Calcio

Totti si prende la Roma: le prime mosse da dirigente a pieni poteri

Dall'allenatore al mercato, ecco la rivoluzione firmata dall'ex capitano che ha finito l'apprendistato ed è pronto a ruoli operativi

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Giovanni Capuano

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Francesco Totti è pronto a prendersi la Roma. Non più con un ruolo marginale, di chi deve imparare il mestiere dopo essere stato un grande campione in campo, ma con deleghe operative ampie e dirette. Un'autentica svolta a meno di due anni dall'emozionante passerella all'Olimpico ricca di lacrime e rimpianti. L'apprendistato è finito e la situazione della squadra, quasi certamente fuori dalla prossima Champions League, lo spinge verso la cabina di comando.

E' stato lo stesso Totti ad aprire uno squarcio sul futuro parlando di un possibile coinvolgimento diretto e dell'opportunità di "cambiare qualcosa" qualora gli fosse chiesto di scendere in campo in prima persona. Con Pallotta sempre più arrabbiato e distante, Baldini non presente a Roma nella sua veste di consigliere non ufficiale, Ranieri traghettatore con vista su un posto in società e la squadra che ha reso meno del previsto, le parole dell'ex numero dieci giallorosso non sono passate inosservate.

Anche perché Totti ha confessato di aver già parlato con chi di dovere del suo ruolo futuro. La rivoluzione, insomma, è alle porte ed è facile immaginarsi come Pallotta, uscito malissimo dall'esperienza Monchi, possa aver pensato all'icona romanista per eccellenza per aprire un nuovo ciclo e un nuovo progetto sulla Roma. Sempre in attesa che si chiarisca il futuro legato alla realizzazione del nuovo stadio.

Ecco cosa farà Totti da dirigente della Roma

Nell'anno e mezzo con Monchi e l'attuale direttore sportiva Massara, Totti ha imparato cosa significa lavorare dietro a una scrivania. Il suo ruolo non è mai stato definito con certezza, ma il suo peso si è sentito in alcuni momenti decisivi della stagione. E' a lui, ad esempio, che la società si è affidata per lanciare messaggi al mondo arbitrale dopo le polemiche del mancato rigore concesso a Zaniolo contro l'Inter ed è lui che ha messo la faccia nel periodo buio per chiedere compattezza intorno a Di Francesco, la cui posizione si faceva traballante.

Il nuovo Totti a pieni poteri (o quasi) comincerà col fare chiarezza sui ruoli dentro il club. Non è un mistero che sia stato un fiero avversario di Franco Baldini al quale, come ha confessato anche nella biografia scritta da Paolo Condò, addebita anche parte sostanziale nella responsabilità di aver cercato di allontanarlo dalla Roma e di averlo fatto smettere. La figura del consulente-ombra di Pallotta, mai presente a Roma, è sempre meno compresa ed apprezzata dall'ambiente romano e romanista.

Poi c'è il capitolo del nuovo allenatore. Ranieri è solo un tragettatore e da agosto si partità con un tecnico differente, sia che la squadra arrivi alla Champions League (difficile), sia che resti fuori. Nel primo caso Pallotta potrebbe pensare a un big (Conte,però, è in direzione Milano) mentre nel secondo sarebbe più semplice mettere in atto una vera rivoluzione e il nome è quello di Daniele De Rossi.

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– Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

I due sono cresciuti ed invecchiati insieme alla Roma. Daniele sta faticando a riprendere dai guai fisici e non ha mai fatto mistero di immaginarsi nel dopo-carriera in panchina. Un azzardo? Sicuramente. Però la piazza non potrebbe che proteggere due figli di Roma nel tentativo di rilanciare la squadra dopo il fallimento fragoroso di questa stagione.

Per chiudere il calciomercato e quella che dovrà essere la nuova Roma. Tra stare dentro o fuori dall'Europa che conta ballano una cinquantina di milioni di euro di budget e l'eredità delle due estati di Monchi è pesante. In termini di bilancio, ben pochi dei 'colpi' dello spagnolo sono rivendibili immediatamente se non a prezzo di minusvalenze che Pallotta non può accettare. Dunque è possibile un sacrificio (ma Zaniolo sarebbe un colpo durissimo all'immagine) per poi cercare di rifondare a prezzi contenuti e puntando su giocatori non più solo futuribili ma anche già pronti.

Un'impresa non semplice per la quale Totti si è allenatore oltre 600 giorni, quelli intercorsi dal momento dell'addio (28 maggio 2017) stando primain disparte e poi sempre più dentro la Roma che ora potrebbe tornare sua.

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