto, tantissimo. È stato bellissimo, mi manca ogni giorno da quando sono tornato. Ho sempre voluto lavorare dietro le telecamere. Ma siccome non conoscevo nessuno, mentre cercavo qualche contatto, è finita che ci sono finito davanti. In generale mi piacerebbe più che altro scrivere per la televisione, mi eccita quasi fisicamente pensare di essere il burattinaio di una macchina così mastodontica come una produzione televisiva, è un mestiere che mi piacerebbe imparare, e che ho cercato di “rubare” dai grandi professionisti che lavorano a Pechino. Però non ho difficoltà ad ammettere che anche davanti alla telecamera si sta benissimo. Adesso, la mattina, quando mi sveglio e mi accorgo che non c’è nessuno che mi riprende, invece di avere la lucidità mentale di dire “meno male che nessuno mi ha sentito russare come un facocero”, mi sento abbandonato, mi domando: dove sono tutti? In fondo, sono ossessionato dal fatto che la vita sia più che altro il racconto della vita. Per dire, se fossi stato al posto di Truman di The Truman Show non avrei mai lasciato gli studi del programma per la “vita reale” (concetto che non vuol dire nulla senza virgolette), sarei felicemente rimasto nella finzione televisiva per sempre.

Domanda banale. Questa esperienza finirà in qualche nuovo racconto o nel tuo nuovo romanzo? A proposito, lo stai scrivendo?

Più che scrivendo ne sto cestinando parecchi, di nuovi romanzi, e non so quando arriverà quello giusto. Ma diversi di quelli cestinati finora avevano a che fare con la televisione, in uno, quello che riprendo praticamente ogni settimana (e che ributto e riprendo ributto e riprendo da un annetto), il protagonista è il concorrente di un reality diventato una star del web e la protagonista un’inviata di guerra esibizionista e seriosa, è mezzo ambientato in Siria, per scriverlo sono anche stato per un po’ là al confine, ma insomma, il concetto è che sì, ho “rubato” tantissimo materiale dall’esperienza pechinese, ho mezza dozzina di quadernini pieni di appunti e da quando sono rientrato in Italia passo diverse ore al giorno a copiarli a computer (non è così facile! Non scrivevo a mano da un decennio, sembra di decifrare antiche incisioni delle civiltà precolombiane!), e qualcosa di sicuro ne verrà fuori. Anche se, se continuo a questo ritmo, probabilmente il romanzo uscirà postumo.

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