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Quante parole servono per descrivere la felicità?

Secondo alcuni studiosi la lingua inglese ha una gamma linguistica limitata per parlare delle emozioni positive dell'uomo

Felicità

Barbara Massaro

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I semiologi se lo chiedono da sempre: può esistere un significato privo di significante? Un contenuto senza contenitore? Quanto la semantica delle parole che ci sono o che mancano in un vocabolario può influenzare lo sviluppo di una società?

In italiano, ad esempio, il ghiacchio si dice "ghiaccio", in islandese ci sono almeno 8 parole per descrivere le sfumature del ghiaccio, questo perchè la gamma di potenziali contenuti per essere espressa al meglio ha bisogno di diversi contenitori.

Un discorso analogo può essere fatto anche con le emozioni? Può esistere un popolo più "freddo" che ha meno parole per descrivere le intemperie dell'animo umano? E può questo condizionarne l'evoluzione?

Sono interrogativi da filosofi del linguaggio ai quali si sono aggiunti gli psicologi che si sono interrogati sul concetto di "Felicità" nella lingua inglese.

Uno studio pubblicato sul Journal of Positive Psychology, infatti, ha sottolineato come la pragmatica lingua inglese sia priva di sfumature presenti in altri idiomi, specie per quanto riguarda le emozioni positive della vita.

Ridurre tutto a "Happy" o "Unhappy" svilisce la poliedrica capacità di emozionarsi dell'animo umano e finisce per condizionarne la stessa gioia.

Per sopperire a questa mancanza terminologica lo studio suggerisce ben 216 parole che possono sostituire ed arricchire il classico "Happiness" utilizzato tanto per la gioia come per la soddisfazione, tanto per l'affetto come per lo stupore o l'effervescenza, tanto per un cibo quanto per una persona.

La difficoltà a perseguire la felicità può essere dovuta ad un vocabolario carente? Secondo gli studiosi sì e il consiglio che viene dato ad inglesi e anglofoni è quello di scavare nei meandri della madrelingua per trovare forme capaci di reggere i contenuti che arrivano dall'animo.

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