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Catherine Deneuve contro #MeToo dice basta alla caccia alle streghe

E mentre in Cina con #WoYeShi le donne iniziano a denunciare le molestie, le femministe francesi prendono le distanze dalla campagna Usa

Dopo gli Stati Uniti, l'Italia e l'India l'onda lunga di #MeToo è arrivata in Cina. La prima a tradurre il concetto di #MeToo in #WoYeShi è stata una donna di trent'anni.

#WoYeShi, il #MeToo cinese

Si chiama Luo Qianqian e lo scorso primo gennaio ha raccontato la sua storia a The Guardian.

Aveva soli 18 anni quando il suo supervisore ha abusato di lei dopo averla a lungo molestata. Via social la donna, dopo l'intervista al Guardian, ha poi scritto: "Non c'è più nessun bisogno di avere paura... Dobbiamo alzarci in piedi con coraggio e dire 'no'".

Il suo outing ha scoperchiato il vaso di Pandora in un Paese dove l'80% delle donne ha subito una qualche forma di molestia sessuale nel corso della sua vita.

In Cina è emergenza molestie

Si tratta di un'emergenza sociale e umanitaria che stenta a venire a galla a causa del ferreo controllo del Governo di Pechino sui media. In un Paese dove la cultura delle concubine è tanto antica quando ancora radicata nel tessuto sociale il nesso tra sesso e potere viene percepito come una conseguenza naturale delle differenza tra uomo e donna. Per questo i vertici non hanno interesse, e anzi temono profondamente, a portare a galla la piaga delle molestie sul posto di lavoro.

In questo l'articolo del Guardian è davvero coraggioso visto che, numeri alla mano, dimostra come in Cina 8 donne su 10 tollerino la violenza di genere e non pensino neppure di denunciare gli abusi.

Josh Chin del Wall Street Journal ha, in questo senso, twittato: "Un articolo su uno studente dell’Università di Pechino che sostiene che l'Istituto abbia messo in piedi un meccanismo per prevenire abusi sessuali è stato più volte censurato su Wechat (la celebre piattaforma di messaggistica, ndr) - spiega Chin, che allega lo screenshot - Questo contenuto non può essere visualizzato perché viola le regole".

Il clima che si respira a Pechino è fortemente repressivo specie quando si parla di rischi d'alterazione dell'equilibrio sociale.

La denuncia di Luo Qianqian sta leggermente smuovendo le acque e dopo di lei altre donne hanno scelto di sfidare il potere twittando #WoYeShi. La giornalista Huang Xueqin, a sua volta vittima di un'aggressione nel 2012, sta conducendo un'indagine sulla violenza contro le donne e la studentessa Zheng Xi sta cercando di creare una campagna social che stimoli le donne a denunciare gli abusi. 

Contro #MeToo la Francia dice #PasMoi

A fronte di una Cina che si rimbocca e maniche e cerca di spezzare la catena del rapporto tra sesso e potere c'è una Francia che si dissocia in pieno dal terremoto #MeToo. Lo fa tramite l'hashtag #PasMoi, che signidfica "Non io" e che segna il passo da quanto sta succedendo nel resto del mondo stabilendo che no, in Francia certe cose non succedono e se anche succedessero le donne saprebbero che possono rivolgersi ai tribunali e ottenere giustizia.

Decine di ragazze, via social, hanno condiviso il #PasMoi rivendicando il diritto a essere sedotte e il desiderio di non creare mostri là dove non ce n'é bisogno.

La lettera aperta di Catherine Deneuve

L'hashtag ha preso piede dopo la pubblicazione di una lettera aperta sul quotidiano Le Monde firmata dalll'attrice Catherine Deneuve insieme ad altre 99 personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Si tratta di una sorta di controdenuncia sui rischi del mitizzare il #MeToo.

La lettera si intitola "Difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale" e, oltre che dall'attrice francese è firmata, tra le altre, dalla giornalista Elisabeth Levy, dalle scrittrici Catherine Millet e Catherine Robbe-Grillet, dall'attrice Ingrid Caven, dall'editrice Joelle Losfeld e dalla psicanalista Sarah Chiche. La tesi è che, sull'onda del caso Weinstein, si sia creata una "caccia alle streghe" sfociata in un "Neo-puritanesimo reazionario che non fa bene a nessuno".

"Il puritanesimo - sostengono le firmatarie - usa gli argomenti della protezione delle donne e della loro emancipazione per meglio incatenarle a uno status di eterne vittime, di poverette dominate da demoni fallocrati, come ai bei tempi della caccia alle streghe"

"Lo stupro è un crimine - si legge più avanti nel documento - ma il corteggiamento insistente o maldestro non è un delitto, né la galanteria un’aggressione maschilista".

Non tutti sono Harvey Weinstein

A proposito del dopo Weinstein si legge: "C'è stata una legittima e necessaria presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare nell'ambito professionale, dove certi uomini abusano del loro potere. Ma la liberazione della parola diventa oggi il suo contrario: bisogna parlare come si deve, tacere quel che infastidisce, e le donne che si rifiutano di piegarsi a queste ingiunzioni sono giudicate traditrici, o complici!"

Parole che sono macigni e che vanno a sposare la tesi di chi sostiene sin dal principio che la differenza tra avance e molestia vada tenuta presente per evitare di distruggere la vita a uomini colpevoli solo "Di averci provato"

Però il testo manifesto di questo neo-femminismo francese lo fa in maniera organica e completa sostenendo: "Sulla stampa e sui social network si assite a una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa - continuano le donne - ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell'esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose intime in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente".

"Rivendichiamo la libertà di essere sedotte"

Una difesa delle libertà sessuali e di costumi che la Francia rappresentata dalla Deneuve rivendica contro il conservatorismo puritano del quale l'America si sta facendo paladina. "Questa febbre di inviare i 'maiali' al macello - dice la lettera - lungi dall'aiutare le donne a rafforzarsi, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani a parte, bambini con il volto adulto, che pretendono di essere protette".

Le firmatarie rivendicano così il diritto di "Non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell'odio verso gli uomini e la sessualità". 

E poi si conclude dicendo: "La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana".

Che l'antiretorica illuminista della Francia di Voltaire possa avere la meglio sul puritanesimo calvinista tanto caro ai popoli anglofoni?

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