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Roberto Bolle: visto in punta di piedi, il mondo è un'altra cosa

Le vacanze "mistiche" in Grecia. La cucina sana giapponese. Le passeggiate verdi a Manhattan. Ecco il "vademecum" dell'Etoile dei due mondi

Roberto Bolle

Lucia Scajola

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Anche da una chiacchierata potenzialmente effimera come questa ti rendi conto che è un fuoriclasse. Non solo balla meglio degli altri, non solo lo fa con un corpo che di normale ha poco: il suo stile, la sua classe fuori dall’ordinario appunto, si coglie anche dai "grazie" e dai "mi scusi" che intercala nella conversazione e dalla predisposizione alla riflessione, fosse anche per parlare di sneakers o di tofu fresco. 

Roberto Bolle, 41 anni, Étoile della Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York, vive a Milano da quando è un ragazzino, trascorre quattro mesi all’anno a Manhattan e gira il mondo come una trottola, posando tendenzialmente le punte dei suoi piedi in luoghi di bellezza peculiare. Prezioso, dunque, annotarsi qualche dritta di bon vivre data da uno come lui.

Vive a Milano da quando ha 11 anni: c’è un posto, oltre la Scala, dove si sente a casa?
Ammetto di conoscere poco questa città: sto sempre dentro l’Accademia. Nelle ore di pausa, vado nei locali vicini, come il Jamaica, oppure, per appuntamenti di lavoro, al Martini® Dolce&Gabbana, di corso Venezia. Amo villa Necchi Campiglio, curata dal Fai: un piccolo gioiello che va scoperto. 

Si è esibito ovunque, a luglio sarà in tour tra Spoleto, Genova, Verona e Roma. Ha ballato persino in piazza San Pietro, davanti a papa Giovanni Paolo: il palcoscenico più suggestivo?
Mi ha tolto il fiato ballare ai piedi del tempio di Giunone, nel ruolo di Apollo, all’interno della valle dei templi di Agrigento: là mi sono sentito quasi un dio... Credo sia uno dei posti più belli d’Italia.

C’è qualcosa da vedere anche a Casale Monferrato, sua città natale?
Certo che sì: andate alla sinagoga, vale la visita. 

Tra poco partirà per New York, dove è Principal Dancer all’ABT. Dove la si trova a Manhattan?
Mi piace stare all’aperto. Si possono trascorrere intere giornate in bicicletta lungo il Riverside park, che costeggia l’Hudson e vale la pena la High Line, un esempio eccellente di riqualificazione urbana. 

È sempre in viaggio: come argina la stanchezza?
Sono attentissimo al sonno. Per evitare il jet lag, la prima notte è fondamentale andare a domire all’ora giusta, mangiando leggero.

Cosa mette in valigia?
A parte l’attrezzatura da danza, davvero poche cose: jeans, maglietta, pullover, sneakers. A fine giornata, ho bisogno di libertà, soprattuto nei piedi.

Con "Milano 2015" ha debuttato nel ruolo occasionale di regista: il suo preferito?
Ho sempre amato Pedro Almodovar, che peraltro conosco: Tutto su mia madre è un film geniale.

Quale musica ama Bolle?
La Dame delle Camelie di Frédéric Chopin è la preferita per quanto riguarda la classica, ma ascolto anche pop: bellissimo l’ultimo album di Adele. Quanto alla danza, non amo la discoteca perché esclude la comunicazione, ma mi piace ballare, magari all’aperto, in atmosfere non claustrofobiche.

Dove trascorrerà le prossime vacanze?
Sicuramente al mare, amo nuotare e fare immersioni. Non ho ancora deciso la destinazione, ma può essere che sarà ancora la Grecia. L’anno scorso sono stato a Patmos che corrisponde perfettamente al mio gusto: bellissima, mistica, di mare e vicina. 

Due posti nel mondo che l’hanno colpita.
Ci tengo a dare due consigli: Naoshima e Teshima, isolotti in Giappone dove Tadao Ando ha creato oasi di arte a cielo aperto e Sir John Soane’s Museum a Londra, una casa che una notte al mese viene illuminata solo a candele come era nell’800.

È bello almeno quanto bravo: ha un trucco?
A parte un allenamento fisico piuttosto impegnativo, do molta importanza al sonno, mangio in modo sano e bevo diversi litri di acqua al giorno.

Il piatto preferito, dunque? 
Adoro la cucina giapponese, leggera e salutare.
A New York, consiglio En che fa un tofu buonissimo, con verdure al vapore: può suonare non attraente, ma giuro che ha un sapore speciale. 

Ha ballato con Carla Fracci, Alessandra Ferri, Ambra Vallo, Eleonora Abbagnato: la preferita?
Sono più legato ad Alessandra. Ci lega un momento fodamentale: il suo addio alle scene, nel 2007, ha coinciso con il mio debutto al Metropolitan. Forti emozioni per entrambi, condivise sul palco.

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