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Fallimento Inter: 5 domande sul Europa, Poli e futuro della squadra

La sconfitta di Crotone e la rabbia di Suning. Ora anche l'Europa League è a rischio. Cosa succede ai nerazzurri?

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Giovanni Capuano

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La sconfitta a Crotone nella settimana orribile cominciata con il ko interno contro la Sampdoria, cancella la rincorsa di Pioli e dell'Inter all'Europa. Non solo quella che conta - intesa come Champions League - ma anche quella di scorta dell'Europa League che in questo momento appare un obiettivo lontano, quasi irraggiungibile viste le condizioni psicologiche e fisiche dei nerazzurri. L'Inter ha fatto un punto nelle ultime tre giornate: troppo poco per chi coltivava il sogno del ribaltone e si sentiva improvvisamente forte.

Ma Crotone segna il punto di non ritorno anche per il modo in cui è maturata la sconfitta. Approccio inaccettabile, tanto che la società è intervenuta con un allenamento punitivo e con il duro j'accuse di Ausilio ("Squadra presuntuosa e arrogante"), errori inaccettabili a livello tattico e la resa contro un avversario che ora può sperare nella salvezza e che semplicemente ha messo in campo la rabbia agonistica mancata alla squadra di Pioli.

Cosa succede dentro e fuori dall'Inter? Quanto pesa questo fallimento sul futuro? Ecco alcune domande e risposte nella settimana che porta al derby di Pasqua che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita del calcio milanese sul mercato televisivo cinese.

Perché l'Inter ha smesso di vincere?

Dopo il punto più alto rappresentato dal 7-1 con l'Atalanta la squadra si è affosciata su se stessa. Il pareggio di Torino era stato un campanello d'allarme, anche se lì i nerazzurri avevano lottato fino all'ultimo secondo. Non è una questione fisica, visto che a tratti l'Inter corre. E' piuttosto una cosa mentale, come se aver bucato l'inseguimento alla Champions League abbia svuotato di motivazione il gruppo che non ha interesse all'Europa League.

Pioli aveva qualche timore alla vigilia di Crotone e la società pure, se è vero che Ausilio aveva ribadito la necessità di non mollare pur essendo sfumato il terzo posto. Ma non essere riusciti a tenere la spina attaccata è una colpa che in tanti pagheranno nel bilancio di fine anno di Suning, che vuole rilanciare per fare subito una grande squadra.

L'Europa League è davvero a rischio?

Ora l'obiettivo è il quinto posto per entrare in Europa League senza passare dalla porta scomoda del preliminare che rovinerebbe l'estate sia dal punto di vista della preparazione che per l'organizzazione che prevede la ricca tournèe in giro per il mondo con passerella a Nanchino in casa Suning. Ad oggi l'Inter è fuori dall'Europa e il calendario è difficile perché prevede una serie di scontri con le grandi.

Dopo il derby di Pasqua ci sono Fiorentina (in trasferta) e Napoli (San Siro). Poi Genoa, Sassuolo, Lazio e Udinese. Al momento la proiezione per il quinto posto è oltre la barriera dei 70 punti e a Pioli ne servirebbero 17-18 su 21 da qui alla fine per arrivarci. Difficile, quasi impossibile se il trend e quello delle ultime settimane.

Cosa pensa Suning dell'ipotesi Europa League?

La proprietà cinese sperava con gli investimenti della scorsa estate di aver costruito una squadra da Champions League. Gli errori nella scelta di De Boer e nella gestione dell'addio a Mancini hanno pregiudicato la stagione, ma entrare in Europa è considerato un obbligo. Ausilio lo ha ribadito anche con durezza dopo il crollo di Crotone definendolo un "dovere". Con o senza preliminari, anche se evidentemente il quinto posto sarebbe gradito.

Avere l'Europa League da giocare servirebbe per pianificare un mercato in grande stile perché un conto è formare una rosa competitiva potendo offrire solo una quarantina di partite, un conto è poter ragionare su tre manifestazione con l'obiettivo di provare a vincerle. Poi c'è la questione della visibilità per gli sponsor, soprattutto quelli cinesi che Suning sta portando, e infine il peso economico di una coppa che, se giocata con serietà, vale 15-20 milioni per il bilancio.

Pioli si è giocato la riconferma?

Stefano Pioli non è mai stato blindato, nemmeno nel momento in cui la sua Inter volava. Questione di prospettive e del fascino di dare il rilancio definitivo in mano a un tecnico di fama internazione. Adesso il crollo coinvolge il tecnico che vede indebolirsi la sua posizione: è vero che gran parte della colpa è dei giocatori, ma diventa difficile pensare di poter ripartire da lui, soprattutto se dovesse fallire l'obiettivo Europa.

Il problema è che Conte pare aver deciso per la permanenza a Londra e che Simeone al momento è irraggiungibile. Il rischio è che il finale sciagurato della stagione consegni l'Inter a un'estate di incertezze, ovvero quello che non serve se si vuole programmare per tempo la rinascita considerato che i mezzi economici ora ci sono.

Qual è la posizione di Ausilio e dei dirigenti?

Il direttore sportivo Piero Ausilio sta programmando il mercato con la proprietà anche se non ha ancora rinnovato il contratto che è in scadenza. In inverno la sua posizione si era rinforzata con i risultati di Pioli, allenatore caldeggiato da lui e dalla componente 'italiana' della società dopo la disastrosa scelta di De Boer in estate. Ora, però, la crisi di Pioli rischia di essere anche la sua crisi e certi equilibri potrebbero tornare in discussione.

Non va dimenticato che il mercato della scorsa estate si è rivelato un mezzo flop. Joao Mario e Gabigol (75 milioni in due) stanno spesso o sempre in panchina e il solo Candreva sta avendo un impatto. Ausilio non è responsabile dei primi due, voluti con forza dal conslente di Suning Kia Joorabchian, ma il conto sarà presentato a tutti. E senza Europa si dovrà forse passare anche da una cessione pesante per chiudere in maniera accettabile il bilancio e ripartire.

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